di Tiziana Mazzaglia
Ci sono realtà che lavorano ogni giorno sul territorio creando occasioni concrete di incontro, inclusione e partecipazione. Tra queste c’è Aiutiamoci il Sole Odv di Pavia, associazione impegnata nella costruzione di reti tra cittadini, enti e altre realtà locali, con un’attenzione particolare alle persone che attraversano momenti di fragilità e a quelle situazioni umane che spesso rimangono ai margini dello sguardo della comunità. Il 6 settembre, in occasione della Festa del Ticino, l’associazione sarà presente con un proprio banco in viale Lungo Ticino, lato Ticino, in prossimità del Ponte Vecchio, e porterà con sé una realtà che vive a pochi passi dalla città e che, eppure, molto spesso sembra lontanissima: quella del carcere. Alla giornata parteciperanno alcuni detenuti e sarà presente “A Filo Libero impresa sociale”, la sartoria del carcere, offrendo ai cittadini la possibilità di conoscere persone, attività e percorsi che esistono al di là delle mura dell’istituto penitenziario. Perché dietro la parola “detenuto” c’è sempre, prima di tutto, una persona, con una storia, degli affetti, degli errori, ma anche con la possibilità di costruire un percorso diverso e di immaginare un futuro oltre la pena. È lo stesso principio richiamato dalla nostra Costituzione, quando afferma che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Quello del 6 settembre non è un incontro nato per caso. Da tre anni, infatti, i detenuti vengono coinvolti nelle attività di Aiutiamoci il Sole Odv grazie a un rapporto costruito nel tempo, fondato su accordi, collaborazione e stima reciproca tra Clara Ravetta, presidente dell’associazione, la direttrice della Casa Circondariale di Pavia, dott.ssa Stefania Mussio, e tutto lo staff dell’istituto. Una collaborazione che assume un significato ancora maggiore se si considera la complessità della realtà penitenziaria pavese: il personale è chiamato a occuparsi di circa 760 persone detenute in una struttura la cui capienza è di 525 posti. Alla fine di agosto la dott.ssa Mussio lascerà la direzione della Casa Circondariale, che passerà a un nuovo direttore, ma il dialogo costruito in questi anni non si interrompe: i progetti sono stati approvati, le attività proseguiranno e ci sono già nuovi percorsi in fase di realizzazione. Un lavoro, dunque, ancora in corso, che continuerà a creare occasioni di incontro tra il carcere e la città. La presenza alla Festa del Ticino prosegue inoltre un impegno che Aiutiamoci il Sole Odv ha portato avanti durante questa estate, quando le temperature particolarmente elevate hanno reso ancora più difficili le giornate all’interno del carcere. Attraverso “Barattolandia – Rete solidale di Aiutiamoci”, il gruppo dell’associazione, è stata promossa una raccolta di ventilatori destinati alle persone detenute, un gesto apparentemente semplice che, nelle giornate di caldo più intenso, ha significato provare a rendere un po’ più sopportabile una quotidianità già segnata dalle limitazioni della detenzione. Sono stati acquistati apparecchi adeguati alle prescrizioni di sicurezza previste all’interno dell’istituto penitenziario, mentre alcuni ventilatori donati per gli spazi comuni sono stati collocati anche nelle aree destinate ai colloqui con i familiari. Ed è forse proprio pensando a quei luoghi che un ventilatore smette di essere soltanto un oggetto: perché una sala colloqui è il luogo in cui per qualche ora si cerca di accorciare una distanza, dove genitori e figli, compagni, mogli, mariti e familiari possono ritrovarsi e provare a conservare un legame che la detenzione inevitabilmente mette alla prova. Durante tutta l’estate Aiutiamoci il Sole Odv ha inoltre sostenuto don Dario Crotti, da sempre vicino alla realtà del carcere di Pavia e alle persone che la vivono. Un impegno fatto anche di presenza e attenzione verso un mondo del quale spesso ci si ricorda soltanto quando accade qualcosa di drammatico, mentre la vita all’interno di un istituto penitenziario continua ogni giorno, con le sue difficoltà, le sue relazioni e il bisogno di non perdere completamente il contatto con ciò che esiste fuori. Nelson Mandela scriveva che «nessuno conosce veramente una nazione finché non è stato nelle sue carceri»: una frase che restituisce bene quanto il modo in cui una società guarda a chi è detenuto dica qualcosa della società stessa. La pena comporta la privazione della libertà, ma non dovrebbe mai significare la perdita della dignità umana. Anche per questo la partecipazione di Aiutiamoci il Sole Odv alla Festa del Ticino assume un significato che supera la semplice presenza a una manifestazione cittadina. Il 6 settembre il carcere e la città avranno un’occasione per avvicinarsi, guardarsi e conoscersi un po’ di più. E forse anche per ricordare che costruire percorsi di reinserimento significa permettere a chi un giorno tornerà nella società di non avere reciso ogni legame con essa.
