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La spirale del clima italiano: ottant’anni di temperature raccontano un Paese che cambia

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Ci sono inverni che in Italia sono diventati racconti di famiglia. Il febbraio del 1956, per esempio, continua a vivere nella memoria di chi c’era e nelle parole di chi quella storia l’ha ascoltata dai genitori o dai nonni: città imbiancate, campagne strette dal gelo, temperature così basse da sembrare oggi difficili persino da immaginare. Poi sono arrivati altri inverni, altre estati, altri ricordi. Sono cambiati i vestiti, le automobili, le case e le città, mentre generazioni diverse hanno continuato a misurare il tempo nello stesso modo, aspettando il caldo con l’arrivo di giugno e il freddo con quello di dicembre. Per molto tempo abbiamo pensato alle stagioni come a qualcosa destinato a ripetersi, con le inevitabili eccezioni di un inverno particolarmente rigido o di un’estate che sembrava non finire mai. Eppure, mentre la vita degli italiani attraversava più di ottant’anni di storia, anche le temperature stavano scrivendo silenziosamente la propria. Se potessimo raccogliere tutti quei giorni, dal 1940 a oggi, e guardarli contemporaneamente anziché uno dopo l’altro, vedremmo emergere una storia che la memoria personale da sola non può raccontare. È quello che accade osservando una spirale climatica: ogni giro rappresenta un anno, ogni punto corrisponde a un giorno e la linea si avvicina o si allontana dal centro seguendo lo scarto della temperatura rispetto alla norma. All’inizio sembra quasi di assistere al respiro regolare delle stagioni, con il caldo che spinge la linea in una direzione e il freddo che la riporta indietro. Passano gli anni e quel movimento continua, ma lentamente la figura comincia a cambiare forma. Per accorgersene bisogna guardarla nel suo insieme, perché la trasformazione non avviene con un evento improvviso e non porta con sé una data precisa da ricordare. Si manifesta attraverso migliaia di giornate che, sommate l’una all’altra, finiscono per raccontare un’Italia progressivamente più calda. È forse questo l’aspetto più affascinante, e nello stesso tempo più preoccupante, di quella spirale: non ci mostra una previsione di ciò che potrebbe accadere fra cinquanta o cento anni, ma qualcosa che è già accaduto mentre noi vivevamo le nostre vite. Dentro quelle linee ci sono il gelo del 1956 e quello del marzo 1987, ma ci sono anche gli inverni sempre più miti degli ultimi decenni e il caldo anomalo che tra Natale e Capodanno del 2022 ha portato la temperatura media nazionale a discostarsi di circa 5,5 °C dalla media utilizzata come riferimento. La spirale diventa così una specie di album climatico del Paese, con una differenza fondamentale rispetto ai nostri album di fotografie: qui non è il ricordo a decidere che cosa conservare, sono i numeri. Osservata nei primi decenni, la spirale sembra seguire il naturale alternarsi di periodi più caldi e più freddi, allargandosi e restringendosi continuamente. Alcuni episodi, tuttavia, lasciano un segno molto più profondo degli altri. Tra questi compaiono i grandi geli del 1942 e soprattutto quello del febbraio 1956, rimasto nella memoria meteorologica italiana come uno degli eventi di freddo più intensi del Novecento. Neve e temperature eccezionalmente basse interessarono gran parte del Paese e quella brusca discesa delle temperature è ancora perfettamente riconoscibile nella rappresentazione grafica. Anche molti anni dopo il freddo riuscì a produrre anomalie considerevoli: nel marzo 1987, per esempio, la temperatura scese di oltre cinque gradi e mezzo rispetto alla norma utilizzata come riferimento nella visualizzazione. È osservando ciò che accade successivamente, però, che la spirale comincia a raccontare una storia diversa. Il cambiamento non avviene da un anno all’altro e probabilmente proprio per questo è difficile percepirlo nella vita quotidiana, perché ciascuno di noi conserva il ricordo di estati molto calde e inverni particolarmente freddi anche nel passato. Quando però decine di anni vengono rappresentati contemporaneamente, la prospettiva cambia e diventa possibile osservare una tendenza che la memoria individuale, inevitabilmente selettiva, non può restituire con la stessa precisione. Le grandi escursioni verso il freddo diventano progressivamente meno frequenti, mentre le anomalie verso il caldo aumentano e la spirale tende a spingersi sempre più lontano dal centro. Alla fine del 2022 la rappresentazione mostra uno degli episodi più impressionanti dell’intera serie: tra Natale e Capodanno la temperatura media nazionale arriva a uno scarto di circa 5,5 °C sopra la media del periodo preso come riferimento. Il dato colpisce ancora di più perché riguarda giorni che nell’immaginario collettivo associamo al cuore dell’inverno e che invece, dal punto di vista dell’anomalia termica, si collocano all’estremo opposto rispetto ai grandi geli osservati diversi decenni prima. Un numero simile, tuttavia, deve essere interpretato correttamente. Dire che in alcuni giorni l’anomalia ha raggiunto circa +5,5 °C non significa affermare che oggi l’Italia sia stabilmente più calda di cinque gradi e mezzo rispetto al passato. Significa che, in quello specifico momento, la temperatura media nazionale si è discostata di quella quantità dalla media climatologica utilizzata come riferimento. È una distinzione importante anche per comprendere la differenza tra meteorologia e climatologia, due dimensioni che nel dibattito pubblico vengono ancora frequentemente confuse. Il fatto che possa verificarsi una nevicata abbondante o una giornata eccezionalmente fredda non contraddice l’esistenza del riscaldamento climatico, così come una singola giornata torrida non sarebbe sufficiente, da sola, a dimostrarlo. Il clima emerge dall’osservazione di periodi molto lunghi, attraverso serie di dati che permettono di distinguere le normali oscillazioni meteorologiche da una tendenza persistente. È proprio questa prospettiva temporale a rendere la spirale così efficace. Guardando un singolo anno possiamo discutere se un’estate ci sia sembrata più o meno calda della precedente, ma osservando molti decenni contemporaneamente il quadro diventa più leggibile. Gli anni caratterizzati dalle temperature più elevate si concentrano sempre più vicino al presente e gli estremi di caldo compaiono con maggiore frequenza, mentre alcuni grandi estremi di freddo che caratterizzavano la prima parte della serie diventano progressivamente più lontani nel tempo. Dietro questa trasformazione ci sono dati, modelli e misurazioni, ma c’è anche qualcosa che appartiene alla nostra esperienza quotidiana. Il clima è infatti una parte della memoria collettiva di un Paese. È nei racconti di chi ricorda il gelo del 1956, nelle fotografie delle città coperte di neve, ma anche nel ricordo di estati durante le quali la temperatura diminuiva sensibilmente dopo il tramonto. Oggi, soprattutto nelle aree urbane, le notti molto calde possono protrarsi per giorni durante le ondate di calore e impedire agli edifici e all’organismo umano di disperdere il calore accumulato durante il giorno. Quello che le serie climatiche descrivono attraverso numeri e anomalie finisce quindi per coincidere, almeno in parte, con cambiamenti che possiamo osservare anche nella vita di tutti i giorni. Le conseguenze, inoltre, non riguardano soltanto la sensazione di caldo. Temperature medie più elevate e ondate di calore più intense possono avere effetti sull’agricoltura, sulla disponibilità delle risorse idriche, sugli ecosistemi, sui ghiacciai e sull’organizzazione delle città, ma possono incidere anche sulla salute. Il corpo umano possiede meccanismi molto efficienti per mantenere stabile la propria temperatura, tuttavia quando il caldo diventa intenso e prolungato questi sistemi vengono sottoposti a uno sforzo maggiore, soprattutto nelle persone anziane, nei bambini, nei soggetti fragili e in chi soffre di alcune patologie croniche. La spirale climatica riesce così a rendere visibile qualcosa che normalmente osserviamo soltanto attraverso tabelle, medie e statistiche. Ogni linea rappresenta giorni realmente trascorsi e ogni giro contiene un anno della storia italiana, con le sue stagioni, i suoi eventi estremi e le sue anomalie. Il calendario continua naturalmente a ripetere la stessa successione di mesi e stagioni, ma le condizioni nelle quali quelle stagioni si presentano non sono necessariamente rimaste identiche. Guardare oltre ottant’anni di temperature raccolti in un’unica immagine permette proprio di cogliere questo cambiamento e di comprendere perché il riscaldamento climatico non sia soltanto una previsione sul futuro, ma un fenomeno la cui traccia è già presente nei dati del nostro passato recente.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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