di Tiziana Mazzaglia
L’estate italiana non porta con sé soltanto vacanze e giornate di sole. Negli ultimi anni è diventata sempre più spesso sinonimo di emergenza idrica. Le alte temperature, la scarsità di precipitazioni e l’aumento dell’evaporazione stanno modificando profondamente gli ecosistemi fluviali, mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di pesci e di numerose altre specie acquatiche. Secondo il più recente rapporto dell’ISPRA, in Italia sono monitorati oltre 7.700 corpi idrici superficiali tra fiumi, laghi e acque di transizione. Solo il 43,6% raggiunge uno stato ecologico classificato come “buono” o “elevato”, mentre oltre la metà presenta ancora condizioni non soddisfacenti. La siccità rappresenta una delle principali minacce. Quando la portata dei fiumi diminuisce drasticamente, si formano piccole pozze isolate nelle quali i pesci rimangono intrappolati. L’acqua diventa sempre più calda, la concentrazione di ossigeno diminuisce e, senza un intervento rapido, la mortalità può essere elevatissima. Tra i corsi d’acqua maggiormente interessati negli ultimi anni figurano il Po, il Ticino, il Lambro, l’Adda, l’Oglio, il Mincio, l’Adige, il Brenta, il Piave, l’Arno, l’Ombrone, il Serchio, il Volturno, il Sele, il Basento, il Bradano e numerosi corsi d’acqua della Sicilia e della Sardegna. Per salvare la fauna ittica entrano in azione guardie ittiche volontarie, associazioni di pescatori, tecnici regionali, Carabinieri Forestali, personale delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e volontari della Protezione Civile. Le operazioni prevedono il recupero dei pesci mediante reti o sistemi di elettropesca, permettendone il trasferimento in tratti del fiume dove l’acqua è più profonda e ricca di ossigeno. Accanto agli interventi d’emergenza esistono numerosi provvedimenti di prevenzione: monitoraggio continuo dei livelli idrici, limitazione dei prelievi d’acqua nei periodi più critici, rispetto del deflusso ecologico minimo, ripristino delle zone umide, rinaturalizzazione delle sponde, rimozione di ostacoli che impediscono la migrazione dei pesci e realizzazione di bacini di accumulo. Gli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici coordinati dalle Autorità di bacino svolgono inoltre un ruolo fondamentale nel monitorare la severità della siccità e nel suggerire misure di gestione dell’acqua. Il problema non riguarda soltanto la fauna ittica. Un fiume in sofferenza significa minore biodiversità, maggiore concentrazione degli inquinanti, danni all’agricoltura, difficoltà nell’approvvigionamento idrico e un progressivo impoverimento dell’intero ecosistema. Per questo la tutela dei corsi d’acqua non può limitarsi agli interventi di salvataggio, ma richiede una pianificazione di lungo periodo capace di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ogni pesce salvato rappresenta una piccola vittoria. Ma la vera sfida sarà fare in modo che, in futuro, queste operazioni straordinarie diventino sempre meno necessarie, restituendo ai fiumi italiani quell’equilibrio naturale da cui dipende una parte fondamentale del nostro patrimonio ambientale.
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