di Tiziana Mazzaglia
Le immagini sembrano susseguirsi senza sosta. Boschi divorati dalle fiamme, piattaforme ecologiche avvolte da dense colonne di fumo nero, aziende evacuate, cittadini costretti a chiudere porte e finestre. Ogni giorno un nuovo incendio occupa le prime pagine dei giornali e alimenta una domanda sempre più diffusa: stiamo assistendo a un fenomeno eccezionale oppure il nostro Paese si sta lentamente abituando a convivere con un’emergenza permanente? L’ultimo episodio è quello che ha interessato la piattaforma ecologica di Novate Milanese, ma nelle ultime settimane incendi hanno coinvolto aree boschive, impianti industriali e siti di stoccaggio in diverse regioni italiane. La sensazione è quella di un’estate in cui il fuoco sia diventato una presenza costante. I dati sembrano confermare che il problema non sia soltanto una percezione. Secondo il sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System), tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026 in Italia sono già andati in fumo circa 36.600 ettari, un valore superiore di circa l’80% rispetto alla media dello stesso periodo degli ultimi vent’anni. Ma dietro ogni incendio esiste una storia diversa. I roghi boschivi sono spesso favoriti da temperature estreme, siccità e vento. Gli incendi che interessano impianti di trattamento dei rifiuti o stabilimenti industriali possono invece dipendere da guasti tecnici, autocombustione dei materiali, errori nella gestione oppure, quando accertato dagli inquirenti, da episodi dolosi. Confondere fenomeni differenti rischia di semplificare una realtà molto più complessa. C’è poi un’altra domanda che riguarda tutti: cosa respiriamo dopo un grande incendio? Ogni combustione libera nell’atmosfera polveri sottili, monossido di carbonio, ossidi di azoto e, quando sono coinvolti rifiuti plastici o altri materiali complessi, sostanze che richiedono specifici monitoraggi ambientali. Per questo motivo le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente effettuano campionamenti per verificare l’eventuale presenza di contaminanti prima di esprimere valutazioni sul rischio sanitario.

In foto il Prof. GIOVANNI CORDINI
Professore Emerito di Diritto Pubblico Comparato e Diritto dell’Ambiente e del Territorio
Nell’Università degli Studi di Pavia
Per comprendere se il nostro sistema di prevenzione sia realmente adeguato e quali strumenti giuridici possano rafforzare la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, intervisto il professor GIOVANNI CORDINI, Professore Emerito di Diritto Pubblico Comparato e Diritto dell’Ambiente e del Territorio nell’Università degli Studi di Pavia.
1. Professor Cordini, questa estate sembra che gli incendi si susseguano senza tregua. È soltanto una percezione amplificata dai media oppure siamo realmente di fronte a un cambiamento del fenomeno?
«Il cambiamento climatico è una realtà scientificamente provata già nel corso della conferenza sul clima organizzata, per iniziativa delle Nazioni Unite a Parigi del 2015 e confermata negli incontri internazionali successivi, fino ai nostri giorni. L’Europa si riscalda ad una velocità doppia rispetto alla media globale, la più rapida tra i Continenti. Gli incendi, in parte, sono anch’essi una conseguenza di questo costante incremento della temperatura terrestre. Gli incendi di notevole gravità ed estensione che, in vari Paesi europei, si sono verificati, di recente, sono certamente connessi anche a questa condizione ambientale. L’Unione Europea, di recente, ha indirizzato agli Stati membri e alle varie organizzazioni comunitaria la “Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions del 25 marzo 2026 COM (2026) 330final in tema di “Integreted wildfire risk management”. In questa comunicazione l’Unione sottolinea i rischi determinati dall’incremento costante degli incendi, facendo specifico riferimento anche ai cambiamenti climatici.»
2. Quali sono oggi i principali fattori che favoriscono il verificarsi di incendi boschivi e di incendi in impianti industriali o piattaforme ecologiche?
«Alcuni di questi incendi sono determinati da fenomeni naturali di combustione che possono essere aggravati da incuria nella gestione delle aree forestali, da attività dolose, da carenze e omissioni nella ordinaria gestione dei territori e da colpevoli negligenze individuali o collettive. »
3. Esiste un legame tra cambiamenti climatici, aumento delle temperature e crescita degli incendi osservata negli ultimi anni?
«Come ho avuto modo di osservare nella risposta alla prima questione che mi è stata posta i cambiamenti climatici, scientificamente verificati e misurati, sono certamente una delle concause degli incendi, sia quelli boschivi, sia quelli che si verificano in impianti industriali o nelle piattaforme ecologiche.»
4. Dopo un incendio, quale ruolo svolgono ARPA, Vigili del Fuoco e autorità sanitarie nel monitoraggio del territorio e nella tutela della popolazione?
«L’ARPA e le autorità sanitarie svolgono un’attività rilevante ed essenziale per il monitoraggio ambientale e per la prevenzione dei fenomeni che possono incidere sulla qualità della vita degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente naturale. Le iniziative di programmazione, gli studi, le proposte e gli interventi operativi sono tutti diretti a prevenire, a gestire e a contenere gli effetti prodotti da incendio così come da altri eventi calamitosi o da fattori di degrado ambientale. I Vigili del fuoco hanno compiti rilevanti ed essenziali sia in tema di prevenzione che per gli interventi necessari ed urgenti che si rendono necessari nel corso di eventi calamitosi, tra cui gli incendi. Un ruolo essenziale per la prevenzione e la corretta gestione territoriale è, poi, riservato alle autorità di governo sia centrali che regionali»
5. Dal punto di vista giuridico, la normativa italiana offre strumenti sufficienti per prevenire questi eventi oppure sarebbe necessario rafforzare controlli e responsabilità?
«Le normative ambientali e le regole che sono prescritte in materia di sicurezza e gestione del territorio offrono gli strumenti adeguati a garantire gli interventi previsti per i casi di necessità ed urgenza. Potrebbero, semmai, essere rafforzati i sistemi di monitoraggio, gli interventi di messa in sicurezza delle aree territoriali più fragili, le attività utili per la prevenzione e la gestione del rischio. Un’occasione importante per ripristinare le condizioni ambientali delle aree che hanno subito danni o che si trovano in situazioni di degrado è oggi offerta dall’ampio programma dell’Unione Europea in tema di “Nature Restauration Regulation” approvato dall’Unione Europea nel 2024. Riesce importante.»
6. Nel caso degli impianti di trattamento dei rifiuti, quanto è importante la prevenzione rispetto all’intervento quando l’incendio è già scoppiato?
«Le attività di monitoraggio, programmazione e prevenzione sono sempre essenziali sia per assicurare un intervento efficace, appropriato e tempestivo quando gli eventi si manifestano, sia per contenere gli effetti dannosi, sia per poter organizzare, poi, le azioni utili per ripristinare le condizioni originarie o, comunque, per una più efficace prevenzione..»
7. Quali responsabilità possono emergere quando un incendio provoca danni ambientali rilevanti?
«Gli eventi dolosi, come è noto, comportano responsabilità in ambito sia civile che penale, tuttavia occorre osservare che la individuazione delle responsabilità è spesso difficile da determinarsi in concreto e che le azioni risarcitorie sono sempre inadeguate quando ci si confronta con gli effetti derivanti da eventi catastrofici o, comunque dagli effetti consistenti che perdurano per un lungo arco temporale.»
8. Ritiene che oggi l’Italia investa abbastanza nella cultura della prevenzione ambientale o continuiamo a intervenire soprattutto dopo le emergenze?
«Mentre il nostro Pese si è dotato di una struttura adeguata per assicurare gli interventi di emergenza e il sistema della protezione civile è stato rafforzato nel corso degli anni a me sembra che le iniziative di programmazione necessarie per la prevenzione, la corretta gestione territoriale e la tutela ambientale risultano più deboli. Occorre, peraltro, ricordare che la corretta gestione del territorio richiede di impegnare delle risorse importanti, con effetti di lungo termine. Questo indirizzo, perciò, nelle politiche nazionali e regionali risulta più debole e più difficile da perseguire..»
10. Quale messaggio desidera rivolgere ai cittadini affinché comprendano che la tutela dell’ambiente passa anche dai comportamenti quotidiani e dalla collaborazione con le istituzioni?
«Io non sono portatore di messaggi ma, quale osservatore di una realtà complessa, orse, posso offrire qualche pillola di buon senso. Se oggi vi è maggiore consapevolezza circa gli effetti che il degrado ambientale comporta per la vita quotidiana di ciascuno di noi, tuttavia, l’impegno collettivo riesce ancora modesto, perciò, ogni intervento inteso ad informare, ad orientare ed a promuovere interventi concreti ed efficaci, come, in questo caso, si propone anche la rubrica che Lei pubblica, a mio avviso, va divulgato, condiviso e sostenuto..»
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