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Dai film alla realtà: scegliere una carriera nelle Forze Armate

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

In foto mio fratello Dott. Antonino Mazzaglia, 1981.

C’è una giovane donna, nata nel 2005, che negli ultimi anni è stata fotografata con l’uniforme dell’Esercito, a bordo di una nave militare e durante la formazione aeronautica. È Leonor di Borbone, principessa delle Asturie ed erede al trono di Spagna. Prima ancora della corona che un giorno potrebbe indossare, le immagini che hanno fatto il giro del mondo l’hanno mostrata alle prese con disciplina, addestramento e vita militare. Il suo è certamente un percorso particolare, legato al futuro ruolo di capo dello Stato e comandante supremo delle Forze Armate spagnole, e non può essere paragonato semplicemente a quello di una ragazza che decide di arruolarsi. Eppure quelle immagini raccontano qualcosa che riguarda anche noi: una donna in uniforme oggi non rappresenta più un’eccezione. Per decenni abbiamo conosciuto il mondo militare soprattutto attraverso il cinema. Abbiamo visto i piloti di Top Gun attraversare il cielo a velocità impressionanti, seguito le prove e la disciplina raccontate in Ufficiale e gentiluomo, osservato con Soldato Jane una donna sfidare un ambiente costruito cinematograficamente come un territorio quasi esclusivamente maschile. Il cinema ha trasformato la vita militare in avventura, sacrificio, eroismo, conflitto e qualche volta persino romanticismo. Ma cosa rimane quando si spengono le luci dello schermo? Rimane un lavoro. Anzi, rimangono molti lavori. Dietro le uniformi di Esercito, Marina Militare e Aeronautica Militare esiste infatti un sistema professionale molto più complesso dell’immagine che arriva dal cinema. Ci sono specialisti dell’informatica e delle telecomunicazioni, tecnici, professionisti della sanità, addetti alla logistica, manutentori, piloti, personale amministrativo e figure altamente specializzate. E ci sono uomini e donne che possono costruire percorsi professionali differenti in base al titolo di studio, all’età, alle proprie capacità e ai concorsi ai quali possono partecipare. È forse questo l’aspetto che dovrebbe interessare maggiormente un ragazzo o una ragazza che sta terminando gli studi: come si entra davvero nelle Forze Armate italiane? La risposta comincia da una parola poco cinematografica ma fondamentale: concorso. Esistono differenti modalità di accesso, dai concorsi per Volontari in Ferma Iniziale ai percorsi per marescialli e ufficiali, fino alle Accademie militari e ai concorsi destinati a chi possiede specifici titoli di studio e competenze professionali. Ogni bando stabilisce requisiti, limiti di età, titoli richiesti e prove da sostenere. Ed è qui che il racconto cambia completamente prospettiva. Non bisogna necessariamente immaginare il diciottenne che ha deciso fin da bambino di diventare militare. Potrebbe esserci una ragazza appassionata di tecnologia, un giovane interessato alla meccanica, qualcuno che sogna di volare, chi vuole lavorare nella sanità o chi cerca una professione che gli permetta di continuare a formarsi. Le Forze Armate possono rappresentare una delle possibilità da prendere in considerazione, purché si sappia cosa comporta quella scelta. Perché la divisa non è soltanto un posto di lavoro. Significa disciplina, gerarchia, responsabilità, addestramento, disponibilità alla mobilità e accettazione delle regole proprie dell’ordinamento militare. Significa anche poter acquisire competenze, specializzarsi e, attraverso i percorsi previsti, provare a costruire una carriera. E poi ci sono le donne. In Italia il loro ingresso nelle Forze Armate risale al 2000, dopo la legge del 1999 che ha aperto alle cittadine italiane l’accesso ai ruoli militari. Poco più di un quarto di secolo dopo, incontrare donne nell’Esercito, nella Marina, nell’Aeronautica e nell’Arma dei Carabinieri non rappresenta più quella novità che poteva apparire all’inizio del nuovo millennio. Possono concorrere per differenti ruoli e percorsi professionali secondo quanto stabilito dai relativi bandi. Per questo l’immagine della principessa Leonor in uniforme può diventare qualcosa di più di una fotografia da copertina. Può essere il punto di partenza per raccontare a una ragazza italiana che il mondo militare non deve essere escluso dalle possibilità professionali soltanto perché, per generazioni, è stato percepito come prevalentemente maschile. Naturalmente la vita vera non è Top Gun. Non c’è una colonna sonora quando inizia l’addestramento e un concorso non si supera in una sequenza cinematografica di pochi minuti. Ci sono preparazione, prove, requisiti da rispettare, impegno fisico e studio. Ma forse proprio per questo vale la pena raccontarlo. Quando un ragazzo termina la scuola gli chiediamo spesso: «E adesso cosa farai?». Università? Un corso professionale? Cercare subito un lavoro? Partire all’estero? Esiste anche un’altra domanda che raramente entra nelle conversazioni familiari: hai mai pensato a una carriera nelle Forze Armate? Non per tutti sarà la risposta giusta. Ma conoscere una possibilità è la condizione necessaria per poterla scegliere oppure scartare consapevolmente. Il cinema ci ha mostrato per anni come immaginare la vita militare. Le fotografie di una giovane principessa in uniforme ci ricordano quanto sia cambiato anche il volto di quel mondo. I bandi di concorso, invece, riportano tutto alla realtà: requisiti, prove, formazione e opportunità professionali. Ed è probabilmente da lì, più che dallo schermo, che un ragazzo o una ragazza dovrebbe cominciare a guardare se vuole capire se dietro quella divisa potrebbe esserci anche il proprio futuro.

L’immagine allegata come predefinita è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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