di Tiziana Mazzaglia
“Buon Ferragosto!”. Lo diciamo, lo scriviamo nei messaggi, lo leggiamo nelle chat e sui social. Arriva puntuale ogni 15 agosto, quasi fosse un “Buon Natale” d’estate. Eppure c’è una domanda che raramente ci facciamo: perché ci scambiamo gli auguri a Ferragosto? Non è un compleanno, non segna l’inizio di un nuovo anno e, almeno nel suo significato più popolare, non sembra esserci qualcosa di preciso per cui augurare “buon” Ferragosto. E invece dietro quelle due parole pronunciate quasi per abitudine si nasconde una storia lunga più di duemila anni. Per ritrovarne le origini bisogna tornare all’antica Roma e precisamente al 18 avanti Cristo, quando l’imperatore Augusto istituì le Feriae Augusti, letteralmente il “riposo di Augusto”. Agosto arrivava dopo settimane di intenso lavoro nei campi e rappresentava il momento in cui concedere una pausa alle attività agricole. Era un periodo di riposo e celebrazioni che si inseriva nel solco di feste ancora più antiche dedicate al raccolto e alla conclusione dei lavori estivi. Anche gli animali impiegati nei campi venivano fatti riposare e adornati per l’occasione. Il senso della festa, insomma, era sorprendentemente moderno: dopo aver lavorato, era arrivato il momento di fermarsi. La data del 15 agosto che conosciamo oggi è legata invece alla tradizione cristiana e alla solennità dell’Assunzione di Maria. Nel corso dei secoli tradizione religiosa e consuetudini popolari si sono intrecciate fino a trasformare Ferragosto in qualcosa che va persino oltre il significato religioso della giornata. In Italia Ferragosto è diventato infatti il simbolo della pausa estiva per eccellenza. È il giorno delle città che si svuotano, delle spiagge affollate, delle tavolate, delle grigliate, delle gite fuori porta e delle partenze verso mare e montagna. Una tradizione, quella della gita di Ferragosto, che ha ricevuto un’ulteriore spinta nel Novecento, quando durante il periodo fascista vennero organizzati treni popolari a prezzi ridotti che consentivano anche alle famiglie meno abbienti di raggiungere località turistiche e trascorrere qualche ora lontano dalla quotidianità. Ed eccoci allora agli auguri. Non esiste naturalmente nessun obbligo di augurare “Buon Ferragosto” e probabilmente oggi pochissimi, pronunciando quelle parole, stanno pensando all’imperatore Augusto. L’augurio è diventato piuttosto una formula sociale: significa “buona festa”, “buona giornata”, “buon riposo”, “goditi questa pausa”. È forse questo il particolare più interessante di una consuetudine apparentemente banale. Dopo più di duemila anni, qualcosa dell’idea originaria è rimasto. Sono cambiate le società, il lavoro, le vacanze e persino il modo in cui ci facciamo gli auguri: dalle cartoline siamo passati ai messaggi istantanei e alle immagini inoltrate nelle chat. Eppure continuiamo a dirci “Buon Ferragosto”. Forse senza rendercene conto continuiamo ad augurarci proprio ciò che gli antichi romani avevano messo al centro delle Feriae Augusti: concedersi una pausa. In un’epoca nella quale siamo continuamente raggiungibili, connessi e spesso incapaci di separarci davvero dagli impegni, quell’antichissimo invito al riposo assume quasi un significato nuovo. Ferragosto può allora essere qualcosa di più di una giornata segnata in rosso sul calendario. Può ricordarci che fermarsi non significa necessariamente perdere tempo. Forse è proprio questa la risposta alla domanda iniziale. Perché ci facciamo gli auguri a Ferragosto? Perché, in fondo, ci stiamo augurando una cosa semplicissima e sempre più preziosa: avere almeno per un giorno il tempo di fermarci e goderci l’estate, le persone che amiamo o semplicemente noi stessi. E allora sì: buon Ferragosto.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
