di Tiziana Mazzaglia
Ci sono cani che riconoscono il rumore dei passi nel corridoio del canile. Alzano la testa, si avvicinano alla rete e guardano. Forse questa volta qualcuno si fermerà. Forse quella mano che si allunga tra le sbarre non sarà soltanto una carezza di pochi secondi. Forse arriverà finalmente un guinzaglio, una macchina, una porta nuova da attraversare e una casa nella quale imparare il rumore dei passi di una persona che torna sempre. Poi, qualche volta, quei passi si allontanano. E il cane rimane lì. Oggi, 26 agosto, si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Sui social scorrono fotografie di animali sul divano, in vacanza, nei letti dei loro umani, dentro famiglie delle quali sono diventati parte. Ma forse questa giornata dovrebbe appartenere soprattutto agli altri. A quelli che una casa ancora non ce l’hanno. Ai cani dei rifugi e dei canili che aspettano da settimane, mesi, qualche volta anni. La letteratura ha raccontato molte volte quanto possa diventare profondo il legame tra un essere umano e un cane. John Grogan lo ha fatto in Io & Marley, raccontando l’arrivo nella propria famiglia di un Labrador ingestibile, esuberante, capace di distruggere oggetti e regole ma anche di accompagnare John e Jenny attraverso alcuni dei passaggi più importanti della loro esistenza. Marley non è il cane perfetto. È proprio questa imperfezione a renderlo indimenticabile. Alla fine, la storia di quello che viene scherzosamente presentato come “il peggior cane del mondo” diventa la storia di ciò che un animale può insegnare a una famiglia sull’amore e sulle cose che contano davvero. E poi c’è Enzo, il cane narratore de L’arte di correre sotto la pioggia di Garth Stein. È lui a osservare gli esseri umani, le loro fragilità, le sconfitte, gli affetti e la capacità di ricominciare. Enzo accompagna il suo umano Denny e la sua famiglia attraverso tragedie e momenti di felicità e diventa, pagina dopo pagina, qualcosa di molto più grande di un animale domestico: uno sguardo sulla nostra stessa umanità. Non a caso la scrittrice Sara Gruen, parlando del romanzo, ha scritto: «This old soul of a dog has much to teach us about being human» — questo cane dall’anima antica ha molto da insegnarci sull’essere umani. Forse è proprio questo che comprendiamo quando un cane entra davvero nella nostra vita. Pensiamo di offrirgli una casa e scopriamo che lui modifica la nostra. Cambiano gli orari, le passeggiate, le vacanze. Impariamo a interpretare uno sguardo, un movimento della coda, una testa appoggiata sulle nostre gambe. E scopriamo quanto possa essere potente una relazione nella quale quasi tutto avviene senza parole. Per questo guardare un cane dietro le sbarre di un box dovrebbe farci riflettere. Un canile può salvarlo dalla strada, dalla fame e dall’abbandono. Il lavoro di operatori e volontari è prezioso e spesso difficilissimo. Ma un rifugio, per quanto accogliente, non può sostituire per sempre una casa e una relazione stabile. Ci sono cani che arrivano giovani e diventano adulti aspettando. Alcuni diventano anziani. Passano un’estate, un inverno, un Natale. Poi un altro. Vedono arrivare altri animali e vedono qualcuno andare via. E loro restano. Sono soprattutto gli anziani, i cani di taglia grande, quelli con problemi di salute o quelli impauriti a rischiare di diventare invisibili. Non corrono incontro al visitatore. Non sempre sanno mostrarsi. A volte rimangono in fondo al box perché la vita ha già insegnato loro a diffidare. Eppure proprio dietro quello sguardo potrebbe nascondersi un compagno straordinario. Adottare significa interrompere quell’attesa. Ma sarebbe sbagliato raccontarlo soltanto come un atto di pietà. Un cane non è un essere da portare a casa perché ci fa pena. È una relazione da scegliere consapevolmente e una responsabilità che può accompagnarci per molti anni. Richiede tempo, cure veterinarie, spese, educazione, pazienza e presenza. In cambio accade qualcosa che conosce bene chi ha condiviso una parte della propria vita con un animale: il cane entra nelle nostre giornate e lentamente ne diventa una presenza insostituibile. Ci costringe a uscire quando resteremmo sul divano. Ci porta a camminare. Ci fa incontrare persone. Aspetta dietro una porta. Per una persona sola può significare avere qualcuno di cui occuparsi ogni mattina. Per un bambino può essere una prima, straordinaria esperienza di responsabilità e rispetto verso un altro essere vivente. Per una persona anziana una passeggiata può trasformarsi in movimento, socialità, incontro. Non è una medicina e sarebbe scorretto descriverlo come tale. È una relazione. Ed è proprio per questo che può diventare una straordinaria fonte di benessere. Garth Stein sceglie un cane per raccontare gli esseri umani perché Enzo osserva ciò che spesso noi non vediamo più. Amore, fedeltà, perdita, attesa. Il romanzo è stato descritto come una storia di famiglia, amore, lealtà e speranza raccontata attraverso gli occhi di un cane. E allora oggi potremmo provare, per qualche minuto, a guardare il mondo proprio da quella prospettiva. Immaginiamo un box. Una ciotola. Una coperta. Il rumore degli altri cani. Una porta che si apre ogni mattina. E immaginiamo di aspettare. Non per un giorno. Per mille giorni. Forse è questa l’immagine che dovremmo portarci dietro nella Giornata Mondiale del Cane. Non soltanto quella dei cani che abbiamo già avuto la fortuna di amare, ma quella di tutti quelli che stanno ancora aspettando qualcuno. Entrare in un canile non significa necessariamente uscirne con un cane. Significa anche conoscere, capire, sostenere, fare volontariato, condividere un appello. Ma chi sente di avere spazio nella propria vita per un animale potrebbe concedersi almeno una volta la possibilità di incontrare quelli che nessuno guarda. Perché potrebbe accadere qualcosa di inatteso. Potremmo entrare pensando di scegliere un cane. E uscire scoprendo che, in qualche modo, ci siamo scelti in due. Oggi festeggiamo i cani che dormono accanto a noi. Ma ricordiamoci soprattutto di quelli che questa sera, quando le luci del canile si spegneranno, torneranno a dormire da soli. Domani, al rumore dei primi passi, alzeranno ancora la testa. E ricominceranno ad aspettare.
In foto i cani di Tiziana Mazzaglia: Chicca, Frida, Otello.
