di Tiziana Mazzaglia
“Un museo dentro i suoi occhi”: il romanzo di Tiziana Mazzaglia tra amore, cura e prevenzione
Un museo dentro i suoi occhi di Tiziana Mazzaglia è un romanzo che si muove lungo un confine delicato: quello tra amore e cura, desiderio e vulnerabilità, conoscenza e paura. Al centro della storia c’è Serena, una giovane donna che ha immaginato il proprio futuro con la precisione di chi crede ancora che la vita, se affrontata con impegno e prudenza, possa in qualche modo restituire ciò che si è desiderato. Medicina, pediatria, una famiglia, dei figli, un amore capace di restare: sono queste le coordinate iniziali della sua esistenza.
La traiettoria cambia quando nella sua vita entrano prima un uomo dagli occhi verdi e poi tre lettere apparentemente impersonali, già incontrate sui libri universitari ma mai percepite come qualcosa che potesse riguardarla davvero: HPV. Serena conosce il papillomavirus, sa che esistono il vaccino e lo screening, ma scopre sulla propria pelle quanto possa essere grande la distanza tra conoscere un rischio e sentirsi improvvisamente dentro quel rischio.
Il romanzo rifiuta però ogni lettura moralistica della malattia. L’HPV non viene trasformato in una colpa né in una condanna automatica: può essere trasmesso anche in assenza di sintomi e non è sempre possibile sapere quando o da chi sia stato acquisito. La fiducia affettiva in una persona, ricorda la storia, non può sostituire la prevenzione sanitaria.
Da questo nucleo prende forma anche uno dei contrasti centrali del libro. L’uomo dagli occhi verdi rappresenta il desiderio, la seduzione e la sensazione di essere scelta, ma anche l’ambiguità di un rapporto mai realmente definito. Il dottore dagli occhi scuri entra invece nella vita di Serena attraverso una presenza completamente diversa: referti letti fino in fondo, domande ascoltate, verità dette senza false rassicurazioni e un confine professionale che non viene mai oltrepassato.
Proprio all’interno di quel limite nasce per Serena un sentimento inatteso. È un amore platonico, ma non privo di desiderio: un sentimento che non chiede di trasformarsi in possesso o reciprocità. Serena scopre così che una persona può non appartenerci e raggiungere comunque parti profonde della nostra esistenza. Una delle scene più significative del romanzo arriva quando desidera abbracciare il medico e sceglie di non farlo, comprendendo che proprio il rispetto di quel confine fa parte della forma d’amore che ha imparato a riconoscere.
È da questo rapporto che prende significato il titolo del libro. Durante il primo incontro, ancora confusa dall’anestesia dopo l’intervento, Serena guarda gli occhi del medico e immagina che dentro di essi esista un museo, fatto di stanze, quadri, silenzi e bellezza, un luogo nel quale per qualche istante la sua paura riesce a fermarsi. Con il passare del tempo quella metafora cambia: Serena arriva a immaginare che negli occhi di chi cura rimanga anche qualcosa delle persone incontrate, delle loro paure, delle storie concluse bene e di quelle che la medicina non è riuscita a salvare.
È proprio sul significato della cura che Un museo dentro i suoi occhi trova uno dei suoi passaggi più intensi. Nella lettera che Serena decide di lasciare al dottore compare una frase capace di racchiudere l’intera relazione: «Lei non mi ha salvata dalla morte, ma mi ha salvata molte volte dalla disperazione mentre ero ancora viva.»
La cura, dunque, non coincide necessariamente con la guarigione. Può significare accompagnare, ascoltare, spiegare, alleviare la paura e continuare a vedere una persona anche quando la malattia rischia di trasformarla soltanto in un caso clinico.
Il romanzo trova alcuni dei suoi momenti più intensi proprio nei dettagli quotidiani: la pelle chiarissima e i capelli biondi di Serena, lo stetoscopio di plastica dell’infanzia, la cartellina dei referti, la presenza della madre, i bicchieri, i cuscini, la televisione e perfino le piccole irritazioni che continuano a esistere mentre la morte si avvicina. Gli ultimi giorni non vengono rappresentati come una scena solenne, ma conservano la normalità della vita.
Alla fine torna anche la promessa che Serena aveva cercato fin da bambina: poter avere paura senza essere lasciata sola. La madre resta accanto a lei e la storia si chiude riportando al centro quella presenza che Serena aveva sempre identificato con la forma più autentica della cura.
Più che un romanzo sulla malattia, Un museo dentro i suoi occhi è una storia sulla paura di perdere il proprio futuro, sul bisogno di essere visti e accompagnati nei momenti di maggiore vulnerabilità e sulla possibilità che un incontro lasci un segno profondissimo nella nostra esistenza senza necessariamente trasformarsi in una relazione.
Un museo dentro i suoi occhi è così una storia d’amore, ma sarebbe riduttivo definirla soltanto tale. È anche un romanzo sul corpo, sulla prevenzione, sul limite della medicina e sulla capacità di un incontro di lasciare tracce profonde senza necessariamente trasformarsi in una relazione.
Il messaggio che attraversa il libro non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza: amare qualcuno non rende biologicamente invulnerabili e prendersi cura della propria salute non toglie nulla alla poesia di un incontro.
Il volume è pubblicato indipendentemente da Tiziana Mazzaglia, con il marchio Le Canoe del Web, tramite ilmiolibro Feltrinelli.
L’autrice
Tiziana Mazzaglia è scrittrice, poetessa, giornalista pubblicista e docente. Nata a Messina nel 1976 e residente a Pavia dal 1985, è laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Pavia e ha proseguito la propria formazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, approfondendo gli studi di Storia dell’Arte Medievale e Moderna. Nel corso della sua attività professionale ha insegnato Italiano, Latino, Storia e Storia dell’Arte e ha collaborato con diverse testate giornalistiche occupandosi di cultura, arte, attualità, spettacolo, religione e interviste. Nel 2014 ha fondato il magazine culturale indipendente online Le Canoe del Web, registrato presso il Tribunale di Pavia, di cui è direttrice e curatrice. Ha pubblicato oltre 1.600 articoli giornalistici, 33 saggi di argomento culturale su riviste scientifiche e numerosi libri di narrativa, poesia e saggistica. Tra le opere più recenti figurano L’incontro, Bianchi fogli scritti in rosso con verde speranza, La guerra fa cuccioli che non dormono, Chat che cambiano il destino, Giocattoli incastrati tra le vite, ChatGPT ti intervisto? Risposte intelligenti alle domande del nostro tempo e Volti di Donne in versi.
Dice l’autrice di questo volume:
«Ho voluto fare prevenzione attraverso questo romanzo perché molto spesso le più giovani sono ingenue, abbagliate dai sentimenti e, anche per mancanza di informazioni, finiscono per trascurare ciò che invece può essere fondamentale per proteggere la propria salute e continuare a realizzare i propri sogni.»
E forse anche un libro, come la vita, non può mai dirsi davvero concluso. Pablo Picasso lo esprimeva con queste parole:
« Tu peux laisser une toile de côté en disant que tu n’y touches plus. Mais tu ne peux jamais mettre le mot FIN. »
«Puoi lasciare da parte una tela dicendo che non la toccherai più. Ma non puoi mai mettere la parola FINE.»
(Pablo Picasso, citato in Hélène Parmelin, Picasso dit…; suivi de Picasso sur la place, Les Belles Lettres, 2013, cap. «Picasso peintre», p. 13).
Questa riflessione vale nelle scelte e nel cammino di ogni giorno, ma vale anche per i libri. Un museo dentro i suoi occhi avrebbe potuto avere altri colori, altre sfumature, altri percorsi e persino un finale diverso. Avrebbe potuto continuare a cambiare ancora. A un certo punto, però, ho scelto di lasciarlo così: non perché fosse possibile scrivere davvero la parola «fine», ma perché questa è la forma che la storia ha assunto nel momento in cui ho deciso di affidarla ai lettori.
Titolo: Un museo dentro i suoi occhi
Autrice: Tiziana Mazzaglia
Marchio editoriale: Le Canoe del Web
Pubblicazione: tramite ilmiolibro Feltrinelli


