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di Tiziana Mazzaglia
In Italia, prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico presso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) può comportare attese che superano l’anno, compromettendo il diritto costituzionale alla salute. Secondo un’indagine condotta da Federconsumatori e Isscon nel 2024, i tempi di attesa per alcune prestazioni hanno raggiunto livelli critici: fino a 745 giorni per un ecodoppler cardiaco, 645 per una colonscopia e 677 per una visita oculistica. Tra le cause principali troviamo:
1. Carenza di personale sanitario: Tra il 2003 e il 2021, il numero di medici per 1.000 abitanti over 75 è passato da 42,3 a 34,6, con un gap di oltre 54.000 unità. Anche il numero di infermieri è diminuito, passando da 61,0 a 52,3 per 1.000 abitanti over 75, con un deficit di circa 61.000 unità.
2. Sottofinanziamento del sistema sanitario: La spesa sanitaria pubblica è scesa al 6,2% del PIL nel 2023, con una leggera risalita prevista al 6,3% nel 2024 e 2025, al di sotto della media europea.
3. Inappropriatezza prescrittiva: Una parte significativa delle prescrizioni mediche è considerata non necessaria, contribuendo a sovraccaricare il sistema. Secondo il Ministero della Salute, una gestione più rigorosa delle prescrizioni potrebbe ridurre i tempi di attesa fino al 30%.
4. Disparità regionali e inefficienze organizzative: I tempi di attesa variano significativamente tra le regioni, con differenze che possono superare i 14 mesi per una risonanza magnetica in alcune aree.
Le lunghe liste d’attesa hanno effetti deleteri sulla salute pubblica, come ad esempio:
– Rinuncia alle cure: Nel 2023, il 7,6% dei cittadini (circa 4,5 milioni) ha dovuto rinunciare alle cure, principalmente a causa di problemi economici o legati a caratteristiche dell’offerta, come lunghe liste di attesa.
– Aggravamento delle patologie: Ritardi nelle diagnosi possono portare a un peggioramento delle condizioni di salute, aumentando la mortalità e i costi sanitari a lungo termine.
Trovare una soluzione a volte sembra impossibile eppure esistono alcune possibili strategie:
1. Assunzione di personale: Sbloccare il turnover e aumentare le assunzioni di medici e infermieri per colmare i gap esistenti.
2. Digitalizzazione dei servizi: Implementare sistemi informativi sanitari integrati per monitorare i dati, analizzare la situazione e intervenire nei punti giusti, migliorando l’efficienza delle prenotazioni e la gestione delle risorse.
3. Integrazione pubblico-privato: Utilizzare le agende delle strutture pubbliche e convenzionate in modo coordinato per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.
4. Riforme legislative: Accelerare l’approvazione e l’attuazione dei decreti attuativi previsti dalla legge sulle liste d’attesa per rendere operative le misure necessarie.
Affrontare il problema delle liste d’attesa richiede un impegno coordinato a livello nazionale e regionale, con investimenti mirati e riforme strutturali. Solo così sarà possibile garantire un accesso equo e tempestivo alle cure per tutti i cittadini, senza dover ricorrere al settore privato o rinunciare alle prestazioni sanitarie necessarie.
