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Fragole sotto esame: cosa ci racconta davvero il nuovo report sui pesticidi

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Le fragole le mettiamo nel carrello senza pensarci troppo. Sono il simbolo della primavera e dell’estate, finiscono sulle crostate, nelle macedonie, negli yogurt, nel gelato e sono tra i frutti preferiti anche dai bambini. Rosse, dolci e apparentemente innocue, le fragole evocano l’idea di un alimento fresco e naturale. Eppure, dietro il loro colore brillante, si è riacceso un dibattito che riguarda non solo questo frutto, ma il modo in cui viene prodotta gran parte della nostra alimentazione. A far discutere è una nuova indagine realizzata da Greenpeace insieme a PAN Europe, che ha analizzato campioni di fragole acquistati in undici Paesi europei. Il dato che colpisce maggiormente è che il 61% dei campioni conteneva un ‘cocktail’ di due o più residui di pesticidi, mentre il 58% presentava almeno un pesticida appartenente alla famiglia dei PFAS, l’acronimo di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (in inglese Per- and Polyfluoroalkyl Substances), ovvero le sostanze conosciute anche come ‘inquinanti eterni’ per la loro capacità di persistere nell’ambiente per tempi molto lunghi. Inoltre, oltre la metà delle sostanze individuate apparteneva alla categoria dei pesticidi considerati più pericolosi, quelli che la normativa europea avrebbe dovuto progressivamente sostituire già da diversi anni. L’Italia non è rimasta fuori da questa fotografia. Nei cinque campioni italiani analizzati sono stati rilevati in media 2,4 residui di pesticidi per campione, con un massimo di sei sostanze differenti presenti contemporaneamente nello stesso frutto. Soltanto uno dei cinque campioni è risultato privo di residui rilevabili. In quattro campioni sono stati individuati pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS, in due pesticidi classificati come neurotossici e in quattro sostanze con proprietà di interferenza endocrina. Secondo il report, quattro campioni non avrebbero inoltre rispettato i limiti previsti per gli alimenti destinati ai neonati. Ma che cosa significa davvero parlare di ‘cocktail di pesticidi’? È proprio questo il punto centrale della discussione. Le norme europee stabiliscono limiti precisi per ciascun pesticida preso singolarmente. Il problema sollevato dagli autori dell’indagine riguarda invece l’esposizione contemporanea a più sostanze. In altre parole, una fragola può rispettare tutti i limiti di legge per ogni singolo residuo e, allo stesso tempo, contenere diverse sostanze chimiche nello stesso momento. Gli effetti di queste combinazioni sono ancora oggetto di studio e rappresentano uno dei temi più dibattuti nella ricerca sulla sicurezza alimentare. Tra le sostanze che hanno attirato maggiore attenzione figurano i PFAS. Si tratta di una vasta famiglia di composti chimici utilizzati in diversi settori industriali e, in alcuni casi, anche come componenti di prodotti fitosanitari. La loro caratteristica principale è la straordinaria persistenza: si degradano molto lentamente e possono accumularsi nell’ambiente. Accanto ai PFAS, il report segnala la presenza di pesticidi classificati come interferenti endocrini, cioè sostanze che possono alterare il funzionamento del sistema ormonale, e di pesticidi neurotossici, in grado di agire sul sistema nervoso. La semplice presenza di residui non equivale automaticamente a un rischio sanitario immediato, ma contribuisce ad alimentare il dibattito sull’esposizione cronica e cumulativa. L’indagine arriva inoltre in un momento particolarmente delicato. A Bruxelles è infatti aperta una discussione sulla revisione di alcune norme relative all’autorizzazione dei pesticidi. Greenpeace e PAN Europe sostengono che le modifiche proposte potrebbero rendere meno rigorosi i controlli e prolungare la permanenza sul mercato di sostanze considerate problematiche. Si tratta però della posizione delle associazioni promotrici dell’indagine e il confronto istituzionale è ancora in corso. Questa vicenda, però, va oltre le fragole. Racconta il difficile equilibrio tra produttività agricola, tutela dell’ambiente, sicurezza alimentare e salute pubblica. Racconta una scienza che continua a studiare gli effetti dell’esposizione a miscele di sostanze chimiche e istituzioni chiamate a decidere come regolamentare un settore fondamentale per tutti. Per il consumatore, la domanda resta semplice quanto inevitabile: sappiamo davvero tutto ciò che arriva sulle nostre tavole? Forse la risposta non è smettere di mangiare fragole, ma pretendere sempre più trasparenza, controlli rigorosi e una ricerca scientifica capace di seguire l’evoluzione delle conoscenze. Perché ogni acquisto che facciamo non riguarda soltanto ciò che mangiamo oggi, ma anche il modello di agricoltura che vogliamo costruire per il futuro.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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