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Eclissi, appuntamenti scritti nel cielo: come facciamo a sapere quando avverranno?

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Alzare gli occhi al cielo e vedere il Sole scomparire lentamente dietro la Luna, oppure osservare la Luna piena perdere la sua luce e assumere sfumature scure e rossastre, conserva ancora qualcosa di misterioso. Eppure, per gli astronomi, quell’appuntamento non è affatto una sorpresa. La data era conosciuta da anni. L’ora era stata calcolata. Persino il luogo della Terra dal quale il fenomeno sarebbe stato osservato meglio era già noto. È forse questo uno degli aspetti più affascinanti delle eclissi: sembrano eventi improvvisi e straordinari, ma sono tra i fenomeni celesti che possiamo prevedere con maggiore precisione. Il 2026 ne è un esempio particolarmente suggestivo. Nel corso dell’anno il calendario astronomico ha contato quattro eclissi: il 17 febbraio un’eclissi anulare di Sole, il 3 marzo un’eclissi totale di Luna, il 12 agosto un’eclissi totale di Sole e, infine, il 28 agosto un’eclissi parziale di Luna. Quattro appuntamenti che possono dare l’impressione di un cielo insolitamente movimentato, ma che in realtà rispondono a regole precise della meccanica celeste. Particolarmente spettacolare è stata l’eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026. La fascia della totalità ha attraversato, tra le altre zone, Groenlandia, Islanda e Spagna, mentre gran parte dell’Europa ha potuto assistere al fenomeno in forma parziale. Appena sedici giorni più tardi è arrivato un nuovo appuntamento: nella notte tra il 27 e il 28 agosto la Luna è entrata nell’ombra della Terra dando origine a un’eclissi lunare parziale visibile, tra le altre regioni, anche dall’Europa. E il cielo ha già fissato gli appuntamenti successivi. Nel 2027 saranno addirittura cinque: il 6 febbraio un’eclissi anulare di Sole, il 20 febbraio un’eclissi lunare penombrale, il 18 luglio un’altra eclissi penombrale di Luna, il 2 agosto una grande eclissi totale di Sole e il 17 agosto una terza eclissi lunare penombrale. Per noi europei una data merita di essere cerchiata sul calendario: 2 agosto 2027. Quel giorno l’ombra della Luna attraverserà una parte della Spagna meridionale e proseguirà attraverso il Nord Africa e il Medio Oriente. La totalità sarà visibile, tra gli altri luoghi, in alcune zone di Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto. Nel punto di massima eclissi la fase totale potrà superare i sei minuti. Dall’Italia non assisteremo alla totalità, ma il Sole apparirà comunque fortemente oscurato in molte zone del Paese, soprattutto procedendo verso sud. Sarà dunque uno degli appuntamenti astronomici più interessanti dei prossimi anni. Ma qui nasce una domanda quasi inevitabile: come possiamo sapere tutto questo già oggi? Come possiamo conoscere non soltanto il giorno di un’eclissi futura, ma persino stabilire in quale parte del pianeta sarà visibile e a che ora inizierà? Per comprenderlo bisogna immaginare il cielo come un enorme meccanismo in movimento. La Terra percorre la propria orbita intorno al Sole, mentre la Luna gira intorno alla Terra. Le loro traiettorie, le velocità e le reciproche posizioni sono conosciute con estrema accuratezza. Un’eclissi nasce quando questi tre protagonisti arrivano a disporsi nella geometria giusta. Se la Luna passa tra la Terra e il Sole può verificarsi un’eclissi solare; se invece è la Terra a trovarsi tra il Sole e la Luna, l’ombra del nostro pianeta può oscurare il satellite dando origine a un’eclissi lunare. A prima vista verrebbe spontaneo chiedersi perché allora non assistiamo a un’eclissi ogni mese. La risposta è nascosta in un piccolo angolo: circa cinque gradi. L’orbita della Luna è infatti inclinata rispetto al piano sul quale la Terra gira intorno al Sole. Nella maggior parte dei mesi, quindi, la Luna passa leggermente sopra o sotto l’allineamento necessario. Solo quando si trova abbastanza vicina ai cosiddetti “nodi”, i punti nei quali i due piani orbitali si incontrano, Sole, Terra e Luna possono allinearsi abbastanza da produrre un’eclissi. Ed è qui che la meraviglia del cielo incontra la matematica. Conoscendo le orbite dei corpi celesti, gli astronomi possono calcolare dove si troveranno in un determinato momento. Non soltanto domani o il prossimo anno, ma anche tra decenni e secoli. Per un’eclissi di Sole è possibile stabilire in anticipo dove passerà l’ombra della Luna sulla superficie terrestre, quali territori entreranno nella fascia della totalità, dove il fenomeno sarà soltanto parziale e quanto dureranno le diverse fasi. Gli uomini avevano intuito questa regolarità molto prima dell’astronomia moderna. Una delle periodicità più celebri è il ciclo di Saros. Dopo circa 18 anni, 11 giorni e 8 ore, la geometria relativa di Sole, Terra e Luna torna a essere molto simile e si produce un’altra eclissi appartenente alla stessa famiglia. Non significa che l’eclissi successiva avverrà esattamente nello stesso luogo: quelle otto ore aggiuntive fanno sì che nel frattempo la Terra abbia compiuto circa un terzo di rotazione. Ma il Saros rivelò qualcosa di fondamentale: dietro fenomeni che per millenni avevano suscitato timore e stupore esisteva una regolarità. Oggi i calcoli sono immensamente più sofisticati. I modelli astronomici tengono conto delle caratteristiche delle orbite e delle perturbazioni gravitazionali esercitate dagli altri corpi del Sistema solare. Le osservazioni moderne permettono inoltre di conoscere con eccezionale accuratezza la posizione della Luna e della Terra. È così che un fenomeno apparentemente imprevedibile diventa un appuntamento sul calendario. Ed è forse proprio questo contrasto a rendere le eclissi così affascinanti. Per chi le osserva durano pochi minuti o qualche ora e sembrano irripetibili. Per la meccanica celeste, invece, appartengono a una danza iniziata miliardi di anni fa. Possiamo aprire oggi un calendario astronomico e leggere la data di un’eclissi che vedranno persone non ancora nate. Un tempo l’improvvisa scomparsa del Sole poteva essere interpretata come un presagio, un messaggio divino o l’annuncio di una disgrazia. Oggi possiamo aspettarla con gli strumenti pronti e sapere quasi esattamente quando inizierà e quando finirà. Il mistero, però, non è necessariamente scomparso. Ha semplicemente cambiato forma. Forse la vera meraviglia non consiste più nel domandarsi perché il Sole o la Luna improvvisamente si oscurino. Consiste nel pensare che, osservando le leggi della natura e traducendole in matematica, l’essere umano sia riuscito a leggere in anticipo alcuni degli appuntamenti del cielo. Le eclissi ci ricordano così due cose apparentemente opposte: quanto siamo piccoli di fronte alle dimensioni dell’Universo e, nello stesso tempo, quanto lontano possa arrivare la nostra capacità di comprenderlo.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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