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Salta fuori dallo stagno

di Tiziana Mazzaglia
di Tiziana Mazzaglia
A volte restiamo troppo a lungo dentro situazioni che ci logorano. Le abitudini diventano corazze, e ciò che un tempo ci feriva ora ci appare semplicemente “normale”. Si impara a sopportare, a silenziare il disagio, fino a confondere la sopravvivenza con la vita. Eppure, vivere non dovrebbe mai significare adattarsi al dolore. Come scriveva Carl Jung: «Ciò a cui ti opponi, persiste. Ma ciò che accetti, ti trasforma». Accettare che stiamo male, che meritiamo di più, è il primo passo per trasformare la nostra realtà. Lasciare un contesto che ci toglie energia non è una fuga, ma un atto di coraggio. È scegliere la pace interiore anziché l’abitudine tossica. «Abbi il coraggio di fare un passo fuori dal tuo inferno abituale» scriveva Anaïs Nin. Solo fuori da ciò che ci opprime possiamo riscoprire quanto sia appagante svegliarsi sereni, camminare leggeri, sentirsi visti, accolti, stimati. Anche il Piccolo Principe ci ricorda: «È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante». Ma quando quella rosa ferisce più di quanto profumi, è giusto voltarsi verso un giardino nuovo, dove il cuore possa rifiorire. Trovare la forza di cambiare richiede un atto di verità verso sé stessi. Non serve un terremoto, ma un sussurro interiore che dica: “Merito di più”. Ogni passo fuori da ciò che fa male è un passo verso la luce. Cambiare può fare paura, ma restare dove si soffre logora l’anima. Come scriveva Emily Dickinson: «Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci». È proprio quando scegliamo di uscire da ciò che ci opprime che iniziamo davvero a vivere. La serenità non è un lusso: è un diritto. E se la vita è un viaggio, meritiamo di percorrerlo in un paesaggio che ci somiglia, non in una prigione che ci sfinisce. Sii il tuo cambiamento. Anche un solo passo può aprire sentieri che non sapevi di avere nel cuore.

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