di Tiziana Mazzaglia
Negli ultimi anni, molte diete hanno demonizzato i carboidrati, considerandoli i principali responsabili dell’aumento di peso. Tuttavia, la scienza dimostra che una dieta priva di carboidrati può avere effetti negativi anche gravi sulla salute. I carboidrati sono la principale fonte di energia per il nostro organismo: rappresentano circa il 45-65% dell’apporto calorico giornaliero raccomandato secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Quando vengono completamente eliminati, il corpo è costretto a ricorrere a meccanismi alternativi, come la chetosi, che a lungo termine possono affaticare reni e fegato. Uno studio pubblicato su The Lancet Public Health (2018) ha rivelato che una dieta con un basso apporto di carboidrati è associata a un rischio di mortalità più elevato. In particolare, coloro che consumano meno del 40% delle calorie dai carboidrati hanno un rischio di morte superiore del 20% rispetto a chi mantiene un apporto equilibrato. Questo perché i carboidrati complessi, come quelli presenti in frutta, verdura, cereali integrali e legumi, sono ricchi di fibre, vitamine e minerali essenziali. Escludere del tutto i carboidrati può provocare affaticamento, irritabilità, stipsi, cali di attenzione e, nei casi più gravi, squilibri metabolici. Celebre è la frase dello scienziato Ancel Keys: «Mangiare bene non è eliminare, ma bilanciare». Anche il cinema, nella commedia “Pane e tulipani” di Silvio Soldini, ci ricorda come il cibo, e in particolare i carboidrati, rappresenti non solo nutrizione, ma anche emozione e cultura. I carboidrati non sono il nemico: vanno scelti con consapevolezza, privilegiando quelli integrali e naturali. Una dieta sana è una dieta equilibrata. Privarsene del tutto non solo è inutile per dimagrire, ma può anche compromettere seriamente la salute.
