di Tiziana Mazzaglia
Il 16 novembre si celebra la Giornata Internazionale della Tolleranza, istituita dall’UNESCO nel 1995 per promuovere il rispetto, il dialogo e la comprensione reciproca tra i popoli. Ma la storia della tolleranza affonda le sue radici molto prima del nostro tempo, in un gesto politico e simbolico che cambiò l’assetto culturale e religioso dell’Occidente: l’Editto di Milano, conosciuto anche come Editto della Tolleranza, emanato nel 313 d.C. da Costantino e Licinio. Con quell’editto, il Cristianesimo cessava di essere perseguitato nell’Impero Romano e si riconosceva a tutti la libertà di culto. Costantino, pur non imponendo una fede unica, apriva le porte a una convivenza religiosa fondata sul riconoscimento dell’altro. «Che ognuno possa adorare la divinità a suo modo», si legge nel testo. Un atto che, sebbene motivato anche da calcoli politici, resta uno dei primi esempi storici di tolleranza istituzionale. Nel 2013, una mostra al Palazzo Reale di Milano intitolata Costantino 313 d.C. restituiva il valore culturale e civile di quell’evento. Era un’esposizione che univa arte, storia e spiritualità per raccontare l’inizio di un mondo nuovo, dove l’imposizione cedeva il passo al pluralismo. Eppure, la tolleranza, come ricordava Voltaire, «non ha mai portato a una guerra civile», mentre l’intolleranza sì. È un esercizio complesso che richiede di ascoltare, senza cedere alla semplificazione. La tolleranza non è debolezza, ma forza interiore, come affermava anche Karl Popper nel paradosso che porta il suo nome: «Se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’intolleranza, allora i tolleranti saranno distrutti, e con essi la tolleranza». Oggi, in un’epoca di connessioni rapide ma relazioni fragili, la tolleranza resta spesso un ideale disatteso. Le diversità, anziché essere ricchezze, vengono percepite come minacce. La convivenza richiede fatica, ma anche bellezza. Hannah Arendt scriveva: «Essere diversi è la condizione stessa dell’esistenza umana». In questa giornata, la scuola, la cultura, l’arte, la politica hanno il dovere di ripartire da qui: educare alla tolleranza non come un’opzione, ma come fondamento di una cittadinanza responsabile. Tolleranza non è solo sopportazione: è scelta attiva di riconoscere dignità e spazio all’altro. È Costantino che apre la porta. È Voltaire che difende un’idea anche se non la condivide. È Popper che ci ricorda che la tolleranza va protetta. È, soprattutto, l’umano che riconosce nell’altro uno specchio e non un nemico.
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