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Tre sfide, un solo futuro

Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Ci sono cose che proteggono la nostra vita senza che possiamo vederle. Una è sospesa a chilometri sopra le nostre teste: lo strato di ozono, una barriera naturale che assorbe gran parte delle radiazioni ultraviolette più dannose provenienti dal Sole. Un’altra pulsa nel nostro petto e lavora senza sosta, circa centomila volte al giorno, mentre la medicina cerca continuamente modi meno invasivi per curarla. E poi c’è qualcosa che non appartiene al corpo e neppure all’atmosfera, ma che può cambiare il destino di intere popolazioni: la possibilità di accedere alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione. Tre realtà apparentemente lontanissime che il calendario delle Nazioni Unite riunisce il 16 settembre. È infatti la Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono, ma nella stessa data si celebrano anche la Giornata Internazionale della Cardiologia Interventistica e la più recente Giornata Internazionale della Scienza, Tecnologia e Innovazione per il Sud. Per capire la prima bisogna tornare indietro di quasi quarant’anni, quando il mondo si trovò davanti a una minaccia enorme: alcune sostanze prodotte dall’uomo stavano danneggiando lo strato di ozono che protegge la Terra. Il 16 settembre 1987 venne adottato il Protocollo di Montreal e cominciò uno dei più importanti esperimenti di cooperazione ambientale internazionale. Governi, scienziati e industria decisero di intervenire sulle sostanze responsabili della riduzione dell’ozono. Oggi le Nazioni Unite considerano quella esperienza una delle grandi storie di successo della politica ambientale internazionale e nel 2026 hanno scelto come tema della giornata “Global action for a cooler planet”, azione globale per un pianeta più fresco. Dieci anni fa, nel 2016, a quella storia si è aggiunto un nuovo capitolo con l’Emendamento di Kigali, nato per ridurre progressivamente gli idrofluorocarburi, gli HFC, potenti gas serra utilizzati soprattutto nella refrigerazione e nel condizionamento. Il dato rende immediatamente comprensibile la portata della sfida: secondo le Nazioni Unite, la piena attuazione dell’Emendamento potrebbe evitare fino a 0,5 gradi centigradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo; abbinandola a sistemi di raffreddamento ad alta efficienza energetica, il beneficio climatico potrebbe essere persino doppio. “As temperatures rise and extreme heat becomes more common, access to efficient cooling saves lives”, ha ricordato nel messaggio per il 2026 il segretario generale dell’ONU António Guterres: mentre le temperature aumentano e il caldo estremo diventa più frequente, poter disporre di sistemi di raffreddamento efficienti salva vite. Ma il 16 settembre ci invita anche ad abbassare lo sguardo dal cielo e ad arrivare fino al cuore. La Giornata Internazionale della Cardiologia Interventistica ricorda infatti una data che ha cambiato la storia della medicina: il 16 settembre 1977, a Zurigo, il cardiologo Andreas Grüntzig eseguì la prima angioplastica coronarica percutanea su un paziente. Quella procedura aprì una strada allora quasi impensabile: raggiungere il cuore passando attraverso i vasi sanguigni e intervenire senza dover necessariamente ricorrere alla chirurgia tradizionale. Cateteri, palloncini e successivamente stent hanno trasformato negli anni la possibilità di trattare diverse patologie cardiovascolari. Quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì questa giornata nel 2022, sottolineò proprio il ruolo della cardiologia interventistica nel migliorare la salute, aumentare l’aspettativa e la qualità della vita grazie anche al progresso tecnologico e alla formazione dei professionisti. Ed è forse qui che la terza ricorrenza del 16 settembre diventa meno distante dalle prime due. Perché la scienza può proteggere l’atmosfera e può permettere a un medico di arrivare al cuore attraverso un’arteria, ma non tutti i Paesi dispongono delle stesse possibilità di produrre conoscenza, fare ricerca o accedere alle nuove tecnologie. La Giornata Internazionale della Scienza, Tecnologia e Innovazione per il Sud, proclamata dall’Assemblea generale dell’ONU nel gennaio 2024, nasce proprio per richiamare l’attenzione su questa distanza. E i numeri mostrano quanto sia profonda: la spesa mondiale per ricerca e sviluppo aveva raggiunto circa 2.500 miliardi di dollari nel 2022, ma i Paesi ad alto reddito concentravano il 77% della spesa globale in ricerca e sviluppo, mentre quelli a basso reddito contribuivano appena per lo 0,3%. Ancora più impressionante è il divario nella ricerca sanitaria: nel 2022 i Paesi ad alto reddito disponevano di un numero di ricercatori nel settore della salute 59 volte superiore rispetto ai Paesi a basso reddito e soltanto lo 0,2% dei finanziamenti per la ricerca sanitaria era destinato a questi ultimi. Sono statistiche che trasformano la parola “innovazione” in una questione molto concreta. Perché avere o non avere laboratori, ricercatori, tecnologie, connessioni digitali e risorse economiche può significare poter diagnosticare prima una malattia, affrontare un’epidemia, migliorare un raccolto, prevedere un evento climatico oppure offrire a un ragazzo la possibilità di studiare. Esistono già esempi che mostrano quanto la tecnologia possa cambiare la quotidianità: le Nazioni Unite ricordano il caso del Rwanda, dove i droni hanno permesso la consegna di oltre 20.000 forniture mediche d’emergenza in aree remote, e quello dell’Etiopia, dove piattaforme di educazione digitale hanno raggiunto più di tre milioni di studenti. È curioso allora che tre giornate così diverse siano concentrate nello stesso giorno. Una ci invita a proteggere qualcosa che non vediamo sopra di noi. Una racconta come siamo riusciti a entrare nel cuore umano con strumenti sempre più piccoli e sofisticati. La terza ci ricorda che tutte queste conquiste perdono parte del loro significato se rimangono privilegio di pochi. Forse il filo che le unisce è proprio questo: la scienza non è soltanto ciò che scopriamo. È ciò che decidiamo di fare con quello che abbiamo scoperto. E il progresso diventa davvero tale quando riesce a proteggere il pianeta, curare una persona e offrire anche a chi nasce dall’altra parte del mondo la possibilità di costruire il proprio futuro.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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