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Giornata mondiale della lingua araba

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

La lingua araba entra nell’orecchio come un ricamo sonoro: consonanti profonde, vocali che ondeggiano come il deserto al vento. È una delle lingue più parlate al mondo, usata ogni giorno da centinaia di milioni di persone, ma per molti rimane un mistero esotico, confinato alle pagine delle “Mille e una notte” o ai titoli dei telegiornali. La sociolinguistica ci ricorda che ogni lingua è un modo di abitare il tempo e lo spazio. In arabo la parola “salam” lega il saluto alla pace; “rahma” unisce misericordia e tenerezza; la radice delle parole è come un albero da cui si diramano significati diversi. Imparare anche solo poche parole arabe significa affacciarsi su un universo di poesia, filosofia, scienza, teologia che ha attraversato i secoli. Tra l’VIII e il XIII secolo, mentre l’Europa attraversava secoli oscuri, le città del mondo arabo furono laboratori di matematica, medicina, astronomia, traduzione. Senza quella stagione di conoscenza condivisa non avremmo né l’algebra, né molta parte della filosofia che poi è passata nelle università occidentali. La storia ci dice che quando le lingue si incontrano, le civiltà fioriscono; quando si chiudono, prevalgono diffidenza e paura. Nel cinema e nella letteratura contemporanei, l’arabo è spesso la lingua dei migranti, dei profughi, di chi cerca casa altrove. I dialoghi mescolano dialetti, italiano e francese, come accade nelle periferie delle nostre città: un laboratorio di nuove identità. In psicologia dell’emigrazione si parla di “lingua ponte”: quella che aiuta a non perdere le radici mentre ci si integra in un altro paese. Dedicarle una giornata significa riconoscere che l’arabo non è soltanto la lingua di “qualcun altro”, ma una parte della biblioteca del mondo. Forse non la impareremo mai fino in fondo, ma possiamo ascoltarla con rispetto, lasciandoci sorprendere dalla sua musica antica e dalla sua giovinezza inesauribile.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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