di Tiziana Mazzaglia
Di recente Achille Lauro ha invitato gli uomini a essere gentili con le donne e a saper donare un fiore. Sembra un consiglio semplice, quasi d’altri tempi, e invece è attualissimo: perché la gentilezza oggi viene spesso raccontata, ma praticata poco. Un fiore non è un grande gesto teatrale: è un segno minimo e concreto che dice “ti ho pensata” senza chiedere nulla in cambio. Un fiore è l’opposto del possesso. Non lo puoi trattenere. Lo sai già mentre lo porgi: sfiorirà. E proprio per questo è prezioso, perché ci ricorda che alcune cose contano non per la loro durata, ma per la luce che accendono mentre esistono. Il suo senso non è “restare per sempre”, ma “esserci davvero” per un istante. Viviamo dentro schermi luminosi, notifiche e parole che si consumano in fretta. Eppure i ricordi che restano non sono quasi mai quelli rumorosi: sono i dettagli gentili. Un fiore, con il suo profumo, entra nella memoria come una chiave: basta sentirlo, e un giorno lontano torna vicino, intero, come se non fosse passato. Forse è anche per questo che molti uomini faticano con i gesti semplici: perché il gesto semplice espone. Non è “performativo”, non garantisce un risultato, non protegge dal rifiuto. Donare un fiore significa accettare la vulnerabilità del dare, e scegliere la cura senza pretesa, la presenza senza controllo. E le donne, spesso, non chiedono regali costosi: chiedono rispetto, coerenza, ascolto. Chiedono di non essere tenute in sospeso, di non essere confuse con un passatempo, di non essere costrette a diventare piccole per stare nella vita di qualcuno. Un fiore, da solo, non ripara le mancanze; però può dire una cosa importante: “Sto imparando a prendermi cura. Sto scegliendo la gentilezza come linguaggio”. C’è anche un’immagine che amo: il fiore che appassisce tra le pagine di un libro. Non è più vivo, eppure resta. Diventa una traccia, un segnalibro di emozione. E così sono certi attimi: fragili, brevi, profumati. Non durano, ma rimangono impressi, perché ci hanno fatto sentire visti. E allora sì, forse vale la pena ricordarlo: donare un fiore non è un rito romantico da cartolina, è un’educazione del cuore. È scegliere la semplicità al posto dell’ego. È lasciare nella giornata dell’altro una piccola prova di attenzione. Un fiore può sfiorire; ma l’istante in cui lo ricevi, se è vero, può restare intatto per anni.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
