di Tiziana Mazzaglia
C’è una convinzione dura a morire che ogni estate torna a farsi sentire: «È un gatto, se la caverà da solo». È una frase pronunciata con leggerezza, quasi a voler alleggerire il peso di una scelta che invece può trasformarsi in una condanna. Da questa falsa credenza nascono ogni anno migliaia di abbandoni. Il gatto viene lasciato libero con l’idea che il suo istinto gli permetterà di trovare cibo, acqua e riparo. Ma la realtà è molto diversa e la scienza, ormai da anni, lo dimostra chiaramente. Il gatto domestico (Felis catus) conserva certamente l’istinto del predatore, ma questo non significa che sia in grado di sopravvivere dopo essere stato abbandonato. L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale, spiega che molte abilità necessarie alla sopravvivenza si sviluppano durante i primi mesi di vita grazie all’insegnamento della madre e all’esperienza diretta. Un gatto cresciuto esclusivamente in casa, abituato ad avere una ciotola sempre piena, acqua fresca a disposizione e cure veterinarie, non possiede le stesse competenze di un gatto realmente selvatico. L’istinto, da solo, non basta. Negli ultimi decenni numerosi studi pubblicati sul Journal of Feline Medicine and Surgery e su Applied Animal Behaviour Science hanno evidenziato come il gatto domestico abbia modificato profondamente il proprio comportamento in seguito alla convivenza con l’uomo. Pur mantenendo molte caratteristiche del suo antenato selvatico, dipende ormai dall’essere umano per l’alimentazione, la protezione dalle malattie e la sicurezza dell’ambiente in cui vive. Privarlo improvvisamente di tutto questo significa esporlo a rischi enormi. L’estate rende la situazione ancora più drammatica. Le temperature elevate aumentano il fabbisogno di acqua proprio nel momento in cui le fonti disponibili diminuiscono. Fontanelle asciutte, pozzanghere contaminate e lunghi tratti di asfalto rovente trasformano la ricerca dell’acqua in una vera corsa contro il tempo. A differenza dell’uomo, il gatto disperde il calore con molta difficoltà e una grave disidratazione può comparire in poche ore, soprattutto negli animali anziani, nei cuccioli o in quelli debilitati. Il colpo di calore rappresenta un’emergenza veterinaria che può provocare insufficienza renale, danni neurologici e, nei casi più gravi, la morte. Molti pensano che almeno il cibo non rappresenti un problema. Anche questa è un’illusione. Cacciare non significa necessariamente riuscire a nutrirsi. Un gatto allevato in casa spesso non ha mai imparato a catturare una preda, a riconoscere quali alimenti siano sicuri o a difendere il proprio territorio da altri animali. A tutto questo si aggiungono i pericoli delle città: automobili, sostanze tossiche, malattie infettive, aggressioni da parte di altri gatti o di cani e il rischio di rimanere intrappolato in luoghi dai quali non riesce più a uscire. Secondo l’ENPA, nel 2023 in Italia sono stati abbandonati o ceduti in media circa 384 animali domestici ogni giorno, con un aumento significativo durante il periodo estivo. L’OIPA ricorda inoltre che gli animali domestici abbandonati, soprattutto quelli cresciuti in famiglia, spesso non sono più in grado di procurarsi autonomamente cibo e acqua e vanno incontro a fame, sete, incidenti e malattie. Abbandonare un gatto non significa restituirgli la libertà. Significa sottrargli tutto ciò che gli ha permesso di vivere fino a quel momento. La sua apparente indipendenza è stata spesso scambiata per autosufficienza, ma sono due concetti profondamente diversi. Prima di partire per le vacanze esistono molte alternative: affidarlo a un familiare, a un amico, a un pet sitter qualificato o a una pensione autorizzata. Perché un gatto non chiede di essere salvato con le parole. Lo fa con la fiducia che continua ad avere nell’essere umano, anche quando quell’essere umano decide di voltargli le spalle.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
