di Tiziana Mazzaglia
Cento, centocinquanta euro di multa per i genitori che non partecipano ai colloqui e alle riunioni scolastiche. È questa la strada scelta dalla Provincia autonoma di Bolzano per rafforzare il ruolo educativo della famiglia. Una decisione destinata a far discutere, perché tocca un tema delicato: l’educazione di un figlio non può essere delegata interamente alla scuola. Fin qui, nulla da eccepire. La collaborazione tra scuola e famiglia è uno dei pilastri su cui si fonda il percorso educativo di ogni studente. Ma se iniziamo a parlare di doveri, allora la domanda è inevitabile: quei doveri riguardano davvero tutti? Penso agli alunni con disabilità. Penso ai Gruppi di Lavoro Operativo per l’Inclusione, i GLO, dove si costruisce il percorso scolastico di bambini e ragazzi che hanno bisogno della collaborazione di più figure professionali. Attorno a quel tavolo siedono insegnanti, dirigenti, genitori e, quando previsti, anche gli specialisti sanitari. Eppure, nella mia esperienza di insegnante, supportata da verbali che ho conservato negli anni, la presenza degli specialisti è tutt’altro che scontata. Ci sono GLO che si svolgono senza il contributo di chi segue clinicamente il ragazzo. Riunioni nelle quali la scuola e la famiglia sono chiamate a prendere decisioni importanti senza poter contare sul confronto con tutte le professionalità coinvolte. Non è una polemica contro i medici. Chi lavora nella sanità conosce bene le difficoltà organizzative, la carenza di personale e i carichi di lavoro sempre più pesanti. Ma proprio perché l’inclusione è un diritto costituzionalmente garantito, non possiamo ignorare un problema che incide sulla qualità del percorso educativo. Se lo Stato ritiene corretto sanzionare economicamente un genitore che non partecipa ai colloqui, allora dovrebbe interrogarsi anche su come garantire la presenza di tutti coloro che, per ruolo e competenza, sono chiamati a contribuire al progetto di inclusione. L’inclusione non può essere una responsabilità a metà. Non può pesare solo sulle famiglie, né soltanto sulla scuola. Deve essere un impegno condiviso, concreto e reciproco. Perché quando anche uno solo degli attori manca, a pagare il prezzo più alto non sono gli adulti. Sono gli studenti.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
