Home » Malattie sessualmente trasmissibili: perché tornano a diffondersi? Cosa non abbiamo ancora capito

Malattie sessualmente trasmissibili: perché tornano a diffondersi? Cosa non abbiamo ancora capito

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Per molti anni si è pensato che le malattie sessualmente trasmissibili (MST), oggi più correttamente definite infezioni sessualmente trasmissibili (IST), fossero un problema del passato. L’arrivo degli antibiotici, le campagne di prevenzione contro l’HIV e una maggiore educazione sanitaria avevano fatto credere che il rischio fosse ormai sotto controllo. Eppure i dati raccontano una storia diversa: in molti Paesi, Italia compresa, negli ultimi anni si è registrato un aumento di infezioni come sifilide, gonorrea, clamidia e altre patologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni giorno si verifichino oltre un milione di nuove infezioni sessualmente trasmissibili curabili nel mondo. Come è possibile che, nell’epoca dell’informazione immediata e della medicina sempre più avanzata, queste infezioni continuino a diffondersi? La risposta non è unica. Uno dei motivi principali è il progressivo abbassamento della percezione del rischio. Molti giovani non hanno vissuto gli anni più drammatici dell’epidemia di HIV e spesso associano il preservativo esclusivamente alla prevenzione delle gravidanze indesiderate, dimenticando il suo ruolo fondamentale nella protezione dalle infezioni. A questo si aggiunge la convinzione che, se una malattia è curabile, allora sia poco pericolosa. Ma non tutte le infezioni vengono diagnosticate tempestivamente e alcune possono provocare conseguenze importanti. La clamidia può causare infertilità se non trattata, la sifilide può interessare il sistema nervoso e cardiovascolare, mentre la gonorrea sta sviluppando una crescente resistenza agli antibiotici. Le app di incontri e i cambiamenti nelle relazioni sociali hanno aumentato, per alcune persone, il numero di partner occasionali, rendendo ancora più importante adottare comportamenti protettivi e sottoporsi ai controlli. Molte persone evitano di parlare di salute sessuale per imbarazzo e rinviano visite o esami. Eppure molte infezioni sono completamente asintomatiche e possono essere trasmesse inconsapevolmente. Cosa si può fare per prevenirle? La prevenzione resta il pilastro fondamentale: utilizzare correttamente il preservativo, vaccinarsi contro HPV ed epatite B quando indicato, sottoporsi a controlli periodici in presenza di nuovi o multipli partner, informare il partner in caso di diagnosi e rivolgersi tempestivamente al medico ai primi sintomi. Esistono cure? Nella maggior parte dei casi sì. Le infezioni batteriche, come clamidia, gonorrea e sifilide, possono essere curate con antibiotici appropriati se diagnosticate precocemente. Le infezioni virali, come herpes genitale e HIV, non sempre possono essere eliminate definitivamente, ma oggi possono essere efficacemente controllate con terapie che migliorano la qualità della vita e riducono il rischio di trasmissione. La vera sfida è culturale. Informarsi, proteggersi ed effettuare controlli quando necessario significa prendersi cura di sé e degli altri. Forse la domanda più importante non è perché queste infezioni stiano tornando a diffondersi, ma se abbiamo davvero compreso che la prevenzione non limita la libertà, bensì permette di viverla con maggiore consapevolezza. Per approfondire il tema ho chiesto un parere al Dott. Mattia Dominoni, ginecologo dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia:

In foto il Dott. Mattia Dominoni

Negli ultimi anni si registra un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, soprattutto tra i giovani adulti. Dal suo punto di vista, quali sono le cause principali di questa crescita?

«Per quanto riguarda quali sono le cause principali di questa crescita, possiamo partire dicendo che in realtà non c’è solamente un aumento di malattie come la gonorrea o la clamidia, ma anche di patologie come la sifilide, che in passato aveva raggiunto una certa stabilità nella diffusione, o di malattie come la scabbia e l’HIV. Questo può essere dovuto a diversi fattori. Da una parte, c’è una conoscenza limitata, dal punto di vista dell’educazione sessuale, dei reali mezzi e delle reali modalità di trasmissione delle malattie sessualmente trasmesse. Perché a fronte di un’educazione sessuale molte volte superficiale, basata su siti internet o su informazioni raccolte in modo non sempre corretto attraverso la rete, manca spesso un confronto con personale medico o sanitario adeguatamente informato, in grado di fornire indicazioni corrette. Dall’altra parte, è vero anche che l’utilizzo dei siti e delle applicazioni di incontro, ai quali soprattutto i giovani fanno spesso riferimento, può determinare talvolta un uso incauto dei mezzi di protezione o addirittura la loro assenza, favorendo così la trasmissione delle malattie sessualmente trasmesse tra ragazzi e giovani, ma anche tra adulti che non conoscono lo stato sierologico del partner. A questo si aggiunge un decremento dell’utilizzo del preservativo, che non è soltanto un metodo contraccettivo, ma rappresenta un vero e proprio mezzo di protezione. Questo aspetto può essere sottovalutato soprattutto quando uno dei partner utilizza altri metodi contraccettivi. Infine, molte di queste infezioni possono presentarsi in forma asintomatica e questo ne favorisce ulteriormente la diffusione.»

Si tratta soprattutto di una minore percezione del rischio, di una carenza di educazione sessuale o di altri fattori?

«Per quanto riguarda la minore percezione del rischio, la carenza di educazione sessuale e gli altri possibili fattori, direi che il problema si collega molto a quanto detto in precedenza. Il fatto che molte di queste malattie possano essere asintomatiche, ma anche la vergogna o il tabù legati all’ammettere di esserne affetti, così come l’imbarazzo nel sottoporsi a test sierologici che possano confermare o escludere un’infezione, contribuiscono alla loro maggiore diffusione. E questo non riguarda soltanto i giovani, ma anche la popolazione adulta. Nella società attuale esistono ancora molti tabù rispetto alle malattie sessualmente trasmesse: spesso non se ne parla in famiglia, non se ne parla tra le persone e ci si affida a contenuti reperiti in rete, che possono essere incompleti o fuorvianti e fornire quindi informazioni scorrette.»

Quali comportamenti ritiene fondamentali per invertire questa tendenza e promuovere una reale cultura della prevenzione?

«Per promuovere una vera cultura della prevenzione e favorire comportamenti in grado di invertire questa tendenza, sarebbe sicuramente necessario incrementare l’educazione sessuale a tappeto non soltanto nelle scuola, ma anche all’interno delle università, al fine di favorire in varie fasi della vita e dello sviluppo della persona una conoscenza che sia portata al suo livello culturale, ma soprattutto per capire quali sono i reali problemi a cui andiamo incontro, perché il problema non riguarda soltanto la trasmissione dell’infezione in sé, ma ci sono anche malattie come la clamidia gonococco che va a minare la fertiltà e avere quindi conseguenze significative anche nel lungo periodo. Dall’altra parte, andrebbero favoriti test di screening gratuiti ma anche di facie accesso, in modo da permettere a un maggior numero di persone di sottoporsi, per esempio, al test per l’HIV, ai tamponi vaginali o ad altri esami utili per una diagnosi precoce o per escludere la presenza di un’infezione. L’ideale sarebbe organizzare giornate dedicate allo screening, come avviene talvolta anche in ambito universitario. All’Università di Pavia, per esempio, vengono organizzate giornate dedicate alla prevenzione attraverso ambulatori territoriali e ospedalieri, che consentono anche in forma anonima e gratuita di sottoporsi a test di screening rapidi, come quello per l’HIV, oppure a controlli più mirati per le malattie sessualmente trasmesse. Questo è particolarmente importante tra i giovani, perché permette di favorire non soltanto la cultura dello screening, ma soprattutto la cultura della prevenzione.»

E quali sono oggi le cure più efficaci e le prospettive terapeutiche per le principali infezioni sessualmente trasmissibili?

«Per quanto riguarda i vaccini e le possibilità terapeutiche, negli ultimi anni ha assunto un ruolo molto importante la vaccinazione contro il papillomavirus, un’infezione sessualmente trasmessa molto diffusa. La vaccinazione, soprattutto se effettuata in giovane età, consente di raggiungere il più alto livello di prevenzione, ma può essere utile anche in una popolazione che sia già venuta a contatto con il virus. Oggi esistono inoltre nuove strategie preventive, come la Doxy-PEP, cioè l’utilizzo della doxiciclina per la prevenzione della clamidia in forma di prevenzione e come profilassi o l’utilizzo della terapia anti retrovirale utilizzata a scopo profilattico sono sicuramente delle armi efficaci e interessanti al fine di favorire la prevenzione. Dall’altra parte però è importante sottolineare che questi strumenti, pur essendo utili, non devono mai sostituire la prevenzione. La prevenzione rimane la strategia principale: significa educazione sessuale, conoscenza dei rischi a breve e lungo termine legati ai comportamenti a rischio, che possono diventare coadiuvati da questi nuovi strumenti tra cui la diagnosi precoce e i test di screening precoci, ma soprattutto l’utilizzo di nuove frontiere come sono quelle che noi stiamo vedendo adesso. Non si può pensare di evitare le malattie sessualmente con delle terapie di tipo profilattico. Questi strumenti funzionano al meglio quando esiste una vera cultura della prevenzione, basata sull’educazione e sulla possibilità per tutti di accedere facilmente ai test, non soltanto per la popolazione giovane, ma anche per quella adulta.»

 

L’immagine caricata in evidenza è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

Ti potrebbe interessare anche