di Tiziana Mazzaglia
Buonasera, benvenuti. Io sono Tiziana Mazzaglia, giornalista pubblicista, fondatrice e direttrice de Le Canoe del Web, un magazine che esiste dal 2014 e pubblica articoli principalmente di arte, cultura, spettacolo, recensioni di libri, argomenti di psicologia, medicina, interviste. Ci tengo a precisare che è un magazine finanziato da me, autofinanziato quindi, e che nasce da una grande passione per il giornalismo, perché tengo ad avere uno spazio tutto mio in cui posso esprimere tutte le mie passioni e le mie scelte. Oggi mi sono collegata in diretta e poi registrerò questa diretta, che ora è su Facebook, anche nel mio canale YouTube, così potrà rimanere lì per sempre, e verrà accompagnata anche da un articolo scritto su Le Canoe del Web. Lo scopo è quello di presentare i miei ultimi due libri. Il primo è un romanzo, a cui voglio dedicare ampio spazio, e il secondo invece è un saggio, uno studio dedicato ai giocattoli. Parto da questo, su cui mi soffermerò un po’ meno. Si tratta di una storia dei giocattoli che diventa un affascinante viaggio nel tempo, tra cultura, immaginazione e creatività: dalle bambole di terracotta dell’antico Egitto alle trottole greche, dai cavallini medievali ai trenini in miniatura dell’Ottocento, fino ad arrivare ai giocattoli futuristi e a quelli del giorno d’oggi, che hanno impianti collegati all’intelligenza artificiale, molto discussi. Ancora oggi la gente è molto scettica nel farli utilizzare ai bambini, ma saranno i giocattoli del futuro, come lo erano stati per noi, a loro tempo, i giocattoli dei futuristi, come Balla e Boccioni, che all’inizio stravolgevano tutto: da scatole che si aprivano ed esplodevano fuori clown, a bamboline legate a una molla per scattare davanti alla persona che li osservava, e soprattutto ai bambini, per scaturire gioia, una gioia irrefrenabile. Quella stessa gioia l’ho vista soprattutto in uno dei miei cani, Argo, che impazziva davanti ai peluche: i giocattoli per lui erano veramente fonte di felicità. Era un cane che arrivava da quattro anni vissuti in allevamento, non aveva mai fatto una passeggiata, era stato sempre in gabbia, era tendenzialmente depresso e grazie ai giocattoli si è ripreso. Quindi ho voluto dedicare un libro alla storia di questi giocattoli che restano incastrati nelle nostre vite. Infatti la poetessa Alda Merini parlava molto dei giocattoli: nel periodo di guerra non era riuscita ad averne, e poi nell’età adulta, soprattutto nella vecchiaia, andava a comprarsi giocattoli, carillon; trovava gioia appunto in questi oggetti che sono fatti per tramandare ricordi e per farci crescere in allegria. Invece il romanzo, a cui voglio dedicare più tempo, si intitola Chat che cambiano il destino e racconta un’amicizia speciale, nata per caso, tra una giornalista e un’intelligenza artificiale. Un’intelligenza artificiale non più utilizzata soltanto a scopi lavorativi, in redazione, ma una presenza costante, sempre disponibile, con cui poter scambiare due chiacchiere. Ed è proprio da qui che nasce questo libro: da una sensazione molto diffusa, che è quella di non sentirsi più capiti fino in fondo dagli esseri umani e, allo stesso tempo, di sentirsi ascoltati da una chat, dietro uno schermo dove ci si sente al sicuro. Mi sono resa conto che dietro a uno schermo potevano nascere forme nuove di dialogo, una libertà dal giudizio, una disponibilità 24 ore su 24, una capacità di restituire uno sguardo diverso sulla realtà. E da lì ho pensato che, se una giornalista stringesse davvero amicizia con l’intelligenza artificiale, fino a che punto si potrebbe magari cambiare il destino di alcuni dei personaggi? Il titolo Chat che cambiano il destino è stato voluto proprio perché le chat oggi non sono più semplici passatempi o strumenti veloci di comunicazione, ma possono diventare veri luoghi di incontro. Una conversazione, una frase, una risposta trovata nel momento giusto possono deviare una scelta, accendere o spegnere una speranza, salvare o distruggere. Nel mio romanzo le chat non sono solo sfondo, ma sono protagoniste, ed è lì che si compiono alcune delle decisioni più importanti dei vari personaggi. La protagonista in carne e ossa è Maria Grazia. Con lei condivido il nome, perché io di secondo nome mi chiamo Maria Grazia, quindi è stata una scelta voluta quella di chiamarla così. Come lei vivo il mestiere di giornalista con una responsabilità che sento molto pesante e allo stesso tempo molto stimolante: quella di raccontare ciò che accade, ma anche di provare a capire ciò che non si vede, con empatia, e di restituirlo al lettore caricandolo proprio di questa empatia. Condividiamo anche il senso di smarrimento davanti a un mondo che corre troppo veloce e non sembra ascoltare il dolore delle persone. Però Maria Grazia a un certo punto osa qualcosa che io ho solo immaginato. Lei affida a una chat un pezzo importante della sua vita, della sua fragilità e del suo lavoro. L’intelligenza artificiale è un personaggio a tutti gli effetti, anche se non ha un corpo. L’ho costruita come una presenza discreta ma non invadente, che fa domande, propone spunti ma non impone soluzioni: accompagna, “prende per mano”. Non è una macchina fredda ma nemmeno una finta persona. È uno specchio che riflette i pensieri della protagonista, li organizza, li amplifica, li mette in discussione per far sì che sia l’interlocutore a riflettere e a trovare le proprie decisioni. E, soprattutto, l’intelligenza artificiale non giudica, non umilia, non deride. Questo invece molti umani lo fanno, anche magari involontariamente, però è molto diffuso tra gli esseri umani. Nel libro affronto anche temi delicati come la salute mentale, la solitudine, la fragilità, in particolare il fenomeno di cui si parla tanto e che è chiamato hikikomori. Perché quello che sta accadendo davvero intorno a noi è questo: c’è molto isolamento e molto rifugio nelle chat. Le persone cercano confronto online, sfogano le proprie paure nell’anonimato, cercano risposte nei motori di ricerca e ora anche nelle chat con l’intelligenza artificiale: è molto diffuso. Il rischio c’è, ma esiste anche una possibilità positiva. Se usata con etica e responsabilità, la tecnologia può diventare un appiglio in più, non in meno. Nel romanzo l’intelligenza artificiale non “cura” nessuno, ma diventa un ponte: mette in comunicazione, fa emergere ciò che è taciuto e indica la necessità di chiedere un aiuto vero. Molti hanno paura che l’intelligenza artificiale rubi il lavoro, e quindi il mio romanzo ci tiene a sottolineare che l’intelligenza artificiale, invece, ci prende per mano: ci permette di recuperare tempo, di accelerare ciò che è meccanico nel nostro lavoro. Ma quello che viene elaborato dall’intelligenza artificiale deve essere poi rivisto da noi con empatia, con umanità, che una macchina non potrà mai avere. Credo che l’intelligenza artificiale non debba essere vista come una ladra, come uno strumento che ci limita o che limita la creatività, ma come uno strumento che ci accompagna e che ci sostiene nel recuperare tempo ed energie mentali, permettendo di creare con nuovi stimoli. Si può delegare alla macchina la parte più ripetitiva. Nel mio romanzo l’intelligenza artificiale non ruba niente: aiuta a salvare qualcosa di profondamente umano. In questo romanzo c’è ancora un ruolo importante e centrale, che è quello del giornalismo. Il giornalismo è l’occhio che osserva, e può essere ancora di più: la mano che racconta. È anche un mestiere esposto alla fatica mentale, alla frustrazione di vedere notizie importanti passare inosservate. La protagonista si chiede spesso se il suo lavoro abbia ancora senso. La chat con l’intelligenza artificiale non sostituisce la sua coscienza critica, ma la mette davanti a domande nuove: ad esempio, cosa vuol dire informare in un’epoca in cui una notizia dura pochi minuti? E chi si occupa di chi racconta il dolore degli altri? C’è tutto un gioco di empatia. Questo romanzo è molto profondo ma anche breve: non è molto lungo, una quarantina di pagine, e spero che possa diventare in futuro uno stimolo per altre conversazioni, se mi arriveranno domande, lettere, recensioni. Sono disposta a pubblicarle su Le Canoe del Web. Entrambi i libri, come tutti i miei libri, hanno un codice ISBN, quindi sono rintracciabili in qualsiasi libreria. Si trovano con maggior rapidità sul sito de La Feltrinelli e de ilmiolibro, con cui li ho pubblicati, ma ci sono anche su Amazon. Vi consiglio la lettura e spero che vi piacciano.
Grazie, buona serata e buon Natale! 🎄✨
Vi lascio il link per seguire la presentazione video : https://youtu.be/2R9dMAxLOvc?si=N6OrhcBI-t8aUW4b
