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Il medico e l’intelligenza artificiale: un faccia a faccia sul futuro della cura

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia 

Per molti anni il primo istinto di chi avvertiva un sintomo era prendere il telefono e chiamare il proprio medico. Oggi, sempre più spesso, quel gesto viene preceduto da un altro: aprire una chat, descrivere un dolore, caricare il risultato di un esame o raccontare ciò che si sta provando nella speranza di ottenere una risposta immediata. È un cambiamento silenzioso, quasi impercettibile, che sta modificando il nostro modo di avvicinarci alla salute. L’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre case con una naturalezza sorprendente e, nel giro di pochi anni, è diventata per molti un primo interlocutore a cui chiedere informazioni, chiarimenti o semplicemente un orientamento prima di rivolgersi a un professionista. A raccontare con efficacia questo cambiamento è un cortometraggio diffuso sui social dal creator Kiko.Co. Un medico, durante una pausa, sorseggia un caffè nel corridoio di un ospedale. A un certo punto viene avvicinato da un ragazzo che sostiene di arrivare dal futuro. Gli racconta ciò che accadrà: nel futuro i medici non esistono più, perché l’intelligenza artificiale è diventata così evoluta da occuparsi di diagnosi, terapie e decisioni cliniche. Il dialogo che segue non vuole predire il futuro, ma provocare una riflessione. Può davvero una macchina sostituire chi cura una persona? Oppure esiste qualcosa che nessun algoritmo potrà replicare? È una domanda tutt’altro che teorica. La salute è ormai uno degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata più frequentemente. Ogni settimana centinaia di milioni di persone pongono a ChatGPT domande sul proprio benessere, sui sintomi, sugli esami clinici e sugli stili di vita. Proprio per rispondere a questa crescente domanda, OpenAI ha presentato ChatGPT Health, una piattaforma progettata per aiutare gli utenti a comprendere meglio le proprie informazioni sanitarie, ribadendo però che il sistema nasce per affiancare il medico e non per sostituirlo. La velocità con cui questi strumenti si stanno diffondendo è impressionante. Una risposta arriva in pochi secondi, è disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro e spesso viene percepita come rassicurante. Tuttavia, proprio questa apparente immediatezza rischia di creare un equivoco: confondere un supporto informativo con un parere medico. A riaccendere il dibattito è stata una vicenda raccontata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera. Un ex pastore della Florida ha citato in giudizio OpenAI sostenendo di essersi affidato per settimane alle risposte di ChatGPT, ritardando il ricorso a un medico. Secondo quanto riportato nell’azione legale, il chatbot avrebbe minimizzato sintomi poi riconducibili a una grave embolia polmonare bilaterale, arrivando perfino a rassicurarlo con una frase che ha fatto il giro del mondo: «Dio non ha creato il tuo corpo perché si guasti». Saranno i giudici ad accertare i fatti e le eventuali responsabilità, ma il caso ripropone una questione destinata a diventare sempre più frequente: fino a che punto possiamo delegare all’intelligenza artificiale valutazioni che riguardano la nostra salute?  Non si tratta di un episodio isolato. Studi recenti hanno evidenziato come i chatbot possano ancora commettere errori nella valutazione dell’urgenza di alcune situazioni cliniche o fornire risposte inappropriate quando il contesto è particolarmente complesso. La loro capacità di elaborare enormi quantità di dati non coincide necessariamente con la comprensione della storia clinica, delle emozioni e delle sfumature che ogni paziente porta con sé. Eppure, sarebbe sbagliato fermarsi qui e concludere che l’intelligenza artificiale rappresenti un pericolo da evitare. La storia della medicina insegna il contrario. Ogni grande innovazione, dallo stetoscopio alla radiografia, dalla TAC alla chirurgia robotica, ha suscitato dubbi e timori prima di diventare uno strumento indispensabile. Anche l’intelligenza artificiale appartiene a questa categoria. Non è un medico. È uno strumento. E, come ogni strumento, la sua efficacia dipende dall’uso che ne viene fatto. Anche un bisturi può salvare una vita oppure provocare un danno irreparabile. Nessuno attribuisce la responsabilità al bisturi. La responsabilità appartiene sempre alla persona che lo utilizza. Lo stesso principio dovrebbe guidare il rapporto con l’intelligenza artificiale. Un algoritmo può suggerire, analizzare, confrontare milioni di dati e individuare correlazioni che l’occhio umano impiegherebbe molto più tempo a riconoscere. Ma non possiede coscienza, sensibilità, esperienza clinica né responsabilità morale. Esiste poi un altro aspetto che merita attenzione. La medicina non è soltanto diagnosi. È relazione. È ascolto. È fiducia. Chi riceve una diagnosi difficile non ha bisogno esclusivamente di conoscere il nome della malattia o la terapia più indicata. Ha bisogno di qualcuno che sappia spiegare, rassicurare, accompagnare e, quando necessario, condividere il peso dell’incertezza. È una dimensione profondamente umana, che nessun modello matematico può realmente sostituire. Questo non significa negare i vantaggi dell’intelligenza artificiale. Al contrario. Utilizzata correttamente, può ridurre i tempi delle diagnosi, supportare la ricerca scientifica, individuare precocemente alcune patologie, alleggerire il lavoro amministrativo dei professionisti e consentire ai medici di dedicare più tempo proprio al rapporto con il paziente. In altre parole, può rendere la medicina più efficiente senza renderla meno umana. Naturalmente, tutto questo richiede regole. Ed è proprio sul terreno della responsabilità che si gioca una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Chi risponde se un algoritmo commette un errore? Il produttore del software? Lo sviluppatore? La struttura sanitaria? Il medico che decide di utilizzarlo? Sono domande alle quali il diritto sta cercando di dare risposte attraverso un quadro normativo in continua evoluzione, anche alla luce dell’AI Act europeo. In questo contesto si inserisce il volume La disciplina dell’IA e degli algoritmi avanzati in Italia e in Europa, diretto da Andrea Sirotti Gaudenzi e pubblicato da Zanichelli. L’opera affronta proprio le implicazioni giuridiche dell’intelligenza artificiale, evidenziando come l’innovazione tecnologica debba necessariamente procedere insieme alla tutela dei diritti, alla trasparenza e alla definizione delle responsabilità.

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Per approfondire questi temi, ho scelto di raccogliere anche il contributo del Prof. Avv. Michele Miccoli, tra i coautori del volume ed anche docente universitario di Diritto sanitario, al quale chiederemo quale ruolo potrà avere l’intelligenza artificiale nella medicina del futuro, quali garanzie dovranno essere offerte ai cittadini e come il diritto potrà accompagnare una trasformazione destinata a incidere profondamente sulla vita di tutti noi. Perché, in fondo, la domanda non è se l’intelligenza artificiale sostituirà il medico. La domanda è un’altra: saremo capaci di utilizzarla nel modo giusto? La tecnologia, da sola, non è né buona né cattiva. È l’uomo a darle una direzione. Saranno i medici a decidere se accogliere o meno il suggerimento di un algoritmo. Saranno i ricercatori a migliorarne l’affidabilità. Saranno i legislatori a fissarne i limiti. Saranno i cittadini a imparare a usarla con consapevolezza. Il futuro della medicina, probabilmente, non sarà scritto da una sfida tra uomo e macchina. Sarà costruito dalla loro collaborazione. E se l’intelligenza artificiale riuscirà davvero a liberare tempo, energie e risorse perché i medici possano tornare ad ascoltare di più, spiegare meglio e prendersi maggiormente cura delle persone, allora non avremo sostituito il medico. Avremo semplicemente messo la tecnologia al servizio dell’umanità.

Ecco il parere dell’esperto Prof. Avv. Michele Miccoli: 

L’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando il panorama della medicina, offrendo nuove opportunità e sfide. Questo articolo esplora come l’IA sta influenzando vari aspetti della pratica medica.

Diagnosi e Trattamento

Una delle applicazioni più promettenti dell’IA è nella diagnosi precoce delle malattie. Algoritmi avanzati possono analizzare enormi quantità di dati clinici e immagini mediche per identificare anomalie che potrebbero sfuggire all’occhio umano. Ad esempio, sistemi di IA sono stati sviluppati per rilevare tumori attraverso l’analisi delle radiografie e delle risonanze magnetiche, migliorando l’accuratezza diagnostica e riducendo i tempi di attesa.

Personalizzazione delle Cure

L’IA consente anche una medicina più personalizzata. Utilizzando dati genomici e storie cliniche, gli algoritmi possono suggerire trattamenti specifici per ogni paziente. Questo approccio mirato non solo aumenta l’efficacia delle terapie, ma può anche ridurre gli effetti collaterali, portando a un miglioramento globale della qualità della vita dei pazienti.

Efficienza Operativa

Inoltre, l’IA sta ottimizzando le operazioni all’interno degli ospedali. Strumenti di gestione dei flussi di lavoro basati su IA possono migliorare l’allocazione delle risorse, ridurre i costi e migliorare l’efficienza generale. Ciò consente ai professionisti della salute di concentrarsi di più sui pazienti piuttosto che sulle pratiche burocratiche.

Sfide Etiche e Sicurezza

Nonostante i vantaggi, l’integrazione dell’IA nella medicina solleva anche questioni etiche e di sicurezza. La protezione dei dati dei pazienti è fondamentale, e vi è il rischio di bias negli algoritmi, che possono portare a diagnosi errate o a trattamenti inadeguati. È essenziale che i professionisti della salute collaborino con esperti di tecnologia per garantire che l’IA sia utilizzata in modo responsabile e sicuro.

Il rapporto tra medicina e intelligenza artificiale è in continua evoluzione. Sebbene l’IA offra opportunità senza precedenti per migliorare la diagnosi, il trattamento e l’efficienza operativa, è fondamentale affrontare le sfide etiche e di sicurezza. Solo così potremo sfruttare appieno il potenziale di questa tecnologia nel miglioramento della salute umana.

Prof. Avv. Michele Miccoli

 

L’immagine principale allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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