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E tu che tempo hai?

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’è una domanda che oggi rivolgiamo sempre più spesso agli altri e, forse, anche a noi stessi: «Hai tempo?». Una domanda semplice, quasi banale, che però racconta molto della società in cui viviamo. Perché il tempo, almeno quello che possiamo scegliere come impiegare, sembra essere diventato una delle risorse più preziose. Non è un caso se il filosofo tedesco Josef Pieper scriveva che «il tempo libero non è ozio. È lo spazio in cui l’essere umano ritrova se stesso». Eppure proprio quello spazio, che dovrebbe permetterci di riposare, coltivare relazioni, leggere un libro, passeggiare o semplicemente fermarci, appare sempre più difficile da conquistare. Paradossalmente viviamo nell’epoca della massima innovazione tecnologica. Computer, smartphone, intelligenza artificiale e servizi digitali promettono ogni giorno di semplificare la nostra vita e di farci risparmiare tempo. Eppure la sensazione diffusa è l’esatto contrario: corriamo da un impegno all’altro, rispondiamo a messaggi anche fuori dall’orario di lavoro, controlliamo continuamente le notifiche e, quando finalmente arriva un momento libero, spesso finiamo per riempirlo con altri schermi. Non si tratta soltanto di una percezione. I dati dell’OCSE mostrano che le persone continuano a dedicare una parte consistente della giornata al lavoro retribuito e a quello domestico, mentre il tempo realmente disponibile per sé resta limitato e distribuito in modo diseguale, soprattutto tra uomini e donne, che ancora oggi dedicano quantità molto diverse di tempo al lavoro di cura non retribuito. Ma il problema non è solo quanto tempo abbiamo. È come lo viviamo. Il sociologo britannico Jonathan Gershuny, tra i maggiori studiosi dell’uso del tempo, sostiene che il vero cambiamento della società contemporanea non riguarda tanto la quantità di tempo libero, quanto la sua qualità. Il nostro tempo è sempre più frammentato, continuamente interrotto da notifiche, telefonate, e-mail e incombenze quotidiane. È un tempo che raramente riesce a trasformarsi in vero riposo. Anche il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, nel suo celebre saggio La società della stanchezza, osserva che viviamo in una cultura della prestazione nella quale ogni istante deve essere produttivo. Non siamo più costretti da qualcuno a lavorare senza sosta: siamo noi stessi a sentirci obbligati a essere sempre efficienti, raggiungibili, aggiornati. Così perfino il tempo libero rischia di trasformarsi in una lista di obiettivi da raggiungere. Le ricerche più recenti dell’OCSE sembrano confermare questo scenario. Uno studio internazionale pubblicato nel 2025 evidenzia che trascorrere oltre cinque ore al giorno davanti agli schermi per uso personale è associato a una maggiore probabilità di riportare un basso benessere soggettivo. Tuttavia gli studiosi precisano che il problema non è lo schermo in sé: pesano ancora di più fattori come la mancanza di sonno, la sedentarietà, le difficoltà economiche e la solitudine. In altre parole, la tecnologia spesso amplifica un disagio che nasce altrove. E allora viene spontaneo chiedersi se il tempo libero sia davvero diventato un lusso. Non soltanto perché sembra diminuire, ma perché sempre meno persone riescono a viverlo senza sentirsi in colpa. C’è chi continua a controllare le e-mail durante una passeggiata, chi risponde ai messaggi di lavoro durante la cena, chi trasforma anche le vacanze in una corsa alla produttività. Eppure proprio il tempo dedicato alle relazioni, alla cultura, all’attività fisica o al semplice riposo è quello che numerosi studi associano a un maggiore benessere psicologico e a una migliore qualità della vita. Forse la domanda, allora, non è soltanto quanto tempo abbiamo, ma quanto tempo siamo ancora capaci di vivere davvero. Perché il vero lusso del nostro tempo potrebbe non essere possedere più denaro o più tecnologia, ma riuscire a spegnere il telefono, rallentare il ritmo e concederci qualche ora che non debba produrre nulla, se non la possibilità di ritrovare noi stessi.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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