di Tiziana Mazzaglia
«Ogni anno, in questo giorno, la comunità internazionale è convocata a mostrare solidarietà ai sogni del popolo palestinese di un futuro pacifico» ha affermato la Direttrice Generale della UNESCO, Audrey Azoulay. Il 29 novembre è stato scelto perché il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la storica Risoluzione 181(II), che prevedeva la partizione della Palestina in due stati, arabo e israeliano. Da quel giorno l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese, autodeterminazione, indipendenza, ritorno, è rimasto incompiuto. Oggi la Giornata non è solo memoria, ma urgente richiamo all’azione. Secondo le Nazioni Unite la crisi umanitaria nei Territori Palestinesi occupati è “una delle più gravi del nostro tempo”. Da ottobre 2023 migliaia di vite sono state spezzate nella Striscia di Gaza: un rapporto segnala oltre 44.000 morti palestinesi, di cui la maggioranza donne e bambini, e decine di migliaia di feriti. Più di 1,7 milioni di persone sono state costrette a fuggire, senza trovare un rifugio davvero sicuro. Il contesto storico è segnato anche dalla tragedia della Nakba, la “catastrofe” del 1948, quando circa 760.000 palestinesi furono sfollati o fuggirono dalla propria terra nel momento della creazione dello Stato d’Israele. “L’annosa crisi dei rifugiati palestinesi è la più lunga del mondo”, ricorda l’UNRWA, l’agenzia Onu incaricata dal 1949 di assistere milioni di profughi palestinesi. In questo giorno, la solidarietà significa molto più che bandiere e slogan. Significa riconoscere che, come scrive un’esperta di diritti umani, “non esiste giustificazione per punire collettivamente un popolo”. Significa chiedere che il diritto internazionale sia rispettato, che la dignità umana sia centrale, che i bambini possano crescere senza paura. È un invito alla coscienza globale, a non restare spettatori ma a farsi responsabili. La situazione oggi ci interpella: a che punto siamo con la pace? Può esserci giustizia senza riconoscere un popolo? Questa Giornata ci ricorda che la Palestina non è solo un luogo geografico: è un simbolo di libertà negata, un appello ai valori che dovremmo coltivare. «La questione della Palestina rimane irrisolta e il popolo palestinese non ha ancora ottenuto i suoi diritti inalienabili», recita il sito dell’Onu. Che questa data ci rafforzi nella speranza, nella memoria e soprattutto nell’impegno a cambiare le cose.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
