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“Chi fermerà la musica?”: quando una canzone diventa memoria

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

“Chi fermerà la musica?” È una domanda che i Pooh hanno trasformato in una delle canzoni più amate della musica italiana. Ma è anche un interrogativo che va oltre il significato di un brano. Perché, in fondo, la musica non si può fermare davvero. Continua a vivere nelle persone, attraversa le generazioni, custodisce ricordi e restituisce emozioni che credevamo perdute. Bastano poche note. Una melodia ascoltata distrattamente alla radio, un vecchio vinile ritrovato in soffitta, una playlist che parte per caso. Improvvisamente il tempo si piega. Ci ritroviamo adolescenti durante una festa, bambini in auto con i nostri genitori, giovani innamorati mentre quella canzone sembrava raccontare proprio la nostra storia. Non è nostalgia: è la memoria che si risveglia attraverso la musica. Le neuroscienze spiegano che la musica coinvolge contemporaneamente aree del cervello dedicate alle emozioni, all’attenzione e ai ricordi. Per questo una canzone riesce spesso a riportare alla luce momenti della nostra vita con una forza sorprendente. Non ricordiamo soltanto un fatto, ma riviviamo le sensazioni, i profumi, le persone e persino gli stati d’animo di quell’istante. È un fenomeno che assume un valore ancora più profondo nelle persone affette da Malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza. In molte strutture sanitarie la musicoterapia è ormai una pratica consolidata. Accade così che chi fatica a riconoscere il volto di un figlio riesca invece a intonare una canzone imparata da ragazzo. Le parole riaffiorano, gli occhi si illuminano, il sorriso torna per qualche minuto. La musica sembra trovare una strada diversa per raggiungere ricordi che il tempo non è riuscito a cancellare. Ma il suo potere non riguarda soltanto la malattia. Accompagna ogni fase della nostra esistenza. Da bambini impariamo attraverso filastrocche e canzoni. Da adulti scegliamo la colonna sonora dei momenti più importanti: un matrimonio, un viaggio, una nascita, una festa. Ogni periodo della vita finisce per avere il suo sottofondo musicale, capace di raccontarci anche molti anni dopo. Forse è proprio questo il significato più profondo della domanda dei Pooh. Chi può fermare la musica se continua a vivere dentro ciascuno di noi? Le note finiscono, i concerti si concludono, i dischi smettono di girare. Eppure qualcosa resta. Rimane quella parte invisibile che si deposita nella memoria e che nessun calendario può consumare. In un mondo che corre sempre più veloce, la musica continua a ricordarci chi siamo stati e, forse, anche chi siamo. Non conserva soltanto i ricordi: li protegge, li riporta alla luce e li consegna alle emozioni. È un archivio senza scaffali, una biblioteca senza pagine, un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni. E allora la risposta a quella domanda, forse, è già scritta nelle nostre vite. Nessuno fermerà la musica, perché ogni volta che una canzone riesce a farci sorridere, commuovere o ricordare una persona amata, continua a suonare dentro di noi. E finché esisterà un ricordo capace di riaffiorare grazie a una melodia, la musica non smetterà mai di raccontare la nostra storia.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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