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L’umano non sa più scrivere! Copia incolla e firma da ChatGTP

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

In rete si allungano le ombre delle parole senza volto, quelle generate da intelligenze artificiali e firmate da chi non ha scritto, solo copiato. Non è la macchina il problema, ma la mano che si appropria di ciò che non ha sentito. Sempre più articoli nascono senza cuore, senza respiro, senza inciampi umani. Li riconosci subito: i paragrafi si susseguono precisi, come un orologio svizzero, il grassetto si alterna con metodo, le virgolette sono soltanto apici distanti, le così dette virgolette capitali doppie inglesi e non sono usate quelle caporali francesi dette anche a sergente, inoltre, alla fine una conclusione piana, asettica, mai vissuta. La scrittura perde la sua pelle, il suo odore, la sua imperfezione. Ma scrivere è tremare, è inciampare sulle emozioni, è sbagliare un tempo verbale, perché il cuore correva più veloce della grammatica. Copiare da una macchina e firmarsi come autore è come indossare un vestito di qualcun altro senza sapere nemmeno per quale occasione sia stato cucito. È un tradimento del pensiero, una resa della coscienza. Non c’è nulla di male nell’usare ChatGPT per fare ricerche e per esplorare, se lo si fa con consapevolezza, con spirito investigativo, come una lanterna nella notte. Ma non può diventare il nostro specchio, il nostro sostituto, il nostro doppio. L’umano scrive con il sangue, con i ricordi, con le assenze, con i tremori. Una frase, per essere vera, deve essere attraversata dalla vita. Non si può rubare un testo e pretendere che ci rappresenti. La parola è un atto sacro, e merita onestà. Non si incolla l’anima. Non si firma il silenzio.

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