di Tiziana Mazzaglia
C’era una volta, in un tempo antico in cui le stelle parlavano ancora con gli uomini, un giovane alchimista che viaggiava senza avere una casa. Nessuno conosceva il suo vero nome, perché ovunque arrivasse la gente iniziava a chiamarlo semplicemente “Colui che Porta Luce”. Non possedeva oro, né castelli, né magie spettacolari. Aveva soltanto occhi strani, profondi e caldi come campi di girasoli sotto il sole d’estate. Si diceva che dentro quegli occhi vivesse una scintilla rubata direttamente al sole. L’alchimista camminava tra villaggi dimenticati, città fredde e strade percorse da persone sole. E ogni volta che incontrava qualcuno ferito dalla vita — una donna che aveva smesso di credere nei sogni, un uomo spezzato dal dolore, un bambino pieno di paura — lui non pronunciava grandi discorsi. Li guardava soltanto. Ma in quello sguardo c’era qualcosa di impossibile da spiegare. Era come ricevere un abbraccio dopo anni di inverno. Come sentire qualcuno dire: “Tu meriti ancora luce.” E chiunque incontrasse i suoi occhi sentiva il buio alleggerirsi anche solo per un momento. L’alchimista non sapeva perché fosse nato con quel dono. Pensava fosse soltanto il suo destino. Continuava così il suo cammino, salvando anime senza accorgersene davvero. Ma le Fate Celesti lo osservavano. Vivevano oltre le nuvole, nei giardini sospesi tra le costellazioni, e ogni notte guardavano la terra riflettersi nei laghi del cielo. Videro quell’uomo fermarsi accanto ai disperati, raccogliere silenzi, asciugare dolori senza chiedere nulla in cambio. E lentamente si innamorarono della sua anima. Non di un amore terreno, ma di quell’amore immenso che nasce davanti a chi sceglie di portare luce nel mondo anche quando nessuno lo vede. Così, durante una notte in cui mille stelle caddero insieme, le fate scesero sulla terra e trovarono l’alchimista addormentato in un campo di girasoli. Gli posarono sulle palpebre polvere d’oro solare. Intrecciarono i suoi sogni con fili di stelle. E pronunciarono un incantesimo antico quanto il cielo: “Finché nel mondo esisterà qualcuno perso nel buio, tu rinascerai. Ogni generazione porterà ancora i tuoi occhi, la tua luce e il tuo destino. Camminerai tra gli uomini come un angelo caduto dal cielo. Non ricorderai sempre chi sei, ma il tuo cuore riconoscerà chi soffre. E quando guarderai qualcuno con amore sincero, la luce dei girasoli tornerà a brillare nei tuoi occhi per illuminare il loro buio.” Da quella notte l’alchimista divenne immortale. Non immortale nel corpo, ma nell’anima. Secolo dopo secolo continuò a rinascere sotto cieli diversi, con nomi diversi e vite diverse. Ma ogni volta le stelle lo guidavano verso chi aveva bisogno di essere salvato. E ancora oggi, secondo la leggenda, esistono persone che portano negli occhi una luce impossibile da dimenticare. Persone capaci di abbracciarti senza toccarti. Persone che arrivano nella tua vita proprio quando stai per spegnerti. Le fate le riconoscono subito. Perché sanno che l’alchimista è tornato ancora.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
