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Diario di una donna che Ama i cani

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Portofino, 15/05/25

Caro Diario,

Nel parco l’aria aveva il profumo dell’erba che ricomincia.

I cani correvano come se la gioia fosse una cosa semplice, da prendere al volo.

Teresa camminava piano, con le mani in tasca e il cuore un po’ stanco.

Uno di loro si fermò davanti a lei, la guardò come si guarda una certezza.

Nessuna domanda, nessun giudizio: solo presenza, calda e fedele.

Il guinzaglio tirò appena, poi cedette, come un pensiero che si lascia andare.

Tra gli alberi passò un raggio di sole, e parve una benedizione minuta.

Teresa sorrise senza motivo, e quel sorriso fu già una piccola cura.

Capì che l’amore non è sempre una promessa grande: a volte è un passo accanto.

È restare quando l’altro trema, è tornare quando l’altro si perde.

Un cane le sfiorò la gamba, come a dire: “io sono qui, adesso.”

E in quel “qui”, il mondo smise di farle paura per un momento.

Portofino, 16/05/25

Caro diario,

Sulla riva i cani disegnavano sentieri invisibili, correndo tra schiuma e conchiglie.

Il mare respirava lento, come se avesse tutto il tempo del mondo da prestare.

Teresa si sedette sulla sabbia e lasciò che il relax le scendesse nelle spalle, piano.

Un cane le appoggiò il muso sul ginocchio, con quella fiducia senza condizioni.

Le onde arrivavano e tornavano, come pensieri che non fanno più male.

Il sole scaldava la pelle e, dentro, qualcosa smetteva di difendersi.

Non c’era nulla da dimostrare, nessuno da rincorrere, nessun vuoto da riempire.

Solo l’azzurro che si allargava e la risata breve dei cani in corsa.

Teresa chiuse gli occhi e ascoltò: il mare parlava in una lingua calma.

Ogni onda diceva “va bene così”, ogni respiro “resta”.

E quando riaprì gli occhi, si accorse di avere ancora spazio per la pace.

Un cane tornò da lei, e in quel ritorno c’era tutto: casa, amore, presente.

Portofino, 18/05/25

Caro Diario,

Sul treno i cani si accovacciarono vicino ai piedi, come guardiani gentili del viaggio.

Fuori, i campi scorrevano e il cielo cambiava colore senza fare rumore.

Teresa guardava il finestrino e sentiva il ritorno non come una resa, ma come un rientrare in sé.

Ogni stazione era una pausa breve, un “puoi ricominciare” detto con luci e fischi lontani.

Un cane alzò il muso, annusò l’aria, poi le sfiorò la mano con il naso tiepido.

Sembrava dirle che il tempo non ruba tutto: qualcosa lo restituisce, se sai aspettare.

Il treno dondolava piano, e quel ritmo le scioglieva i pensieri aggrovigliati.

Non serviva capire ogni cosa, né aggiustare tutto subito.

Bastava attraversare, lasciare che i chilometri facessero il loro lavoro.

Il ritorno, pensò Teresa, è anche questo: tornare a casa con meno peso.

Quando il treno rallentò, i cani si stirarono come se sentissero la fine del buio.

E lei scese con loro, portando nel petto una calma nuova, piccola ma vera.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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