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Quel blu che ci fa fermare e respirare

Giornata Europea del Mare

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

La Giornata Mondiale del Mare è una di quelle ricorrenze che dovrebbero costringerci a fermarci, a respirare più lentamente e ad ascoltare il rumore profondo dell’acqua, perché il mare non è soltanto paesaggio, vacanza, orizzonte o nostalgia: è una forza viva che regola il clima, nutre milioni di persone, custodisce biodiversità, sostiene economie, trasporta merci, produce ossigeno e conserva una memoria antichissima del pianeta. Ogni onda porta con sé una storia, ogni fondale è un archivio naturale, ogni corrente collega continenti lontani come se la Terra fosse un unico grande corpo attraversato dallo stesso respiro. “Il mare unisce i Paesi che separa”, scriveva Alexander Pope, e mai come oggi questa frase appare vera: il mare sembra dividere le coste, ma in realtà lega popoli, commerci, culture, migrazioni, speranze e responsabilità. Le statistiche raccontano la sua grandezza e insieme la sua fragilità: gli oceani ricoprono circa il settanta per cento della superficie terrestre, assorbono una parte enorme del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale, contribuiscono a generare più della metà dell’ossigeno che respiriamo e rappresentano una fonte di vita e lavoro per miliardi di persone. Eppure questo gigante blu è sotto pressione. Ogni anno finiscono in mare milioni di tonnellate di plastica, una quantità così vasta da trasformare l’inquinamento in una delle ferite più visibili del nostro tempo; circa il novanta per cento dei grandi pesci predatori è diminuito rispetto ai livelli storici in molte aree del pianeta; una quota importante degli stock ittici mondiali è sfruttata oltre limiti sostenibili; le barriere coralline, che ospitano una parte straordinaria della biodiversità marina, sono minacciate dall’aumento delle temperature, dall’acidificazione delle acque e dall’impatto delle attività umane. Non si tratta di numeri freddi, ma di campanelli d’allarme: quando il mare soffre, soffrono anche le coste, la pesca, il turismo, l’agricoltura, il clima e le comunità che vivono grazie all’acqua. Jacques Cousteau diceva che “proteggiamo ciò che amiamo, amiamo ciò che comprendiamo e comprendiamo ciò che ci viene insegnato”: ecco perché una giornata dedicata al mare deve essere anche una giornata di educazione, consapevolezza e responsabilità collettiva. Il mare ha nutrito l’immaginazione dell’uomo fin dall’antichità: per Omero era la grande distesa “color del vino”, per i navigatori era promessa e pericolo, per i poeti era libertà, per i migranti è spesso speranza e dolore, per i bambini è la prima idea di infinito. Ma oggi non possiamo più limitarci a contemplarlo: dobbiamo proteggerlo. La Giornata Mondiale del Mare ci ricorda che ogni gesto compiuto sulla terra arriva prima o poi all’acqua: una bottiglia abbandonata, un sacchetto disperso, uno scarico non controllato, un consumo irresponsabile di pesce, una spiaggia trattata come discarica, tutto finisce dentro un sistema che non dimentica. Il mare restituisce ciò che riceve, e lo fa con tempeste più violente, erosione delle coste, perdita di specie, acque più calde e habitat sempre più fragili. Ma non tutto è perduto. Le aree marine protette, la pesca sostenibile, la riduzione della plastica monouso, la depurazione delle acque, la ricerca scientifica, il turismo responsabile e l’educazione ambientale possono cambiare il destino degli ecosistemi marini. In molte parti del mondo si moltiplicano iniziative di pulizia delle spiagge, campagne per la tutela delle tartarughe marine, progetti di recupero delle reti fantasma, monitoraggi dei fondali, percorsi didattici nelle scuole e azioni per proteggere posidonia, coralli, cetacei e habitat costieri. Sono segnali importanti, perché dimostrano che la difesa del mare non appartiene solo agli scienziati o alle istituzioni, ma a ciascuno di noi. Anche scegliere una borraccia invece di una bottiglia usa e getta, non lasciare rifiuti sulla sabbia, acquistare pesce rispettando stagionalità e provenienza, partecipare a una raccolta ambientale o insegnare a un bambino a non portare via conchiglie e organismi dal loro ambiente sono gesti piccoli che costruiscono una cultura nuova. “Il mare, una volta lanciato il suo incantesimo, tiene per sempre nella sua rete di meraviglia”, scriveva Cousteau, e forse proprio questa meraviglia è il punto da cui ripartire. Perché nessuna legge, nessun accordo internazionale e nessuna campagna potranno davvero funzionare se prima non torniamo a sentire il mare come qualcosa che ci riguarda intimamente. Non è un confine, è una casa comune. Non è uno scenario, è un organismo vivente. Non è una risorsa infinita, è un equilibrio delicato. Celebrare la Giornata Mondiale del Mare significa allora guardare oltre la superficie e capire che sotto il blu esiste una trama immensa di vita: plancton, alghe, pesci, molluschi, cetacei, coralli, praterie sommerse, correnti, microorganismi, tutti legati da relazioni invisibili ma decisive. Difendere il mare vuol dire difendere il clima, il cibo, il lavoro, la bellezza, la salute e la memoria del pianeta. In un tempo in cui l’uomo sembra spesso dimenticare i propri limiti, il mare continua a darci una lezione antica: tutto scorre, tutto ritorna, tutto è collegato. E forse il modo migliore per onorarlo non è soltanto celebrarlo per un giorno, ma imparare a rispettarlo ogni giorno, con la gratitudine dovuta a ciò che ci precede, ci sostiene e continuerà a raccontare la storia della Terra anche dopo di noi.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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