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Lettera al 2025

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Caro 2025,

ti scrivo come si scrive a un anno che non è stato solo un calendario, ma una stanza piena di voci: alcune luminose, altre ferite, altre ancora silenziose come i giorni in cui ci si accorge che il mondo corre e noi proviamo soltanto a restare umani. Se dovessi riassumerti, direi: sei stato l’anno delle soglie. Soglie climatiche, soglie tecnologiche, soglie politiche e personali. Hai chiesto a tutti di scegliere: ignorare o guardare in faccia la realtà. Hai portato un clima che sembra un avvertimento, con giornate roventi e notti senza tregua, e con la consapevolezza che la Terra non è infinita e che ogni scelta lascia un segno. Hai continuato a ricordarci che il conflitto è una ferita aperta del nostro tempo: tensioni e guerre hanno pesato sul linguaggio dei governi e sulla vita delle persone, mentre in tanti, ovunque, cercavano una tregua che non fosse solo una parola. E poi c’è stata l’altra frontiera: l’intelligenza artificiale, sempre più presente nel lavoro, nelle relazioni e persino nel modo in cui ci raccontiamo; una corsa piena di possibilità e di domande, con quella più grande sospesa su tutte le innovazioni: ci renderà più liberi, o più soli? Sul piano economico e geopolitico ti sei mosso come una scacchiera che cambia regole a partita iniziata: mercati in allerta, scelte difficili, paure e speranze che si sono alternate come maree. In Italia ti ricorderò come un anno dal passo corto ma ostinato, con la sensazione diffusa che tutto richieda più tempo, più energia, più pazienza; eppure, anche nei periodi complicati, la cultura ha continuato a essere una casa: libri, musica, immagini, idee. Ma se devo dirti la verità, caro 2025, il tuo peso più grande non è stato solo quello delle notizie: è stato quello degli addii. Quest’anno la televisione, lo spettacolo, l’arte e lo sport hanno salutato persone che sembravano parte del nostro paesaggio quotidiano, volti e voci che avevano accompagnato intere stagioni della nostra vita. Abbiamo detto addio a personaggi televisivi e artisti amati e discussi, e a figure che hanno segnato la memoria collettiva; e insieme a loro se ne sono andati pezzi di epoche, di linguaggi, di abitudini. Abbiamo salutato anche creativi, intellettuali e protagonisti della scena culturale, persone capaci di lasciare opere e tracce che restano, come se continuassero a parlare per loro: Papa Francesco, Pippo Baudo, Giorgio Armani, le gemelle Kessler, Ornella Vanoni, Brigitte Bardot. E nella mia sfera privata, in questo 2025 degli addii, ho dovuto dire addio anche al mio chihuahua Argo, lasciano la porta aperta all’arrivo di Otello. E in un anno così, persino gli eventi istituzionali e spirituali hanno assunto il peso della storia, ricordandoci quanto sia fragile ciò che diamo per scontato. Eppure non voglio lasciarti solo con il lutto e con la cronaca, perché un anno, anche quando pesa, porta sempre una lezione: che la vita non si misura in giorni pieni o vuoti, ma in ciò che ci fa restare capaci di sentire. Nella gentilezza che non fa rumore. Nella memoria che salva. Nel fatto che, nonostante tutto, ci alziamo ancora e proviamo a fare bene. Qui, nel silenzio tra una notizia e l’altra, ci sono anche le mie cose: i pensieri che ho capito tardi, le paure che ho imparato a nominare, i desideri che ho difeso piano, le persone che ho stretto, quelle che ho perso, e quelle che ho ritrovato. Ti saluto, 2025. Ti lascio andare come si fa con un viaggio che non si dimentica. E consegno al 2026 una richiesta semplice e testarda: meno cinismo, più cura; meno rumore, più verità; meno paura, più coraggio quotidiano. Addio, 2025, e grazie anche per quello che è stato difficile, perché nelle difficoltà si cresce e si matura.

Tiziana Mazzaglia

 

L’immagine allegata è stata creata con lìIntelligenza Artificiale.

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