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di Tiziana Mazzaglia
San Valentino. San Valentino riempie le vetrine di cuori, ma sotto la carta lucida resta una domanda antica: che cosa celebriamo davvero, l’amore o il suo spettacolo? Le statistiche aiutano a vedere l’ambivalenza senza rovinare la poesia: un sondaggio Ipsos per Confesercenti, ripreso da ANSA, stimava che nel 2024 circa il 60% degli italiani avrebbe festeggiato la ricorrenza, con una spesa media di 85 euro a persona e con il 73% orientato verso la cena romantica; nello stesso resoconto si notava che una cena su cinque sarebbe stata preparata a casa anche per contenere i costi (ANSA, 13/02/2024). È un dato che racconta due cose insieme: il bisogno di rituali, e la necessità di adattarli alla realtà. Ma l’amore non si misura solo nei gesti “di calendario”; gli studiosi che si occupano di legami umani hanno mostrato quanto le relazioni contino persino per la salute: una meta-analisi molto citata (148 studi, oltre 300.000 partecipanti) ha trovato che relazioni sociali più forti sono associate a una maggiore probabilità di sopravvivenza, con un effetto medio equivalente a un 50% di aumento della likelihood di sopravvivenza (Holt-Lunstad et al., 2010). Non è magia: è biologia e cultura, è stress che diminuisce, è supporto che arriva, è solitudine che non diventa gabbia. E poi c’è la microfisica del quotidiano, quella che gli psicologi delle coppie osservano nei dettagli: il Gottman Institute ha divulgato il “rapporto 5 a 1” come indicatore tipico delle coppie stabili durante il conflitto, cioè la necessità che alle interazioni negative si accompagnino molte più interazioni positive per mantenere il legame sano (Gottman Institute, 2017). San Valentino, allora, può diventare un pretesto utile, non una prova di valore: un promemoria per dire grazie, per scusarsi, per ascoltare davvero, per smettere di dare per scontato chi c’è. E può essere anche, con delicatezza, una giornata che include chi non festeggia: chi è solo, chi ha perso, chi aspetta, chi ama in forme non pubblicitarie. La poesia migliore non è il regalo più costoso, ma la continuità: una carezza fuori scena, una frase detta bene, la scelta di restare gentili quando sarebbe più facile essere duri. Se l’amore ha un simbolo, forse non è il cuore di plastica, ma un gesto ripetuto: come una radio accesa nella notte, come una mano che non si ritira.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
