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Quella strana fobia dell’IA

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Se negli ultimi anni avete sentito parlare di intelligenza artificiale (IA) come di un’entità misteriosa pronta a conquistare il mondo, non siete soli. Tra film apocalittici, teorie da bar e gruppi WhatsApp pieni di esperti del “ne so più di te”, l’IA sembra l’ultima nemica pubblica numero uno. Ma, diciamocelo, forse ci stiamo facendo un po’ troppi film. Intanto, l’IA non è altro che un insieme di codici, algoritmi e… un sacco di dati. Insomma, è come quel collega un po’ smemorato che però ricorda tutto, ma proprio tutto, quello che gli dici (e ti fa impazzire). È stata programmata dall’uomo, per l’uomo, e, sorpresa!, non ha intenzione di rubarci il partner o il lavoro. Ma parliamo della paura più classica: “Mi toglierà il lavoro!” L’IA è ottima per velocizzare compiti ripetitivi e non resetta la mente umana facendo lavori al suo posto. E il partner? In realtà, la vera preoccupazione è che l’IA possa diventare la vostra nuova migliore amica, ascoltando senza giudicare (a differenza della suocera). Ma per ora, invece di sottrarvi l’amore, l’IA vi aiuta a scegliere la ricetta migliore per la cena o a ricordarvi che avete una riunione. Quindi, rilassatevi: l’IA non è un mostro, è uno strumento. Se volete davvero temere qualcosa, temete quella tastiera che ancora non avete imparato a usare bene e non chiedete ai giornalisti cosa succederà tra dieci anni, perché un giornalista non è un veggente. 

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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