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Le parole che restano nelle recensioni

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Ci sono parole leggere come piume e parole pesanti come sentenze. Nell’epoca in cui viviamo, una recensione può sembrare o nulla o una manciata di stelle o ancora, un commento distratto dopo un caffè troppo freddo o un sorriso non ricambiato. Eppure, quelle parole restano. Restano nella memoria digitale, incise nelle pagine di Google, nei muri invisibili di TripAdvisor, nelle mappe che guidano i nostri passi prima ancora che il profumo di un piatto lo faccia. Il 98% dei consumatori, dicono le ricerche di BrightLocal (2023), legge le recensioni online prima di fare una scelta. E quasi una persona su due si fida di quelle recensioni quanto si fiderebbe di un amico. Siamo diventati giudici e giuria, tutti, seduti dietro uno schermo, a decidere il destino di un ristorante, di un bar, di una piccola bottega. Come ha scritto Umberto Eco: “I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino.” Ma oggi quelle parole non si disperdono nel fumo e nel rumore. Restano. E fanno rumore più del silenzio. Ci sono recensioni che costruiscono: sono ringraziamenti gentili, occhi che hanno visto il bello e lo restituiscono in forma di gratitudine. Sono stimoli sinceri, come il cliente che scrive: “Ho atteso troppo… ma ne è valsa la pena.” Sono parole che aiutano chi lavora a crescere, a migliorarsi, a non mollare. Ma poi ci sono le altre, quelle scritte con rabbia, con leggerezza, o, peggio, con malizia. Secondo Fakespot e The Washington Post, fino al 30% delle recensioni online può essere falso o manipolato. Scrivono bene per essere pagati e scrivono male per vendicarsi e magari scrivono senza aver mai messo piede nel locale di cui parlano. E un locale, intanto, soffre: una recensione negativa può significare la perdita di clienti, di fiducia, di sonno. Un danno che non si misura in stelle, ma in giorni difficili e incassi mancati. “Con grande potere, arriva grande responsabilità.” Così diceva Stan Lee nei fumetti di Spider-Man. Ed è così anche per noi, perché scrivere una recensione è un atto potente si tratta di mettere per iscritto un giudizio che non si cancella con un colpo di spugna. È far sentire la propria voce, ma anche accettare che quella voce avrà un’eco. Allora fermiamoci un attimo prima di cliccare invio, prima di affilare le parole come lame, chiediamoci: sto dicendo la verità? Sto aiutando o solo sfogando? Perché ogni recensione, quando è onesta, sentita, e scritta con il cuore, diventa un atto d’amore per il mondo che ci ospita. E ogni parola gentile, anche la più piccola, può salvare una giornata, una speranza, un sogno.

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