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La voce del popolo che non raggiunge i mass media

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Sulle due sponde del Mediterraneo i danni del cambiamento climatico si stanno traducendo in alluvioni, frane, coste erose, interruzioni di trasporti e servizi essenziali: non è più “maltempo”, è vulnerabilità strutturale. Dalla Spagna, in questi giorni, arrivano testimonianze che parlano di fiumi fuori controllo e città paralizzate: in Andalusia la borrasca ha fatto alzare rapidamente i livelli dei corsi d’acqua e il Guadalquivir a Córdoba ha raggiunto circa cinque metri, superando ampiamente la soglia di allerta, con evacuazioni precauzionali di famiglie nelle aree più esposte e chiusure di collegamenti; complessivamente, tra Andalusia ed altre zone interessate, le evacuazioni sono state nell’ordine delle migliaia e la viabilità è stata colpita da numerose chiusure, mentre le ferrovie hanno subito stop e rallentamenti a causa di smottamenti e criticità lungo le linee, in un contesto aggravato da vento molto forte. Dalla Sicilia, un amico descrive un’emergenza che non è solo naturale ma anche sociale: spiagge scomparse, turismo in ginocchio, abitazioni senza luce e gas alimentate da generatori provvisori, e timori per la qualità delle acque costiere per via delle fognature rotte che scaricano in mare senza filtri; sul versante dei trasporti, le recenti ondate di mare e i fenomeni intensi hanno già mostrato quanto basti poco per interrompere i collegamenti, con pesanti disagi sulla direttrice ionica tra Messina, Catania e Siracusa e servizi ferroviari fortemente condizionati quando infrastrutture e impianti vengono colpiti da mareggiate e allagamenti. Accanto a queste voci, i numeri aiutano a capire la scala del problema: secondo il rapporto sullo Stato del Clima in Europa, nel 2024 tempeste e alluvioni hanno causato almeno 335 vittime e coinvolto circa 413.000 persone, con danni stimati nell’ordine di 18 miliardi di euro; nello stesso anno quasi un terzo della rete fluviale europea ha raggiunto livelli di piena oltre la soglia “alta” e circa il 12% oltre la soglia “severa”, segno di un continente che sta sperimentando con più frequenza precipitazioni intense e inondazioni estese. Quando le cronache locali raccontano ponti impraticabili, frane che fermano i treni, coste che arretrano e famiglie che vivono al buio, la domanda diventa urgente: quanto ancora chiameremo “emergenza” ciò che ormai è ricorrente, e chi ascolterà davvero queste voci prima che diventino solo statistiche? Servono soldi e c’erano per costruire un ponte che molte criticità, basterebbe sbloccare quei fondi per ricostruire quello di cui veramente abbiamo tutti bisogno, perché la Sicilia è Italia e puntare su di lei è investire sul futuro di tutti.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

 

 

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