di Tiziana Mazzaglia
Viviamo in un mondo in cui lo sguardo dell’altro sembra essere diventato lo specchio più fedele del nostro valore. Eppure, non dovrebbe essere così. Il nostro valore personale è una verità interiore, non una moneta di scambio che si svaluta o si rivaluta in base alle attenzioni, ai giudizi o all’affetto altrui. La psicologia ce lo ricorda con forza. Carl Rogers, uno dei padri dell’approccio centrato sulla persona, diceva: «Quando guardo il mondo, sono pessimista, ma quando guardo le persone, sono ottimista». Rogers insegnava che ogni individuo ha un valore intrinseco, una dignità che prescinde dai successi o dalle relazioni. Non è l’approvazione altrui a definirci, ma il nostro essere autentici. Anche Nathaniel Branden, psicoterapeuta e pioniere dell’autostima, affermava: «Il senso del proprio valore non nasce da ciò che gli altri dicono di noi, ma da come noi ci percepiamo e da quanto siamo coerenti con i nostri valori». Purtroppo, fin da piccoli ci viene insegnato a cercare approvazione: un voto, un applauso, un messaggio che arriva o non arriva. Ma l’autostima sana si costruisce nel silenzio, nelle piccole scelte quotidiane, nel rispetto di sé anche quando nessuno guarda. La verità è che possiamo piacere o deludere, essere amati o ignorati, stimati o sottovalutati. Ma il nostro valore resta. Nessun rifiuto, nessun silenzio o abbandono può davvero cancellarlo. Quando ci sentiamo messi da parte o trattati con freddezza, è facile dubitare di noi stessi. Eppure, come scrive la psicologa Kristin Neff, «essere compassionevoli con noi stessi significa riconoscere che il dolore e la difficoltà fanno parte dell’esperienza umana, non sono un fallimento personale». Ricordiamoci ogni giorno che valiamo per quello che siamo, non per come gli altri decidono di vederci. Rimanere fedeli alla propria essenza è il primo atto d’amore verso se stessi. E il più importante.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
