di Tiziana Mazzaglia
Nel linguaggio poetico dei media il “bacio” tra Venere e Mercurio è in realtà una precisa configurazione astronomica: una congiunzione in cui, visti dalla Terra, i due pianeti appaiono molto vicini nel cielo pur rimanendo lontanissimi nello spazio. Mercurio e Venere, pianeti interni che orbitano più vicino al Sole rispetto alla Terra, si muovono su orbite rapide e inclinate, e a volte le loro traiettorie, proiettate sulla volta celeste, li fanno sembrare quasi a contatto nelle prime luci dell’alba. Il fenomeno si osserva bassissimo sull’orizzonte est/sud-est, in un breve intervallo di tempo in cui il Sole non è ancora sorto ma il cielo comincia a schiarire: Venere brilla come un faro bianchissimo, Mercurio è un puntino più discreto appena sopra di lei, spesso rintracciabile solo con l’aiuto di un binocolo, da usare sempre con prudenza e mai quando il Sole è già sopra l’orizzonte per evitare danni alla vista. Dal punto di vista scientifico, una congiunzione così stretta è un’occasione per verificare le effemeridi planetarie, spiegare la differenza tra vicinanza reale e apparente, introdurre concetti come magnitudine, elongazione, estinzione atmosferica, e mostrare come un evento che sembra romantico nasca in realtà da una geometria rigorosa di orbite, inclinazioni e tempi di rivoluzione. Eppure, al di là dei calcoli e dei modelli matematici, resta sempre lo stesso stupore antico: ogni volta che il cielo mette in scena un incontro raro, l’uomo alza lo sguardo e si scopre ancora una volta irrimediabilmente affascinato da ciò che accade lassù.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
