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di Tiziana Mazzaglia
Ci sono violenze che si travestono da tradizione e cercano rifugio nelle parole “si è sempre fatto così”, ma il corpo di una bambina non è mai un luogo legittimo per la paura degli adulti. Le mutilazioni genitali femminili (MGF) non hanno benefici per la salute e sono riconosciute come violazione dei diritti umani; possono lasciare conseguenze immediate e a lungo termine, fisiche e psicologiche, e spesso diventano un trauma che si trasmette in silenzio, di madre in figlia, di villaggio in diaspora. I numeri più recenti mostrano che il problema non è un residuo del passato: UNICEF ha pubblicato nel 2024 nuove stime globali secondo cui oltre 230 milioni di ragazze e donne vive oggi dopo aver subito MGF, con un aumento del 15% rispetto alle stime diffuse nel 2016 (UNICEF, 2024). UNICEF spiega anche che la maggiore consistenza numerica non significa “più accettazione”, ma spesso il peso combinato di crescita demografica e progressi troppo lenti: quando la popolazione aumenta più in fretta del cambiamento sociale, la conta dei sopravvissuti sale anche se la percentuale in alcuni Paesi può scendere. Questo è il punto che molti esperti sottolineano: non basta la legge se non cambia l’ecosistema di idee che la rende applicabile; e non basta la condanna se non esistono alternative sociali credibili, reti di protezione, servizi di salute sessuale e riproduttiva, sostegno psicologico, formazione degli operatori, e soprattutto un lavoro paziente sulle norme di genere. La “medicalizzazione” non salva: può solo rendere la pratica più invisibile e quindi più difficile da fermare; e il linguaggio della “purezza” o dell’“onore” resta un inganno che scarica sul corpo femminile la gestione del desiderio e della reputazione. Per questo, quando si parla di soluzioni, tornano sempre gli stessi ingredienti: educazione delle ragazze, coinvolgimento degli uomini e delle autorità comunitarie, empowerment economico, e testimonianze di chi ha rotto il cerchio. La poesia di questa giornata sta nel dire una cosa semplice e radicale: la cultura è viva e quindi può cambiare; e ogni volta che una comunità rinuncia a ferire le proprie figlie, non perde identità, la ritrova in una forma più umana.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
