di Tiziana Mazzaglia
C’è un momento, sull’Etna, in cui il silenzio della montagna lascia spazio alla forza della Terra. Prima arriva un leggero tremore, poi il rombo profondo che sembra provenire dalle viscere del pianeta. Infine, una colonna di cenere si alza verso il cielo mentre la lava torna a scorrere lungo i fianchi del vulcano. È uno spettacolo che affascina e intimorisce allo stesso tempo, ma che per i vulcanologi rappresenta soprattutto una straordinaria opportunità di studio. L’attuale attività dell’Etna, infatti, non è una semplice ripetizione di quanto già osservato in passato: presenta caratteristiche che la distinguono dalle eruzioni degli ultimi anni e che stanno attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale. L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, è considerato uno dei laboratori naturali più importanti del pianeta. Da secoli alterna lunghi periodi di relativa quiete a improvvise manifestazioni di energia, ma ogni eruzione racconta una storia diversa. Non esistono due eventi perfettamente identici, perché il comportamento del magma cambia continuamente in base alla sua composizione, alla quantità di gas presenti e alle condizioni dei condotti attraverso cui risale verso la superficie. Questa volta gli strumenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stanno registrando un’attività particolarmente complessa. Non si osservano soltanto le classiche colate di lava, che avanzano lentamente lungo il vulcano, ma anche continue esplosioni, emissioni di cenere e un’intensa attività concentrata nella Voragine, uno dei crateri sommitali che negli ultimi anni ha completamente cambiato volto. A differenza delle spettacolari eruzioni parossistiche del passato, spesso violente ma di breve durata, quella attuale sembra mantenere un’intensità costante nel tempo, quasi come se il vulcano respirasse senza mai fermarsi. Dal punto di vista scientifico, la differenza è tutt’altro che trascurabile. Il magma dell’Etna è prevalentemente basaltico, quindi relativamente fluido, caratteristica che normalmente favorisce colate laviche più che grandi esplosioni. Tuttavia, quando lungo il percorso il magma incontra elevate quantità di gas o trova ostacoli nei condotti, la pressione aumenta fino a provocare violente esplosioni capaci di lanciare nell’atmosfera lapilli, bombe vulcaniche e immense quantità di cenere. Nell’eruzione in corso questi fenomeni sembrano convivere in modo quasi continuo, dando origine a una dinamica molto più articolata rispetto a quella osservata in numerosi episodi recenti. Un altro elemento che incuriosisce gli esperti riguarda proprio la Voragine. Fino a pochi anni fa non era il cratere più attivo dell’Etna, mentre oggi è diventato il protagonista della scena vulcanica. Le continue eruzioni hanno modificato la sua struttura interna, creando un nuovo cono che ha addirittura superato in altezza gli altri crateri sommitali. È la dimostrazione di quanto un vulcano sia un organismo in continua evoluzione: ogni eruzione non cambia soltanto il paesaggio circostante, ma trasforma il vulcano stesso. Gli strumenti di monitoraggio raccontano inoltre un fenomeno insolito. Pur registrando un forte tremore vulcanico, segnale della continua risalita del magma, non si osservano deformazioni particolarmente marcate dell’edificio vulcanico. In molti casi, infatti, l’accumulo di magma provoca un rigonfiamento del terreno, rilevabile con satelliti e reti GPS. Questa volta, invece, il magma sembra trovare percorsi già aperti dalle precedenti eruzioni, riuscendo a raggiungere la superficie senza produrre grandi deformazioni della montagna. Naturalmente le conseguenze non riguardano soltanto il mondo della ricerca. Le colonne di cenere possono raggiungere quote elevate e rappresentano un rischio concreto per il traffico aereo, poiché le minuscole particelle vulcaniche sono in grado di compromettere il funzionamento dei motori degli aeromobili. Per questo motivo il monitoraggio dell’Etna è continuo e coinvolge geologi, vulcanologi, protezione civile e autorità aeronautiche, chiamati a prendere decisioni in tempi rapidi per garantire la sicurezza della popolazione e dei collegamenti. L’Etna continua così a ricordare che la Terra è un pianeta vivo. Sotto quella che appare una montagna immobile si nasconde un sistema complesso, alimentato da enormi energie che modellano il territorio da centinaia di migliaia di anni. Ogni nuova eruzione aggiunge un tassello alla conoscenza scientifica e dimostra quanto sia ancora difficile prevedere con precisione il comportamento di un vulcano. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere l’Etna uno dei luoghi più studiati al mondo: un gigante che, pur essendo osservato giorno e notte da sofisticati strumenti, continua ancora oggi a sorprendere la scienza.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
