di Tiziana Mazzaglia
Lunedì 20 luglio 2026 il personale di AMT Genova ha incrociato le braccia per quattro ore aderendo allo sciopero proclamato da UGL Autoferro. La protesta ha interessato il servizio urbano, quello provinciale e la ferrovia Genova-Casella con servizio sostitutivo. A motivare la mobilitazione non sono state rivendicazioni economiche, ma una richiesta che i lavoratori considerano ormai imprescindibile: poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza. Alla base dello sciopero vi sono i ripetuti episodi di aggressione e violenza subiti da autisti e personale viaggiante, un fenomeno che negli ultimi anni è diventato sempre più frequente e che coinvolge numerose città italiane. Ogni giorno migliaia di conducenti salgono al posto di guida con l’obiettivo di garantire un servizio essenziale alla collettività. Accompagnano studenti verso la scuola, lavoratori verso il proprio impiego, anziani negli spostamenti quotidiani e turisti alla scoperta delle città. Un’attività che dovrebbe svolgersi nella normalità, ma che sempre più spesso viene interrotta da insulti, minacce, sputi e, nei casi più gravi, da vere e proprie aggressioni fisiche. Quello che accade a Genova non rappresenta un episodio isolato. Da nord a sud del Paese le cronache raccontano con sempre maggiore frequenza di autisti costretti a ricorrere alle cure mediche dopo essere stati colpiti da passeggeri esasperati, spesso per motivi apparentemente banali: un ritardo, una fermata non prevista, la richiesta di esibire un titolo di viaggio o il semplice richiamo al rispetto delle regole. Episodi che mettono a rischio non solo l’incolumità dei lavoratori, ma anche quella dei passeggeri presenti a bordo. Secondo le associazioni di categoria e le aziende del trasporto pubblico, negli ultimi anni le aggressioni al personale sono aumentate sensibilmente. Un dato che riflette un clima di crescente tensione sociale e che ha spinto molte aziende a investire in telecamere, cabine protette, pulsanti di emergenza e bodycam. Misure importanti, ma che secondo i sindacati non sono ancora sufficienti a garantire una reale tutela. Il sociologo Zygmunt Bauman descriveva la società contemporanea come una realtà caratterizzata da legami sempre più fragili e da una crescente difficoltà nel gestire le frustrazioni. In un contesto simile, chi rappresenta un’istituzione o un servizio pubblico rischia di diventare il bersaglio della rabbia accumulata. Anche lo psicoanalista Massimo Recalcati ha sottolineato come il progressivo indebolimento del senso del limite e del rispetto delle regole possa favorire comportamenti impulsivi e aggressivi, mentre il filosofo Umberto Galimberti richiama spesso l’attenzione sulla difficoltà, soprattutto nelle società contemporanee, di educare alla gestione delle emozioni e del conflitto. Le testimonianze degli autisti raccontano una realtà fatta anche di paura. C’è chi confessa di iniziare ogni turno chiedendosi se tornerà a casa senza problemi, chi evita di intervenire davanti a comportamenti scorretti per timore di reazioni violente e chi, dopo un’aggressione, fatica a risalire sul mezzo. Una condizione che lascia segni psicologici profondi e che rischia di compromettere la serenità necessaria per svolgere un lavoro che richiede attenzione, responsabilità e sangue freddo. Lo sciopero di Genova diventa così il simbolo di un disagio che supera i confini della città ligure. La sicurezza di un autista non riguarda soltanto il singolo lavoratore, ma l’intera comunità. Quando chi guida un autobus viene aggredito, si interrompe un servizio pubblico, aumenta il senso di insicurezza e si incrina quel rapporto di fiducia che dovrebbe esistere tra cittadini e istituzioni. Garantire condizioni di lavoro sicure significa tutelare non solo i diritti dei lavoratori, ma anche quelli dei passeggeri. Perché un trasporto pubblico efficiente passa inevitabilmente attraverso il rispetto di chi, ogni giorno, con professionalità e senso del dovere, permette a milioni di persone di raggiungere la propria destinazione. È da qui che dovrebbe partire ogni riflessione: dalla consapevolezza che difendere chi serve la collettività significa difendere la qualità della vita di tutti.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
