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di Tiziana Mazzaglia
Viviamo in un’epoca in cui l’aggressività sembra essere diventata una costante nelle nostre vite quotidiane. Dalle strade alle scuole, dai luoghi di lavoro ai social network, si percepisce un aumento della litigiosità, della violenza verbale e fisica, e di comportamenti problematici che minano la coesione sociale e il benessere collettivo. Nel contesto scolastico, la situazione è particolarmente allarmante. Secondo un sondaggio commissionato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato da SWG, l’84% degli intervistati ha dichiarato un incremento delle aggressioni a scuola, sia fisiche che verbali, nei confronti dei docenti e del personale ATA. Particolarmente preoccupante è l’aumento delle aggressioni fisiche da parte dei genitori (84%) e degli studenti (75%). Il rapporto ESPAD®️Italia 2023, condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, evidenzia una ripresa della violenza giovanile nel nostro Paese. Quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, ha partecipato a zuffe o risse nel corso del 2023, pari a circa 990.000 ragazzi. Questo dato rappresenta un aumento di sette punti percentuali rispetto al 2019 (33%). Anche le aggressioni ai docenti sono in aumento. Secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, negli ultimi tre anni scolastici si sono verificati 123 episodi di violenza, coinvolgendo principalmente i docenti. Durante la “Giornata di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico”, il ministro Valditara ha presentato un quadro che invita a riflettere e agire.. La violenza non si limita alle scuole. Secondo il rapporto ESPAD®️Italia 2023, oltre 1 giovane su 10 ha preso parte a episodi di violenza di gruppo, spesso rivolti verso sconosciuti o conoscenti, con il 41% dei casi che ha coinvolto sconosciuti e il 33% conoscenti. Le cause di questo aumento della violenza sono molteplici e complesse. Tra i fattori principali vi sono la crisi economica, la disgregazione del tessuto sociale, la mancanza di riferimenti educativi solidi e l’influenza negativa di alcuni contenuti veicolati dai media e dai social network. Inoltre, la pandemia di COVID-19 ha accentuato le fragilità preesistenti, aumentando l’isolamento sociale e il disagio psicologico, soprattutto tra i giovani. Per affrontare questa emergenza, è necessario un impegno congiunto da parte delle istituzioni, delle famiglie, delle scuole e della società civile. È fondamentale promuovere l’educazione al rispetto, alla tolleranza e alla gestione dei conflitti, rafforzare i servizi di supporto psicologico e sociale, e adottare politiche efficaci di prevenzione e contrasto della violenza. Solo attraverso un’azione collettiva e coordinata sarà possibile invertire questa tendenza e costruire una società più pacifica, inclusiva e solidale.
