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Se Lucrezia Borgia fosse nata oggi

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Se Lucrezia Borgia fosse nata oggi, probabilmente il suo nome comparirebbe ogni giorno sui siti di informazione e sulle pagine dei social network. Ci sarebbe chi la definirebbe la figlia della famiglia più potente d’Italia, chi la trasformerebbe in un simbolo del privilegio, chi le attribuirebbe ogni scelta del padre e dei fratelli. Ogni fotografia sarebbe analizzata, ogni parola interpretata, ogni silenzio riempito di significati che forse non avrebbe mai voluto esprimere. Nel giro di poche ore gli hashtag con il suo nome diventerebbero di tendenza e migliaia di persone, senza averla mai incontrata, sarebbero convinte di sapere chi è davvero. Non sarebbe la prima volta. In fondo è quello che è accaduto oltre cinque secoli fa. Quando si pronuncia il nome di Lucrezia Borgia, l’immaginazione corre subito al veleno, agli intrighi di palazzo, ai delitti e alle congiure. È un’immagine così radicata da sembrare una verità storica. Eppure, quando si sfogliano i documenti e si leggono gli studi degli storici, il ritratto cambia. Molte delle accuse che l’hanno accompagnata nei secoli nascono in un’epoca in cui screditare un avversario era uno strumento di potere. Colpire la reputazione di una famiglia significava indebolirne l’influenza politica e il nome dei Borgia era il bersaglio perfetto. La storia, però, ha una caratteristica curiosa. Le bugie ben raccontate viaggiano spesso più veloci dei fatti e, quando vengono ripetute abbastanza a lungo, finiscono per sembrare vere. È un meccanismo antico che oggi conosciamo molto bene. Cambiano i mezzi, non il comportamento umano. Un tempo erano i fogli manoscritti, le lettere diplomatiche e le voci di corte. Oggi sono i social network, i video di pochi secondi, i titoli costruiti per attirare l’attenzione e le notizie condivise senza essere verificate. La psicologia spiega che il nostro cervello tende a cercare conferme alle idee che si è già costruito. Se una persona viene etichettata come colpevole, ambiziosa o pericolosa, ogni nuovo episodio rischia di essere interpretato attraverso quella lente. È molto più difficile cambiare un’opinione che crearne una. Forse anche Lucrezia Borgia è rimasta intrappolata in questo meccanismo. Più la sua leggenda cresceva, meno spazio rimaneva per la persona reale. Se fosse nata oggi avrebbe probabilmente uno smartphone, un ufficio stampa, forse milioni di persone pronte a seguirla e altrettante pronte ad attaccarla. Potrebbe pubblicare documenti, rispondere alle accuse, raccontare la propria versione dei fatti. Ma sarebbe sufficiente? La velocità con cui si diffonde una notizia è spesso molto superiore a quella necessaria per verificarla e una smentita, quasi sempre, riceve molta meno attenzione della prima accusa. Forse è questo il motivo per cui Lucrezia Borgia continua ad affascinarci. Non perché rappresenti il male assoluto, come per tanto tempo è stato raccontato, ma perché incarna una domanda che riguarda ciascuno di noi: quanto conosciamo davvero una persona e quanto, invece, conosciamo soltanto la storia che altri hanno scritto su di lei? La vicenda di Lucrezia ci ricorda che la reputazione è fragile e che la memoria collettiva non si costruisce soltanto sui fatti, ma anche sulle narrazioni. Per questo il lavoro di chi informa è così importante. Verificare le fonti, distinguere le prove dalle dicerie e avere il coraggio di mettere in discussione ciò che tutti danno per certo non è soltanto un dovere professionale. È un atto di responsabilità verso la verità. Forse, se Lucrezia Borgia fosse nata oggi, non cambierebbe il bisogno di raccontare storie. Cambierebbe soltanto il modo in cui quelle storie vengono diffuse. E il rischio sarebbe lo stesso di cinquecento anni fa: confondere una leggenda con una persona.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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