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Psicologo a scuola: il diritto di essere ascoltati

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Ci sono ragazzi che entrano in classe ogni mattina con lo zaino sulle spalle e un peso molto più difficile da riconoscere. Si siedono al proprio banco, aprono i libri, seguono le spiegazioni e cercano di mantenere il passo con una quotidianità che non sempre riescono ad affrontare serenamente. Alcuni nascondono le proprie fragilità dietro un sorriso, altri si rifugiano nel silenzio, altri ancora manifestano il disagio attraverso comportamenti che vengono interpretati come disinteresse, provocazione o mancanza di volontà. La scuola osserva, valuta, corregge, educa, ma non sempre dispone degli strumenti necessari per comprendere ciò che si nasconde dietro un’insufficienza, un’assenza ripetuta o un improvviso cambiamento di atteggiamento. È proprio in questo spazio, spesso difficile da attraversare, che si inserisce il tema del sostegno psicologico agli studenti, tornato al centro dell’attenzione con la riattivazione, il 15 ottobre 2026, di AscoltaMI, il servizio promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. L’iniziativa rappresenta un tentativo concreto di avvicinare il sostegno psicologico agli adolescenti, ma mette anche in evidenza la distanza che ancora separa la disponibilità di un servizio dalla possibilità di renderlo realmente accessibile a tutti. Il progetto, avviato sperimentalmente il 28 maggio 2026, è rivolto agli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, sia negli istituti statali sia in quelli paritari. Per l’anno scolastico 2026/2027 è previsto un voucher che consente di effettuare fino a cinque incontri individuali in videoconferenza con uno psicologo accreditato. Il primo colloquio dura settanta minuti, mentre i successivi hanno una durata di sessanta minuti. Si tratta di un servizio gratuito di ascolto e consulenza, non di un percorso terapeutico, pensato per intercettare situazioni di fragilità emotiva e relazionale prima che possano aggravarsi. Il Ministero ha destinato al fondo per il sostegno psicologico degli studenti 9,5 milioni di euro per l’anno scolastico 2026/2027, una cifra che testimonia l’attenzione istituzionale verso il problema, ma che deve essere valutata anche alla luce dell’ampiezza della popolazione scolastica e delle condizioni previste per l’accesso. I voucher vengono infatti assegnati in ordine cronologico, fino all’esaurimento delle risorse disponibili a livello regionale. La procedura richiede l’accesso alla Piattaforma Unica, la presentazione della domanda da parte dei genitori o dello studente maggiorenne, la successiva scelta del professionista e la partecipazione agli incontri online. Un percorso organizzato e regolamentato, che tuttavia presuppone la conoscenza dell’iniziativa, la disponibilità degli strumenti digitali e, nel caso dei minorenni, il coinvolgimento della famiglia. È proprio quest’ultimo aspetto a meritare una riflessione particolare. Non tutti gli adolescenti vivono in contesti familiari nei quali il disagio psicologico viene riconosciuto e accolto con la stessa sensibilità. In alcune case parlare di ansia, paura, solitudine o difficoltà emotive è ancora complicato. Il malessere può essere minimizzato, interpretato come una fase passeggera o confuso con la normale inquietudine dell’adolescenza. In altre situazioni sono gli stessi ragazzi a non trovare il coraggio di raccontare ciò che stanno vivendo, temendo di preoccupare i genitori o di essere giudicati. La necessità di passare attraverso una richiesta familiare può quindi rappresentare, per alcuni, un ulteriore ostacolo. Anche la scelta della modalità telematica presenta aspetti differenti. Da un lato permette di raggiungere studenti che vivono in territori nei quali i servizi sono meno facilmente accessibili, riducendo spostamenti e difficoltà organizzative. Dall’altro richiede uno spazio riservato, una connessione adeguata e la possibilità di parlare liberamente senza il timore di essere ascoltati da altre persone presenti in casa. La riservatezza, soprattutto durante l’adolescenza, non è un dettaglio secondario, ma una condizione essenziale per costruire un rapporto di fiducia. Il servizio prevede specifiche garanzie di tutela dei dati personali e le scuole possono consultare soltanto informazioni aggregate e anonime sull’adesione, senza conoscere il contenuto dei colloqui. Rimane però la differenza tra un sostegno accessibile attraverso una piattaforma e la presenza quotidiana di un professionista all’interno dell’ambiente scolastico. Uno psicologo che conosce il contesto educativo può contribuire non soltanto ad ascoltare il singolo studente, ma anche a promuovere attività di prevenzione, a sostenere le relazioni e a collaborare, nel rispetto dei ruoli e della riservatezza, con la comunità scolastica. La necessità di sviluppare servizi più stabili emerge anche dalle iniziative legislative e regionali. Nel Lazio, per esempio, la legge regionale dell’11 febbraio 2026 ha previsto un servizio di psicologia scolastica e la Regione ha successivamente pubblicato un bando da cinque milioni di euro per sostenere l’attivazione e il potenziamento degli sportelli di ascolto. Un intervento che dimostra come il problema sia riconosciuto anche a livello territoriale, ma che evidenzia contemporaneamente la diversità degli strumenti e delle risorse disponibili nelle varie realtà. Il benessere psicologico non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla regione nella quale uno studente vive, dalla capacità della scuola di intercettare finanziamenti o dalla disponibilità economica della famiglia. Esiste inoltre una fascia di studenti che rimane esclusa dalla misura nazionale AscoltaMI per ragioni anagrafiche e scolastiche. Gli alunni della scuola primaria e quelli degli ultimi tre anni della secondaria di secondo grado non rientrano infatti tra i destinatari del voucher, pur potendo attraversare momenti di particolare vulnerabilità. L’adolescenza non termina con il secondo anno delle superiori e le difficoltà emotive non rispettano necessariamente i confini stabiliti dalle misure amministrative. Gli ultimi anni del percorso scolastico possono essere segnati dalla pressione degli esami, dalle aspettative sul futuro, dalla paura di non riuscire a scegliere la propria strada e dalla difficoltà di costruire un’identità autonoma. Allo stesso modo, anche i bambini più piccoli possono manifestare forme di disagio che richiedono attenzione e competenze specifiche. La scuola, nel frattempo, continua a essere uno dei luoghi nei quali queste fragilità diventano più visibili. Gli insegnanti trascorrono molte ore accanto agli studenti e possono cogliere cambiamenti che sfuggono altrove, ma non possono essere chiamati a sostituire professionisti formati per affrontare problematiche psicologiche. Il loro compito educativo comprende l’ascolto, l’osservazione e la capacità di costruire relazioni positive, non la formulazione di diagnosi o la gestione autonoma di situazioni cliniche. Attribuire alla scuola ogni responsabilità senza garantirle risorse adeguate significa rischiare di trasformare un’esigenza collettiva in un ulteriore carico sulle spalle del personale scolastico. Il sostegno psicologico dovrebbe invece inserirsi in una rete capace di collegare famiglie, istituzioni educative, professionisti e servizi sanitari territoriali. In questo quadro, i cinque incontri previsti da AscoltaMI possono rappresentare un primo spazio di ascolto e orientamento, ma non devono essere confusi con una presa in carico continuativa nei casi che richiedono interventi specialistici. La distinzione è fondamentale per evitare aspettative che il servizio, per sua stessa natura, non è destinato a soddisfare. La disponibilità di un colloquio può aiutare un adolescente a riconoscere e raccontare una difficoltà, ma la continuità dell’assistenza dipende anche dalla possibilità di accedere tempestivamente ai servizi competenti. Il valore dell’iniziativa ministeriale risiede dunque nell’aver riconosciuto il bisogno di ascolto come una componente del benessere scolastico, mentre la sfida più impegnativa rimane quella di trasformare interventi sperimentali e finanziamenti specifici in una rete stabile, conosciuta e realmente accessibile. Per misurare l’efficacia del progetto saranno importanti anche i dati sulle domande presentate, sui voucher assegnati, sugli incontri effettivamente svolti e sulle eventuali richieste rimaste senza risposta. Senza questi elementi sarebbe difficile stabilire quanto il servizio riesca a raggiungere gli studenti che ne hanno maggiormente bisogno. Dietro ogni procedura amministrativa, tuttavia, rimane una dimensione umana che nessuna tabella può raccontare completamente. Rimane il ragazzo che vorrebbe trovare le parole per spiegare una paura, la studentessa che affronta in silenzio un periodo difficile, il genitore che si accorge di un cambiamento senza comprenderne la causa, l’insegnante che intuisce una sofferenza ma non possiede gli strumenti per intervenire oltre il proprio ruolo. Sono situazioni diverse, che non devono essere trasformate automaticamente in diagnosi, ma che meritano attenzione prima che il disagio diventi più difficile da affrontare. Una scuola capace di riconoscere il valore della salute psicologica non rinuncia alla propria funzione educativa, ma la rafforza, perché apprendimento e benessere non sono dimensioni completamente separate. La possibilità di essere ascoltati, di sentirsi accolti e di chiedere aiuto senza vergogna contribuisce a creare un ambiente nel quale anche lo studio può trovare condizioni più favorevoli. AscoltaMI rappresenta un passo in questa direzione, ma il diritto all’ascolto non può esaurirsi nella disponibilità temporanea di un voucher o nella rapidità con cui una famiglia riesce a presentare una domanda. Richiede continuità, informazione, risorse, professionalità e una responsabilità condivisa tra le istituzioni. Perché dietro un banco non siede soltanto uno studente da valutare, ma una persona che sta imparando a conoscere se stessa, a convivere con le proprie emozioni e a trovare un posto nel mondo. E una scuola che riesce ad ascoltare anche ciò che non viene detto è una scuola che non si limita a preparare il futuro, ma comincia a prendersene cura nel presente.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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