di Tiziana Mazzaglia
Il caldo non provoca soltanto stanchezza, sete e difficoltà a dormire. Quando le temperature salgono, soprattutto per più giorni consecutivi e senza un sufficiente raffrescamento notturno, l’organismo è costretto a compiere uno sforzo aggiuntivo per mantenere stabile la propria temperatura. A essere particolarmente coinvolti sono il cuore e il sistema circolatorio, chiamati a lavorare di più proprio mentre il corpo perde acqua e sali minerali attraverso il sudore. Per disperdere il calore, i vasi sanguigni della pelle si dilatano e una maggiore quantità di sangue viene diretta verso la superficie corporea. Il cuore deve quindi aumentare il proprio lavoro, mentre la perdita di liquidi può favorire disidratazione, abbassamenti della pressione arteriosa e alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Nelle persone sane questi cambiamenti vengono generalmente compensati, ma per chi soffre di patologie cardiovascolari, diabete o insufficienza renale le conseguenze possono essere più importanti. Secondo l’American Heart Association, l’esposizione a temperature estreme è associata a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari, tra cui infarti, ictus, aritmie e aggravamento dello scompenso cardiaco. Gli effetti possono manifestarsi anche nei giorni successivi all’esposizione. A richiamare l’attenzione sui pericoli delle temperature elevate è anche l’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo le stime riportate dall’OMS, tra il 2000 e il 2019 si sono verificati mediamente circa 489 mila decessi all’anno correlati al caldo, il 36 per cento dei quali in Europa. La mortalità associata alle alte temperature tra gli ultrasessantacinquenni è aumentata di circa l’85 per cento confrontando il periodo 2000-2004 con il periodo 2017-2021. Numeri che dimostrano come il caldo rappresenti un problema di salute pubblica e non soltanto una condizione di disagio stagionale. Particolarmente vulnerabili sono gli anziani, le persone con malattie croniche, chi assume determinate terapie farmacologiche e chi è costretto a trascorrere molte ore all’aperto. Anche la circolazione venosa può risentire delle temperature elevate, con gonfiore alle gambe, pesantezza e peggioramento dei disturbi legati all’insufficienza venosa. Riconoscere i segnali d’allarme e adottare comportamenti adeguati diventa quindi fondamentale, soprattutto durante le ondate di calore. Ma che cosa accade realmente al cuore quando il termometro sale? Quali sintomi non devono essere sottovalutati e quali precauzioni dovrebbero adottare le persone che assumono farmaci cardiovascolari? Ne parliamo con il dottor Enrico Baldi, per comprendere i rischi delle alte temperature e le strategie più efficaci per proteggere la salute del cuore e della circolazione.
1. Dottor Enrico Baldi, che cosa succede concretamente al cuore e alla circolazione quando siamo esposti per molte ore o per più giorni a temperature molto elevate? Quali sono i meccanismi attraverso i quali il caldo può mettere sotto stress il sistema cardiovascolare?
«Quando siamo esposti a temperature elevate, il nostro organismo mette in atto una serie di meccanismi per cercare di mantenere costante la temperatura corporea. Uno dei principali è la vasodilatazione, cioè l’allargamento dei vasi sanguigni, soprattutto a livello della pelle, che permette di disperdere più facilmente il calore. Contemporaneamente aumenta la sudorazione, attraverso la quale perdiamo acqua e sali minerali. Questi meccanismi, se da un lato sono fondamentali per proteggerci dal caldo, dall’altro comportano un maggiore impegno per il sistema cardiovascolare. Il cuore deve infatti aumentare la quantità di sangue che mette in circolo, spesso attraverso un’accelerazione della frequenza cardiaca, mentre la dilatazione dei vasi e la perdita di liquidi possono determinare una riduzione della pressione arteriosa. In una persona giovane e sana questi cambiamenti vengono generalmente compensati senza particolari difficoltà. Il problema si presenta quando l’esposizione al caldo è particolarmente intensa o prolungata, oppure quando il cuore ha già una ridotta capacità di adattamento, come può accadere in presenza di malattie cardiovascolari. Un aspetto particolarmente interessante riguarda le aritmie cardiache. La disidratazione può determinare alterazioni dei livelli di elettroliti, come potassio e magnesio, fondamentali per il corretto funzionamento elettrico del cuore. Queste alterazioni, insieme all’aumento della frequenza cardiaca e all’attivazione del sistema nervoso simpatico, possono favorire la comparsa di aritmie in persone predisposte. Tra queste troviamo la fibrillazione atriale, una delle aritmie più diffuse nella popolazione, soprattutto con l’avanzare dell’età. Nelle persone predisposte, il caldo intenso e la disidratazione possono rappresentare fattori scatenanti di un episodio di fibrillazione atriale oppure favorire una recidiva in chi ne ha già sofferto. È importante sottolineare che il caldo non provoca soltanto un generico senso di affaticamento: nelle persone più vulnerabili può favorire episodi di ipotensione, peggiorare uno scompenso cardiaco preesistente e aumentare il rischio di eventi cardiovascolari acuti. Un aspetto spesso sottovalutato è infine la temperatura notturna. Se durante la notte l’organismo non riesce a raffreddarsi adeguatamente, lo stress cardiovascolare può protrarsi per diversi giorni, rendendo progressivamente più difficile il compenso.»
2. Chi corre i rischi maggiori durante un’ondata di calore e quali sintomi dovrebbero indurci a non attribuire semplicemente un malessere alla temperatura, ma a chiedere una valutazione medica o, nei casi più seri, un intervento urgente?
«Le persone maggiormente a rischio sono sicuramente gli anziani, nei quali i meccanismi di regolazione della temperatura corporea sono meno efficienti e la percezione della sete può essere ridotta. Particolare attenzione deve essere riservata anche a chi soffre di patologie cardiovascolari, come scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica o disturbi del ritmo, ma anche a chi è affetto da diabete o insufficienza renale. Non dobbiamo però pensare che il problema riguardi esclusivamente le persone malate. Anche soggetti giovani e apparentemente sani possono sviluppare disturbi importanti, soprattutto quando svolgono attività fisica intensa o lavorano all’aperto nelle ore più calde. I sintomi più comuni sono stanchezza, debolezza, capogiri, nausea, palpitazioni e sensazione di svenimento. Spesso sono legati alla disidratazione o all’abbassamento della pressione arteriosa e possono migliorare spostandosi in un ambiente fresco e reintegrando i liquidi. È però fondamentale non attribuire automaticamente ogni sintomo al caldo. Un esempio è rappresentato dalle palpitazioni: quando fa molto caldo è normale che il cuore batta un po’ più velocemente, ma la comparsa improvvisa di un battito particolarmente rapido o irregolare, soprattutto se persistente, potrebbe essere il segnale di un’aritmia. La fibrillazione atriale, per esempio, può manifestarsi proprio con la sensazione di cuore che batte in maniera irregolare, talvolta accompagnata da affanno, debolezza o ridotta tolleranza agli sforzi. In alcuni casi, tuttavia, può essere quasi completamente asintomatica. È importante riconoscerla perché, oltre a determinare disturbi della frequenza e del ritmo cardiaco, può aumentare il rischio di ictus cerebrale, rendendo necessaria una valutazione del rischio tromboembolico e dell’eventuale indicazione a una terapia anticoagulante. Per questo motivo, di fronte a palpitazioni nuove o persistenti, soprattutto nelle persone più anziane, è opportuno rivolgersi al medico per una valutazione, che potrà comprendere un elettrocardiogramma. Allo stesso modo, un gonfiore alle gambe che compare o peggiora, soprattutto se accompagnato da difficoltà respiratoria, può essere il segnale di un problema cardiaco. Ci sono poi sintomi che devono essere considerati veri e propri campanelli d’allarme: dolore toracico, difficoltà respiratoria importante, perdita di coscienza, confusione mentale o comparsa improvvisa di difficoltà nel parlare o muovere un arto. In queste situazioni è necessario chiamare immediatamente il Numero Unico dell’Emergenza 1-1-2. Il messaggio che vorrei trasmettere è che il caldo può certamente provocare disturbi transitori e relativamente benigni, ma può anche rappresentare un fattore scatenante di problemi cardiovascolari più seri. La differenza sta soprattutto nel riconoscere tempestivamente i segnali che non devono essere sottovalutati.»
3. Che cosa possiamo fare, nella vita quotidiana, per proteggere cuore e circolazione nei periodi più caldi? E per chi assume farmaci per la pressione o per patologie cardiovascolari ci sono precauzioni particolari da adottare, evitando naturalmente di modificare autonomamente la terapia?
«La prevenzione si basa innanzitutto su alcuni comportamenti semplici, che possono però fare una grande differenza. Il primo è mantenere un’adeguata idratazione, bevendo regolarmente durante la giornata senza aspettare necessariamente di avere sete, soprattutto nelle persone anziane, nelle quali questo stimolo può essere meno efficace. È inoltre importante evitare l’esposizione prolungata al sole nelle ore centrali della giornata, limitare gli sforzi fisici quando le temperature sono particolarmente elevate e cercare di trascorrere almeno alcune ore in ambienti freschi. Anche l’alimentazione ha un ruolo: pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura, possono aiutare a mantenere un corretto equilibrio idrico, mentre è opportuno limitare il consumo di alcolici, che possono favorire la disidratazione e, nelle persone predisposte, anche alcuni disturbi del ritmo cardiaco. Un discorso particolare riguarda chi assume farmaci cardiovascolari. Durante l’estate, infatti, la pressione arteriosa tende spesso ad abbassarsi per effetto della vasodilatazione. Questo fenomeno può sommarsi all’azione dei farmaci antipertensivi e determinare valori pressori eccessivamente bassi, con conseguenti capogiri o svenimenti. Anche i diuretici richiedono particolare attenzione, perché aumentano l’eliminazione di liquidi e, in alcune circostanze, possono favorire disidratazione e alterazioni degli elettroliti. Per questo motivo consiglio ai pazienti che assumono terapie per la pressione o per altre malattie cardiovascolari di controllare più frequentemente i propri valori pressori durante i periodi particolarmente caldi e di confrontarsi con il medico in caso di variazioni significative o comparsa di sintomi. È fondamentale, però, sospendere o modificare i farmaci solamente in accordo con il proprio Medico di fiducia: una terapia che durante l’estate necessita di un aggiustamento deve essere sempre rivalutata, tenendo conto delle condizioni cliniche del singolo paziente. Questo vale anche per chi assume farmaci per il controllo delle aritmie o terapie anticoagulanti. Un’ultima precisazione riguarda i pazienti con scompenso cardiaco, per i quali non è sempre corretto consigliare semplicemente di bere di più. In questi casi l’assunzione di liquidi deve essere personalizzata, perché un eccesso può essere dannoso tanto quanto una disidratazione. In definitiva, il caldo non deve essere vissuto con allarmismo, ma nemmeno sottovalutato. Con alcune attenzioni quotidiane, un’adeguata conoscenza dei segnali d’allarme e una corretta gestione delle terapie, è possibile ridurre significativamente i rischi e affrontare anche i periodi più caldi in maggiore sicurezza.»
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
