di Tiziana Mazzaglia
C’è un dato che dovrebbe farci riflettere più di ogni previsione meteorologica. L’estate è iniziata da pochi giorni e già si contano le prime vittime del caldo estremo. Persone che muoiono mentre lavorano sotto il sole, anziani trovati senza vita nelle proprie case, malori improvvisi sulle spiagge, nei cantieri, per strada. Sono notizie che scorrono veloci nei telegiornali e sulle pagine dei quotidiani. Restano per qualche ora, poi vengono sostituite da un’altra emergenza. Eppure il caldo è una delle emergenze più letali del nostro tempo. A differenza di un terremoto o di un’alluvione, non fa rumore. Non lascia macerie da fotografare. Uccide nel silenzio. Aggrava un cuore già affaticato, mette sotto stress l’apparato respiratorio, disidrata un organismo fragile fino al punto di non ritorno. Molti decessi non riportano nemmeno la parola ‘caldo’ sul certificato di morte: vengono registrati come infarto, ictus, insufficienza respiratoria. Ma dietro quelle diagnosi, troppo spesso, c’è una temperatura che il corpo non è più riuscito a sopportare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni oltre 200.000 persone sono morte in Europa a causa del caldo e gran parte di questi decessi sarebbe stata evitabile con misure di prevenzione più efficaci. Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha stimato oltre 61.000 morti durante l’estate 2022 in Europa. L’Italia è uno dei Paesi più vulnerabili e le analisi europee indicano oltre 3.000 morti attribuibili al caldo ogni anno. C’è un motivo per cui le vittime del caldo sembrano sempre poche. Nella maggior parte dei casi nessuno scriverà mai sul certificato di morte ‘deceduto per il caldo’. La causa ufficiale sarà un infarto, un ictus o un’insufficienza respiratoria, ma il caldo può essere il fattore scatenante. Per questo gli epidemiologi parlano di mortalità in eccesso, confrontando i decessi registrati durante le ondate di calore con quelli attesi in condizioni normali. Durante l’estate del 2003, nelle 21 città italiane monitorate si registrarono 2.222 decessi in più rispetto all’anno precedente nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 15 agosto. Estendendo la stima all’intero Paese, l’eccesso di mortalità tra gli anziani fu di circa 4.175 decessi in appena un mese. Il Lancet Countdown Europe evidenzia inoltre che l’esposizione degli europei alle ondate di calore è aumentata del 254% rispetto al decennio precedente e che la mortalità attribuibile al caldo continua a crescere. Eppure siamo soltanto all’inizio di luglio. Abbiamo davanti ancora due mesi nei quali, statisticamente, si registrano le temperature più elevate dell’anno. Continueremo probabilmente a contare le vittime una per una, come episodi isolati. Ma il vero bilancio, quello che gli epidemiologi calcoleranno a fine estate confrontando i dati della mortalità, potrebbe raccontare una storia molto diversa. Quando sentiamo dire che il caldo ha fatto una vittima, la realtà è che probabilmente ne ha già fatte molte di più. Solo che ancora non lo sappiamo. Perché il caldo non è soltanto una notizia di cronaca. È un’emergenza sanitaria che ogni anno miete migliaia di vittime nel silenzio.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
