di Tiziana Mazzaglia
C’è stato un tempo in cui un medico si sceglieva per la sua esperienza, un veterinario per il passaparola, un farmacista per la fiducia costruita negli anni dietro un bancone. Oggi, invece, sembra che il primo appuntamento avvenga su Instagram o TikTok. Reel, storie, trend e video. Non c’è categoria professionale che sembri esserne immune. Ginecologi, farmacisti, veterinari, psicologi, avvocati: tutti impegnati a rincorrere l’algoritmo. La domanda, però, è inevitabile: siamo sicuri che questa sia la direzione giusta? Comunicare è importante. Fare divulgazione è un servizio prezioso. Spiegare una patologia, chiarire un dubbio, combattere le fake news è un valore aggiunto per la società. Ma la divulgazione è una cosa, la rincorsa alla visibilità è un’altra. Il rischio è che si confondano due piani completamente diversi: la competenza e la popolarità. Un professionista che dedica ore a costruire contenuti perfetti, studiare gli algoritmi e inseguire le tendenze è necessariamente il più preparato? Ovviamente no. Così come un professionista che non pubblica nemmeno una storia non è per questo meno bravo. Eppure i social stanno cambiando anche il modo in cui scegliamo chi ci cura, chi assiste i nostri animali, chi ci consiglia un farmaco o ci segue in un percorso delicato. Sempre più spesso la fiducia nasce dal numero di follower, dalle visualizzazioni o dalla capacità di stare davanti a una telecamera. È un meccanismo pericoloso. Perché gli algoritmi premiano ciò che trattiene l’attenzione, non ciò che è scientificamente più corretto o professionalmente più valido. La sensazione è che, in alcuni casi, la professione rischi di diventare un accessorio della presenza social, quando dovrebbe essere esattamente il contrario. Forse il problema non è che i professionisti siano sui social. Il problema nasce quando sembra che, per essere considerati autorevoli, debbano trasformarsi in creator. Abbiamo davvero bisogno di un ginecologo che sappia montare un reel perfetto o di un veterinario che conosca i segreti dell’algoritmo? Oppure dovremmo tornare a valutare un professionista per ciò che sa fare, per la sua preparazione, la sua esperienza e il rapporto di fiducia che riesce a costruire? Perché il rischio è che un giorno i follower contino più del curriculum. E quello sarebbe un cambiamento che dovrebbe far riflettere tutti. Voi come scegliete un professionista: per quello che pubblica sui social o per la sua reputazione e competenza?
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
