di Tiziana Mazzaglia
Con l’arrivo dell’estate la piscina torna a essere uno dei luoghi simbolo delle vacanze, del divertimento e delle giornate trascorse in famiglia. Eppure, mentre le cronache raccontano incidenti e talvolta tragedie consumate in pochi istanti, emerge una domanda che non può essere liquidata semplicemente con la parola fatalità: quanto sono sicure le piscine nelle quali entrano ogni giorno adulti e bambini e quanti incidenti potrebbero essere evitati attraverso una maggiore prevenzione? I dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità restituiscono un quadro che merita attenzione. Nel biennio 2024-2025 in Italia sono morte per annegamento 604 persone. La maggior parte degli episodi mortali si è verificata in mare e nelle acque interne, mentre 37 decessi sono avvenuti in piscina. Un numero certamente inferiore rispetto a quello relativo agli altri ambienti acquatici, ma che assume un significato particolare perché, secondo l’ISS, proprio nelle piscine le vittime sono principalmente bambini e adolescenti. È osservando i più giovani che il problema diventa ancora più evidente. Un’indagine del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, condotta su cento casi di annegamento fatale nella fascia di età compresa tra 0 e 19 anni verificatisi nel periodo 2019-2023, ha rilevato che il 46 per cento degli episodi analizzati era avvenuto in piscina, principalmente in piscine domestiche. Tra le principali criticità individuate figurano la mancata supervisione e l’assenza di barriere e sistemi di allarme. I dati disponibili sulle piscine confermano quanto i bambini più piccoli rappresentino una categoria particolarmente vulnerabile. L’Istituto Superiore di Sanità segnala che oltre la metà degli annegamenti in piscina coinvolge minori fino a 12 anni e che, nelle piscine domestiche, il 53 per cento delle vittime ha meno di nove anni. Numeri che impongono di riflettere anche sulla percezione del pericolo. Una piscina privata, magari collocata nel giardino di casa, in un residence o all’interno di una struttura turistica, può apparire un ambiente controllato e quindi più sicuro rispetto al mare, a un fiume o a un lago. Ma proprio questa sensazione di sicurezza rischia di determinare un abbassamento del livello di attenzione. Nel caso dei bambini il pericolo può essere ancora più insidioso. L’annegamento non corrisponde necessariamente all’immagine di una persona che grida, si agita e richiama l’attenzione di chi si trova nelle vicinanze. Un bambino piccolo in difficoltà può non riuscire a chiedere aiuto in maniera evidente e l’incidente può evolvere rapidamente. La semplice presenza di un adulto nelle vicinanze, quindi, non equivale necessariamente a una sorveglianza continua ed efficace. La prevenzione assume per questo un ruolo fondamentale. Sorvegliare costantemente i bambini, impedire loro di raggiungere autonomamente la piscina, installare barriere adeguate e sistemi di allarme e rendere inaccessibili scalette o altri dispositivi attraverso i quali un minore potrebbe entrare in acqua sono alcune delle indicazioni richiamate dall’Istituto Superiore di Sanità per ridurre il rischio nelle piscine private. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto le abitazioni. Esistono piscine condominiali, alberghiere, sportive, ricreative e impianti aperti al pubblico. Ambienti differenti per caratteristiche, dimensioni e modalità di gestione, nei quali anche le misure di sicurezza e gli obblighi previsti possono essere diversi. La presenza di una struttura organizzata non dovrebbe quindi indurre l’utente ad abbandonare ogni cautela, così come la prudenza individuale non può sostituire le misure di sicurezza che devono essere adottate da chi gestisce un impianto. Il tema è arrivato anche all’attenzione del legislatore nazionale. Il disegno di legge C.2576, “Legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine”, presentato dal Governo nell’agosto 2025, risulta all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. Il provvedimento nasce con l’obiettivo di definire un quadro organico per le piscine a uso pubblico e privato, affrontando aspetti che riguardano i requisiti di sicurezza e igienico-sanitari, la gestione degli impianti, i controlli e le sanzioni. Particolare attenzione viene dedicata anche alle piscine domestiche e alle misure destinate a impedire l’ingresso involontario in acqua. È importante, tuttavia, distinguere le norme già vigenti dalle disposizioni contenute in un disegno di legge ancora nel suo iter parlamentare: queste ultime non possono essere considerate obblighi già operativi fino alla loro eventuale approvazione definitiva ed entrata in vigore. Il fatto stesso che si sia avvertita l’esigenza di intervenire con una legge quadro nazionale mostra però quanto il tema della sicurezza delle piscine non possa essere ridotto alla sola prudenza del singolo. Esiste poi il capitolo delle responsabilità. Quando si verifica un incidente, le circostanze possono essere profondamente differenti: una piscina privata non è una piscina condominiale, una struttura alberghiera non è un impianto sportivo e una piscina aperta al pubblico pone problematiche diverse rispetto a quella collocata nel giardino di un’abitazione. L’accertamento di eventuali responsabilità richiede quindi la ricostruzione concreta dell’accaduto, la verifica delle condizioni dell’impianto, delle misure di prevenzione adottate e degli obblighi applicabili alla specifica struttura. Quando sono coinvolti bambini, alla sicurezza dell’impianto si aggiunge un elemento imprescindibile: la vigilanza degli adulti. Barriere, sistemi di allarme e dispositivi di protezione possono ridurre il rischio, ma non possono trasformarsi nell’illusione che il pericolo sia stato eliminato. Ed è forse proprio questa la consapevolezza più importante che emerge dai numeri. Il rischio zero non esiste, ma esistono incidenti che possono essere prevenuti. Una piscina non deve diventare un luogo da temere: deve rimanere uno spazio di sport, gioco e divertimento. Perché ciò avvenga servono strutture sicure, regole chiare, controlli, attenzione e una cultura della prevenzione che inizi prima dell’ingresso in acqua. Dietro le statistiche ci sono persone e famiglie. E quando una tragedia può essere evitata, la sicurezza non è un dettaglio tecnico: è parte essenziale del diritto di tutti, e soprattutto dei più piccoli, a vivere l’acqua senza trasformare un momento di svago in un pericolo.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
