di Tiziana Mazzaglia
Terremoti continui, la terra grida, non è più una terra madre già da tanto tempo, anche i suoi frutti ormai stanno finendo, è una madre ferita e stanca e mai rispettata e sempre sfruttata è stanca e nessuno la ascolta veramente.
Nelle ultime ore la Terra è tornata a tremare con forza. Ai Campi Flegrei una violenta scossa di terremoto ha provocato paura, danni agli edifici, feriti e lo sgombero di numerose famiglie. Solo pochi giorni prima era stato il Giappone a vivere un’altra tragedia, con vittime, crolli e migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case. Due scenari lontani tra loro, due popoli diversi, ma la stessa immagine: persone che in pochi secondi vedono cambiare la propria vita. I terremoti sono fenomeni naturali legati alla dinamica della Terra e la scienza ci insegna che non sono causati dal cambiamento climatico o dall’inquinamento. Tuttavia ogni terremoto ci ricorda quanto sia vivo il pianeta sul quale abitiamo e quanto fragile sia la nostra esistenza. È proprio da questa consapevolezza che nasce una riflessione più ampia. Continuiamo a chiamarla Madre Terra, una definizione che richiama protezione, abbondanza e vita. Eppure oggi questa madre appare ferita e stanca. Non perché i terremoti siano il risultato delle azioni dell’uomo, ma perché il peso dell’inquinamento, del consumo di suolo, della deforestazione, dello sfruttamento delle risorse naturali e dei cambiamenti climatici sta modificando profondamente gli equilibri del pianeta. I ghiacciai arretrano, le stagioni diventano meno prevedibili, le ondate di calore sono sempre più frequenti, le siccità mettono in difficoltà agricoltori e allevatori, mentre alluvioni e incendi devastano territori che fino a pochi anni fa sembravano al sicuro. Anche il mare cambia volto: aumenta la temperatura delle acque, cresce il livello degli oceani e molte specie animali e vegetali faticano ad adattarsi. Il suolo, spesso considerato una risorsa inesauribile, perde fertilità a causa dell’erosione, dell’urbanizzazione e dell’uso intensivo. Ogni metro quadrato consumato rappresenta una parte di natura che difficilmente tornerà com’era. L’acqua, che per generazioni abbiamo dato per scontata, diventa un bene sempre più prezioso. In molte aree del mondo milioni di persone devono fare i conti con la scarsità idrica, mentre in altre l’acqua arriva tutta insieme provocando esondazioni e frane. È un equilibrio delicato che si sta incrinando. La Terra continua comunque a offrirci ciò che serve per vivere: aria, acqua, cibo, energia e materie prime. Ma nessuna madre può continuare a dare senza ricevere rispetto. Per troppo tempo abbiamo pensato che il progresso coincidesse soltanto con il consumo, con la crescita senza limiti e con lo sfruttamento delle risorse. Oggi comprendiamo che il vero progresso è riuscire a coniugare sviluppo e tutela dell’ambiente. Non significa fermare la ricerca, la tecnologia o l’economia, ma renderle compatibili con la salvaguardia del pianeta. Ogni gesto quotidiano, dalla riduzione degli sprechi alla tutela del verde, dal risparmio energetico alla scelta di modelli produttivi più sostenibili, può contribuire a costruire un futuro diverso. Le grandi decisioni spettano ai governi e alle istituzioni internazionali, ma anche i cittadini hanno un ruolo fondamentale. Educare al rispetto della natura significa educare al rispetto della vita. Le immagini provenienti da Pozzuoli e dal Giappone ci ricordano che l’uomo, nonostante il progresso tecnologico, resta vulnerabile davanti alla forza della natura. Non possiamo impedire ai terremoti di verificarsi, ma possiamo costruire edifici più sicuri, investire nella prevenzione, nella ricerca scientifica e nella cultura della protezione civile. Allo stesso tempo possiamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente, perché la crisi climatica e il degrado degli ecosistemi sono sfide sulle quali abbiamo responsabilità dirette. Forse la Terra non ci sta punendo. Forse ci sta semplicemente ricordando che esiste un limite oltre il quale nessuna risorsa è infinita. Continuare a chiamarla Madre Terra significa assumersi il dovere di proteggerla. Una madre non si sfrutta fino all’ultimo respiro, si ascolta, si rispetta e si custodisce. Se sapremo farlo, consegneremo alle nuove generazioni un pianeta ancora capace di offrire vita e speranza. Se invece continueremo a ignorare i segnali che arrivano dall’ambiente, rischieremo di lasciare ai nostri figli una madre sempre più ferita e sempre più stanca.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
