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Lettera a un docente depennato dall’algoritmo

di Tiziana Mazzaglia

Caro collega,

questa lettera è per te, che hai passato anni tra le mura scolastiche, tappando buchi, inventando lezioni come si fa con la vita: con quello che c’è. Ti sei adattato, spostato, sacrificato. Hai portato la tua voce, la tua penna e la tua dignità in ogni aula, anche nelle più fredde e dimenticate, con la sola certezza di un contratto a tempo e di una missione senza tempo: insegnare. Ma oggi, un clic ha cancellato la tua presenza. Un algoritmo, cieco, automatico, senza carne né cuore, ha deciso che non bastavi più. Non ha considerato il tuo punteggio, la tua esperienza, le albe passate su treni e autobus, né i nomi dei ragazzi che ancora ti scrivono «prof, mi manca». Ti hanno tolto l’incarico, ma non sei tu a mancare: è la scuola a mancare a se stessa, quando perde chi la ama davvero. Non sei solo. E non sei finito. Perché un algoritmo può tagliare un incarico, ma non può tagliare il valore. Non può cancellare le lettere che hai corretto, gli occhi che hai acceso, le vite che hai sfiorato. E non potrà mai sapere cosa significa dare il pane del sapere mentre si resta a digiuno di diritti. Resisti. E ricorda: non è la scuola che ti ha lasciato. È un sistema che si è dimenticato di essere umano.

Con stima profonda,  

per te che sei ancora insegnante, anche senza cattedra.

Una tua collega, Tiziana Mazzaglia

L’immagine allegata è stata creata con l’intelligenza artificiale.

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