Egregio Ministro dell’Istruzione e del Merito G. Valditara,
Le scrivo a nome di molti docenti, miei colleghi, che da anni, servono la scuola pubblica con impegno, competenza e dedizione. Insegnanti che hanno tappato “buchi” di organico, affrontato classi difficili, percorso chilometri per raggiungere scuole lontane, spesso in condizioni di precarietà, sempre con la speranza di un incarico stabile, di un riconoscimento concreto. Eppure, quest’anno, come già accaduto negli ultimi, l’algoritmo ne ha tagliati fuori tanti. Non per mancanza di punteggio, non per demerito, ma per aver seguito alla lettera le indicazioni del Ministero: scegliere entro luglio fino a 150 scuole secondo un ordine di preferenza. Una richiesta che sembrava ragionevole, ma che si è rivelata un tranello. Perché oggi scopriamo che se l’algoritmo individua un posto compatibile con la nostra classe di concorso, ma in una scuola che non abbiamo inserito, ci depenna. Scompare il nostro nome, come se non esistessimo. E così chi ha più punteggio resta fuori, mentre altri con meno esperienza entrano. L’errore merita correzione, perché ciò che l’algoritmo interpreta come una scelta tecnica si trasforma, nella realtà, in una condanna. È inaccettabile che la mancata indicazione di una scuola venga letta come una rinuncia preventiva e implicita, una sorta di silenziosa autodistruzione professionale. La preferenza non è un rifiuto, ma un diritto. È una richiesta di dignità, non un’automatica autoesclusione. In questo meccanismo freddo e cieco si annida l’ingiustizia più amara: quella che punisce chi ha esperienza, punteggio e passione solo perché ha espresso una preferenza, come gli è stato chiesto. Ministro, correggere è doveroso, perché il silenzio dell’algoritmo oggi si traduce nel silenzio forzato di centinaia di cattedre vuote e vite sospese. La scuola non può e non deve affidarsi a una macchina cieca. La scuola ha bisogno di scelte giuste, di umanità, di una politica che ascolti chi la scuola la vive ogni giorno. I docenti depennati ancora vivono per la scuola, per i ragazzi, per l’Italia.
Resto in attesa, con la speranza che la voce della ragione trovi finalmente ascolto.
Prof.ssa Tiziana Mazzaglia
La foto allegata è stata creata con l’intelligenza artificiale.
