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di Tiziana Mazzaglia
Se si pensa ad Achille Lauro, subito torna in mente un’immagine: abiti eccentrici, piume, tutine trasparenti, occhiali femminili. È lui il simbolo di un’era in cui musica e moda si intrecciano in un dialogo visivo profondo. Ma cosa viene prima? La moda influenza la musica o viceversa? Nei grandi défilé moderni, gli stilisti scelgono musica come colonna sonora di stile: pensate ai brani scelti da Michael Kors, da Carolina Herrera o Tory Burch, proprio per evocare atmosfere e mood inediti. Françoise Hardy testimonia la musica diventata stile: la sua “Tous les Garçons et les Filles” ispirò persino il nome del brand iconico Comme des Garçons. Le canzoni diventano icone fashion Madonna con “Vogue” rese la musica e la danza parte integrante dell’estetica gay, trasformando una canzone in un vero manifesto visuale della moda anni ’90. Ad esempio Achille Lauro non è uno che segue le mode: le crea. Appassionato di moda vera, utilizza la sartorialità come seconda pelle. I suoi look non sono semplici abiti, sono armature sceniche che narrano i suoi brani. Ogni canzone ha un colore, un racconto visivo, un’identità unica sul palco. Dal primo Sanremo col completo di Carlo Pignatelli fino ai look con Gucci firmati Alessandro Michele operati insieme allo stylist Nicolò Cerioni, il suo passaggio da rapper street ad icona genderless ha segnato una rivoluzione visiva. È stato lui a portare in Italia la moda trap: felpe rosa, borse da donna, occhiali femminili da periferia romana. La moda ispira la musica, che a sua volta ispira nuove estetiche culturali. In questo ciclo continuo, artisti come Achille Lauro incarnano quella convergenza che rende ogni canzone non solo un suono ma un’immagine, un costume, un elemento da guardare. Spesso è la moda a fornire ambientazione, suono, ritmo e ispirazione per le canzoni. Ma le canzoni possono plasmare immaginari, stili, codici di comportamento (Vogue di Madonna). E ancora, nel caso di Lauro, musica e moda viaggiano insieme: ogni performance è un look, ogni hit è un manifesto visivo. Passa dal palco come un dandy e resta nella storia come un simbolo. Perché nel mondo contemporaneo, è chi ha stile a dettare il suono, e chi ha suono a definire lo stile.
